PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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Autonomia tra ingenuità, attenzioni, e libertà di essere ciò che si è

Cosa fa un “buon” genitore? Fornisce diversi gradi di autonomia, ai figli, commisurandoli con le capacità raggiunte dai pargoli, rapportandole all’eta’ e al contesto esterno. E monitorando, a distanze variabili, come questi i muovono in termini di autonomia.

Sapendo sempre che dovrà sentirsi un babbione spaventato, un paleontosauro, una/o che non “da” la giusta misura di fiducia.

Va bene così. Certo che è un lavoro che prevede una certa scientificità, che va oltre le doti di autonomia del figlio/a (che pure saranno valutate con cura)

  1. età e sesso
  2. dove il pargolo/a si muove? territori conosciuti o meno?
  3. in gruppo o meno (con coetanei, compagni più piccoli? più grandi?)
  4. in presenza di adulti affidabili o meno, cui delegare una occhiata consapevole
  5. è possibile un monitoraggio a distanza?
  6. c’è la reperibilità telefonica? (in entrata e in uscita)
  7. monitoraggio dei tempi di rientro all’ovile
  8. valutazione del grado di autonomia, della capacità del pargolo/a di saper stare nei contesti, capacità di attenzione ed intuito.

Detto ciò se il pargolo è in realtà una pargola nella fase adolescenza in transizione, i dubbi si affiancano alle procedure di controllo.

E tutto si pervade di una considerazione smarrita, come cavolo si fa spiegare che:

  • “gli altri ” (anche quelli amichevoli) vanno soppesati, esaminando i fattori di rischio,
  • questi stramaledetti dati sulla violenza verso le donne, dicono che questa è in aumento
  • che l’intuito va affinato di continuo, e che ci sono rischi e rischi
  • che tanto il coraggio che la paura vanno esercitati così come l’intelligenza
  • che è fondamentale mettersi alla prova, ma la roulette russa può non essere una bella idea
  • che il corpo è fondamentale per provare piacere, sentirsi vivi, imparare, sperimentare, ma il corpo è anche “tuo” e in quanto tale va trattato. E a parte te nessun’altro saprà esattamente fino a che punto averne cura (tu sei il tuo corpo, non “hai” un corpo)

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Mini post 11 (lagnoso et infastidito) Grazie? De che??

La perla odierna di facebook recita così:
“grazie per avermi donato la cosa + bella della mia vita …. MIO FIGLIO”

Per carità, ne sono convita anche io che le mie figlie siano una delle cose migliori della mia vita, non fosse altro per la fatica intollerabile che mi comporta essere una persona migliore e che cresce, per l’emozione senza fiato di vederle crescere, per lo stupore che smuove un cucciolo, e via discorrendo…

Ma la melassa sentimentale materna mi genera il diabete, oggi!

Abbiamo bisogno, ne parlavo con una amica facebook oggi, di sdoganare il femminile e il materno, anche pubblicamente, dandogli forma, dignità e parola.
Diciamo che l’eccesso di bontà materna non fa onore alla categoria, perché noi mamme coi demoni (rabbia, stanchezze annuali, notti insonni, ormoni ballerini, mariti fatiscenti/sfaticati, frustrazioni, avvilimenti, insomma roba brutta e pesante)…. ci lottiamo cercando di vincere e di uscire indenni dalla battaglia noi stesse e con i nostri figli cresciute e crescendoli….

Si oggi il canino e’ avvelenato!
Con il tempo posterò più urbanamente!