PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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Come glielo spiegate ad una 12 enne che la guerra …

Ne ho discusso, qualcuno mi ha detto che è troppo adulto.

Ma le guerre che i ns figli vedono in tv, le guerre del nostro secolo sono queste, sono figlie dei nostri tempi inquieti… il video dice il resto ….

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Guerriere – un racconto breve

Facevo il corso di formazione di psicomotricità.

In quegli anni, 3 assolutamente magici, ho imparato il corpo e i corpi.

Ho combattuto guerre simboliche, testato la mia aggressività che dialoga con l’altrui.

Ho trovato la mia voce bambina, in mezzo ad altre voci, e mi sono fatta consolare da una amica preziosa.

Ho provato tutte, o quasi, le emozioni nel loro attraversare il corpo e prendere azione, toni, sguardo, consistenza e determinazione … in quel corpo.

Beh .. ho incontrato tantissimi altri corpi, che ruotavano attorno nello stesso spazio e nello stesso tempo, alla ricerca e alla scoperta delle mie stesse scoperte.

Ho fatto e abbiamo fatto, siamo sconfinati uni negli altri, senza perderci e ritrovando in fondo proprio noi stessi.

Un pomeriggio invernale, al solito in palestra, dovevamo suddividerci in 2 gruppi e ognuno a turno, con in mano un bastone (quelli di plastica da psicomotricità) doveva guidare il proprio gruppo contro l’altro. E simbolicamente dimostrarsi più forte e “vincente”.

Non mi ricordo esattemente come sia successo, ma mi sono travata lì, con quel bastone e quella responsabilità (tutta simbolica) di guidare il gruppo, ed essere credibile, fare il mio corpo credibile e forte e convinto, scoprire il mio coraggio che prendeva forza negli altri e la restituiva in un fluire armonioso e privo di parole.

Ciò che non pensavo succedesse era successo. Avevo combattuto l’avversario più ostico, la sfiducia in me stessa, mi ero fusa eppure resa indipendente in quel gruppo. Chiamatela catarsi, chiamatela come volete: una figata, un ricordo che non smette di trasmettermi energia!!!

Da allora sono state varie, e magari anche piccole, le mie prove di coraggio, spesso sono state estemporanee ma sempre

legate alla presenza forte del corpo che sono io:

yoga, free climbing, vacanza in bici in corsica, la nascita e il parto delle due mie figlie ....

Guerriere? forse


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Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani

Link di approfondimento

1. aspetti archeologici

2. alcune guerriere nel cinema

3. le amazzoni secondo wikipedia

4. alcuni dubbi e visioni dalla politica

5. le antiche donne guerriere berbere

6. simone weil la guerriera

7. nell’arte marziale

GUERRIERE di Monica Simionato

(chi è Monica Simionato: “donna, mamma, psicologa ad orientamento sistemico-relazionale. L’incontro con l’educazione l’ha ulteriormente spinta a meticciare e condividere equilibri ed equilibrismi che aiutino a crescere e a far crescere”)

… _ …

Ricordate la pubblicità di quella marca per bambini che NON nominerò, ma che fa giochi, vestiti, passeggini….insomma proprio quella, quella che fa pagare una cifra i giochi che fa produrre in Cina…ecco sì, mi pare proprio quella. Qualche anno fa ha fatto una pubblicità di un passeggino che ritraeva una mamma che si apprestava ad iniziare la sua giornata tra passeggini, pannolini e bebè con una danza maori (haka). Mica con un caffè, un thè, il passaggio dal parrucchiere (come in altre pubblicità per vendere biscotti per la colazione…), né con una mega dose di pappa reale…no, iniziava con una danza rituale e propiziatoria anche piuttosto antica. Come dire il ritratto di una guerriera nella quotidianità.

Quell’immagine mi ha accompagnata abbastanza, anche perché il mio essere mamma è iniziato più o meno nello stesso periodo in cui davano lo spot. Ma cosa è passato? Non certo l’aspetto esteriore né l’esibizione in sé…credo, piuttosto, si tratti di qualcosa che, seppur edulcorato dal linguaggio pubblicitario, riguardi e rimandi ad altro. Il nome del passeggino non lo ricordo, ma la danza maori sì…ma cos’è un “haka”?                   E’ un rituale, una complessa  danza comunicativa che rimanda allo spirito guerriero. E’ un modo per caricarsi e per impressionare, è disciplinata ma anche emozionale. Da Wikipedia: “È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Mmmm.. il guerriero, anzi, in questo caso la guerriera, usa tutto il corpo (occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce..) e, insieme, l’anima…interessante.

Qui emerge una grande differenza tra essere soldato e guerriero. Il soldato si arruola in una gerarchia, in un certo senso si fonde nel “corpo” dell’arma che rappresenta, il guerriero no, rimane un individuo: è richiesta l’anima, inizia un percorso di crescita. In questo viaggio le armi vengono utilizzate principalmente per combattere le parti immature di se stessi e il frutto che si conquista sono le virtù personali, tra cui la consapevolezza. Quindi, viaggiando, si impara.

E il valore aggiunto del femminile? Pur condividendo quanto detto per il guerriero, si aggiunge forse una specificità che credo sia quella di tenere insieme, di riuscire a far coesistere ancora più fronti.

Il personaggio di Bradamante nel “Cavaliere insistente” di Calvino in questo senso è esemplare. Alterna ed utilizza strumenti differenti (come nella danza maori…): meditazione e clausura si accompagnano  a momenti di azione in battaglia … inoltre riesce anche ad innamorarsi, a vivere una passione e a trasformarla in altro nel corso dei capitoli…profondità e leggerezza, insieme…

Come ci insegnano discipline olistiche come lo Yoga: il giorno (Surya è il sole, la vitalità) e la notte (Chandra è la luna, la quiete e l’intuizione)…insieme danno la creatività. Quindi, insieme alla consapevolezza, uno dei frutti che aiutano a “sopravvivere imparando” tra le molteplici sfide è proprio la creatività.

Che non è perdersi nel fare (ah…la condanna del “multitasking”, soprattutto per le donne) ma essere “trasformative”, generare cambiamenti, percorrere opzioni nuove…ma anche costruire ponti e alleanze tra persone, condividere parole nutrienti e silenzi densi di possibilità….

Che ne dite di una danza maori insieme?

« Batti le mani contro le cosce

Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi.

È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
Questo è l’uomo dai lunghi capelli
è colui che ha fatto splendere il sole su di me!
Ancora uno scalino, ancora uno scalino, un altro

fino in alto, IL SOLE SPLENDE! »

Irene A. ha mandato il suo contributo, (una presentazione Power point) … immagini che parlano di donne nel loro essere guerriere.

Per vederla seguite il link …


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libertè fraternitè egalitè

della prima non parliamone nemmeno.

della seconda pure.

della terza colpisco basso, anzi molto basso.

perchè farà male e farà rabbia.

(questo mi commuove sul serio)

poi lasciatemi libera di non sentirmi davvero solidale con un potente insultato sbeffeggato preso a ciabattate e via dicendo fintanto che questi ci faraà capire che si sente uguale e solidale con un bimbo così.

magari si impegna pure in merito …. magari così ….


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questione di sfumature linguistiche: il soldato e il ragazzo


Disclaimer:

non si intende qui esprimere un giudizio a favore o contro la guerra o contro  l’esercito, ‘ché dedicherei all’argomento un post più sostanzioso, in caso. tuttalpiù una riflessione sull’uso delle parole.

Ci sono uomini che hanno scelto di fare, per lavoro, i soldati; non sindachiamo sui se e i ma,  nè sui perchè, non ci attardiamo a formulare giudizi personali o politici.
Restiamo lì, di fronte a gente che ha scelto un preciso ruolo professionale e sociale.
Immaginiamo anche che costoro lo abbiano scelto perché si trattava di un lavoro interessante o di un certo fascino; fare la vita militare. Insomma  lavoratori come lo sono i carabinieri, i vigili del fuoco, o i finanzieri.

Perciò spesso quando si parla dell’esercito italiano si parla di professionisti, gente seria e qualificata, e pagata per un lavoro. Non sono i  più diciottenni d’antan alle prese con il Car e la leva obbligatoria.
Salvo che, poi, quando qualcuno spara addosso loro, come capita da chi va in guerra, diventino “i nostri ragazzi”; insieme a quel “ragazzi” la professionalità e la competenza scompaiono. Di colpo ci si ricorda che mettono a rischio la loro vita e allora sono i figli di tutti, i giovani, i nostri ragazzi.
E perchè quest’uso linguistico non  lo si utilizza per i vigili del fuoco, che ugualmente mettono a
repentaglio vita e salute?  I vigili del fuoco restano professionisti anche nel rischio.
Ecco questo io non lo capisco, ma forse si.
In ogni buon conto sembra un uso volutamente fuorviante e deviato del linguaggio.