PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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Che? Mi sto diventando buddhista?

Stati febbrili (?)
Mettendo in ordine qui e là aumenta la sensazione che amare (le cose, il lavoro, gli amori) sia un fare potentemente connesso con la bellezza. Che sia immettere bellezza. E ogni amare/fare ha una sua bellezza da immettere, vedere, curare, aggiungere, semplificare, riordinare. Per poi sorriderne. E ricominciare.


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Comitatologia

E’ la novità per l’anno del maya, un bel comitato a plusavalore familiare e di coppia per bloccare una mega di discrica di amianto, ad un passo da casa. Abbiamo già raccolto firme, cacerozolato (mi morì anche il pentolino), fatto castagnate, risottate, calcioballilate, riunioni, convegno, comunicati stampa.  Continua a leggere


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Tra SNOQ e #donnexdonne

A Siena c’erano twittamiche vecchie e nuove conoscenze. L’evento l’ho seguito così, ritwittando come potevo, tra le incombenze del week end, tra una occhiata saltuaria alla Timeline e  le faccende della mia allegra famigliola in giardino.

Poi ieri in rete ho trovato qualche retropensiero interessante che provo, in breve ad intrecciare qui, con le mie sensazioni.

E link quindi :

Giovanna Cosenza

Francesca Sanzo

Ipazia(è)vviva

Voci diverse, è indubbio. Inoltre aspetto altre riflessioni che arriveranno da altre amiche, che troverete già forse oggi o nei prossimi giorni (gruppo facebook #donnexdonne) …

La mia sensazione, che corrisponde anche ad una restituzione che spesso mi arriva dalla compagine maschile persone stimate per intelligenza e capacità di analisi critica, è quella che spesso vede le donne a raccontarsi della rete che stanno facendo, ma non riuscire a delineare le prassi che emergono nel costruire rete. E invece è proprio questo lo snodo, raccontare come si progetta, cosa si progetta, quando lo si agisce, lo si verifica .. rende questo modo di fare le cose la possibilità di mostrarla, di proporla, e implementarla anche in altre realtà. Se è vero, e non ho dubbio, che le donne fanno (e non solo sanno fare) è ora che si cimentino anche nel mostrare e insegnare come si fa.

Per questo la rete è sostanziale, tanto per il potenziale di diffusione che rappresenta, quanto per essere un luogo di possibile co-progettazione, di condivisione di informazioni/saperi/progetti.

Ho saputo, via twitter, da due amici: “una direttrice di banca che ha raccontato che le agenzie dirette da donne siano statisticamente più attive/ricche”, e non appena riesco cerco di pubblicare i dati (che uno dei due forse riuscirà a estrapolare e fornire); questo è un modi di capire qual’è lo stile femminile che determina alcuni modi diversi di agire, e diversi esiti. Quali culture soggiaciono, nei luoghi, in cui le donne riescono a portare un diverso contributo al lavoro, alle politiche, alla cultura, agli stili familiari.

Mi sento di condividere una riflessione con Giovanna Cosenza, come nel post citato, “Che molti discorsi – troppi, per i miei gusti – contenessero tante dichiarazioni di principio, slogan, racconti personali e collettivi, ma tutto sommato poche proposte concrete, liste di cose da fare, obiettivi da raggiungere a breve, medio e lungo termine. Negli anni Settanta il movimento femminista italiano vinse – non da solo, assieme ai partiti e agli uomini – su obiettivi concreti come l’aborto e il divorzio. Poi svaporò. Per non fare la stessa fine ci vuole un’agenda di obiettivi precisi e concreti, subito.”

Quindi pensieri e prassi, e condivisione, sono il primo passo.

Aggiungo solo due/tre altre considerazioni, davvero a pelle, sul SNOQSiena mentre seguivo la giornata via twitter ho sentito fastidio quando sono apparse le solite voci della politica (pure apprezzando le singole voci di destra e di sinistra, e l’organizzazione che ha saputo contenere tutti gli interventi entro i 3 minuti; scelta che sento come molto democratica). Ma resta il (mio) bisogno che a raccontare siano ora altre voci, non le stesse, non le solite, che le voci siano più polifoniche; sarà che oramai la rete mi ha abituato/insegnato che il valore delle persone è molto più diffuso, e non sempre corrisponde con i centri di potere.

Infine resta, grazie anche agli articoli citati, la sensazione di una pluralità di voci, che sembra concentrarsi su un punto: occorre passare ad azioni plurali, piccole e grandi, condivise (se non nelle logiche nella capacità di accogliere in un comune orizzonte di senso), in rete e nella propria vita, in piccoli gesti, o nelle manifestazioni, nel lavoro. Qualcosa che non è sempre necessariamente figlio di una regia dall’alto, ma sembra comunque funzionare in modo coordinato, auto organizzato.

E questo “occorre” non indica più qualcosa che si farà, ma qualcosa che è già in azione.

Almeno questo è il mio pensiero.


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nano-perle di saggezza – prospettive intellettuali nello stender calzini

Il mio primo ex (ex molte cose, amore, complice, moroso, fidanzato etc etc) alla fine era una persona pratica  … financo saggia, solo che non lo avevo mai capito.

Ed io ero e resto una gran zuccona: “fai come c***o vuoi che non sbagli mai!!” esclamava a fronte dell’evidente incapacità (mia) di capire o arrendermi.

Così la zucconaggine è proseguita, intonsa, in quel fare come voglio per non sbagliare mai, e ciò in fondo  sembra possa consentire agli altri di mollare il colpo e lasciarmi lì ad arrovellarmi.

Prima ho capito, mentre stendevo i calzini, che non è una strategia niente male.

Non devo stare a batter colpo su colpo, basta la formula magica del  ” fai come come c***o vuoi che non sbagli mai”.

Oggi la prima applicazione. S’ha da capirne il dosaggio!

cArchivio Fotografico - ridere, asino.  fotosearch - cerca  foto, illustrazioni,  immagini e foto  cliparto…


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Guerriere – un racconto breve

Facevo il corso di formazione di psicomotricità.

In quegli anni, 3 assolutamente magici, ho imparato il corpo e i corpi.

Ho combattuto guerre simboliche, testato la mia aggressività che dialoga con l’altrui.

Ho trovato la mia voce bambina, in mezzo ad altre voci, e mi sono fatta consolare da una amica preziosa.

Ho provato tutte, o quasi, le emozioni nel loro attraversare il corpo e prendere azione, toni, sguardo, consistenza e determinazione … in quel corpo.

Beh .. ho incontrato tantissimi altri corpi, che ruotavano attorno nello stesso spazio e nello stesso tempo, alla ricerca e alla scoperta delle mie stesse scoperte.

Ho fatto e abbiamo fatto, siamo sconfinati uni negli altri, senza perderci e ritrovando in fondo proprio noi stessi.

Un pomeriggio invernale, al solito in palestra, dovevamo suddividerci in 2 gruppi e ognuno a turno, con in mano un bastone (quelli di plastica da psicomotricità) doveva guidare il proprio gruppo contro l’altro. E simbolicamente dimostrarsi più forte e “vincente”.

Non mi ricordo esattemente come sia successo, ma mi sono travata lì, con quel bastone e quella responsabilità (tutta simbolica) di guidare il gruppo, ed essere credibile, fare il mio corpo credibile e forte e convinto, scoprire il mio coraggio che prendeva forza negli altri e la restituiva in un fluire armonioso e privo di parole.

Ciò che non pensavo succedesse era successo. Avevo combattuto l’avversario più ostico, la sfiducia in me stessa, mi ero fusa eppure resa indipendente in quel gruppo. Chiamatela catarsi, chiamatela come volete: una figata, un ricordo che non smette di trasmettermi energia!!!

Da allora sono state varie, e magari anche piccole, le mie prove di coraggio, spesso sono state estemporanee ma sempre

legate alla presenza forte del corpo che sono io:

yoga, free climbing, vacanza in bici in corsica, la nascita e il parto delle due mie figlie ....

Guerriere? forse


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Fatti e ri-fatti

Palestra.

La tremenda.

Ivano Vitali - Installazione di bambole rotte. 1978

Il luogo, anzi il Tempio dei Corpi.

ore 13.00 c.a.

La solita folla di signore, età media 35/50.

Alcune oggettivamente catalogabili nella serie “45enni molto glamour-sexi-modaiole”. Indubbiamente molto “fighe”, del genere attrice-velina agee.

(Lasciamo perdere la 63enne cyborg, fisico da 24enne palestrata, splendidi zigomi, faccia e corpo da urlo; solo le mani nodose, la non compattezza della pelle e .. il passo non più elastico – come quello dei 24 anni – denunciano la longa manus del chiururgo. E’ il mito della palestra. Inquietante e grottesca. Un archetipo della dea, vivente e ricostruita, reincorporata. Ci si chiede se abbia anche re-integrato le doti magiche, spirituali e soprannaturali)

Cosa si dice nel Tempio del Corpo?

INTRO cosa ci si è rifatte, ma ci sono “ritocchini” non  troppo invasivi, cose appena accennate, basta poco, (….) [¡¡¡????]

CUORE del discorso … il caso di cronaca recente, come è possibile che il professore non si sia accorto che stavano abusando di una alunna in classe … ma cosa stava guardando, come ha fatto a non vedere??

FINALE e nelle discoteche i giovani si “fanno” tutti, lo dice la più giovane -32 enne -! E’ che quando ci è andata lei .. e non si ballava nemmeno il latino americano … i ragazzi non stavano nemmeno in piedi (la droga .. e l’alcol)

e  lì fuori ci sono i genitori a prenderli in auto, (inconsapevoli)

ma lì, lì dentro se ne fanno di ogni, sono tutti fatti!!!

Ma i genitori come li educano???

THE END … è colpa dei genitori se i figli fanno cose così sbagliate. Hanno tutto. I figli.

(gli Altri, i Genitori sono sempre altro, sono loro mai NOI. Insomma i genitori sono la categoria alla quale le signore non appartengono pure avendo citato – precedentemente – i malanni stagionali dei virgulti che hanno generato, e quindi avendo mostrato che in realtà sono madri) Bho?

Allora, in fin della fiera, non capisco più cosa diavolo sia esser fatti e ri-fatti, e che nessi ci siano nella serie di ragionamenti che ho ascoltato, e peraltro trascritti più o meno fedelmente.

Nel Tempio mi rinfilo nell’iphone, che almeno lì ascolto roba di qualità.

Cafè Penguin orchestra – music for a found armonium


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considerazioni sparse: ancora sulla questione donne-corpo-trasformazioni.

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foto uno la modella cade dai tacchi troppo alti

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foto due le gambe della modella

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foto tre trattasi di abbigliamento da giornata estiva e non lingerie

Il mio esercizio di calma olimpica non dà sempre grandi risultati, però nel farlo mi sono detta che: “di alcune cose voglio trovare il positivo”, o almeno un senso di maggiore complessità.

Detto – fatto? No!

Come era prevedibile. Già le foto che ho trovato anzi scelto, parlano di corpi trattati male: troppo tacco, troppo magro e troppa nudità populistica (andateci voi uomini in ufficio conciati così, e vedrete cosa ne esce).

Tra una chirurgia estetica e un tatuaggio  … preferisco il tatuaggio. Perchè attinge ad un piano simbolico culturale storicamente più complesso:

si tatuavano i marinai, e i galeotti (appartenenza e provocazione), si tatuano alcuni popoli (dannata esterofilia e simpatia estrema per l’antropologia), indicano simboli, valori, veicolano messaggi, sono fattibili in più parti del corpo, si può scegliere di farli evidenti oppure nascosti, visibili sono in alcuni momenti o da alcune persone.

Mi chiedo se un seno rifatto possa tematizzare questa complessità, forse magari in futuro, ma oggi?

Il seno nuovo è uno status simbol economico, un indicatore di femminilità usabile, fruibile ed esposta, un preannunciare una disponibilità (vera o fittizia all’amplesso), sembra sinonimo di una femminilità fragile ed insicura che si deve adattare a canoni che obbligano allo strazio delle carni. In anestesia totale non si sente nulla ma farsi scucire e ricucire il corpo è una violazione profonda. Mi chiedo come ci si adatta ad una mutazione del corpo indotta, sia esso naso, bocca, occhi, seno, glutei e via dicendo? Non è una mutazione lunga e data dal tempo e dalla fatica, non è una dieta, un lungo lavoro di scolpire il corpo facendo sport. E’ un imprmptu. Prima eri un corpo così e poi sei diverso.

Allora che bisogno abbiamo che le trasformazioni dei corpi siano fatte così, non basta la natura con i suoi segni, le rughe, le cicatrici e i nei? I maghi della chirurgia esetetica costruiscono corpi irreali, in due ore. Questa è davvero una magia.

Alla quale questa società sembra non poterei più rinunciare. Le donne giovanissime o vecchie cercano una misura che le renda omogenee tra loro, una stessa età per tutte, lo stesso naso, gli stessi seni (ammettiamolo nella forma la natura è più variata, il silicone quante forme offre 10_100_1000?), stesso modello di glutei, o di disposizione del pannicolo adiposo.

Trovo strano che da un lato ci sia una pressione così forte a dominare il corpo nelle forme, ma affidando tale dominio ad un altro che ti taglierà, ricucirà, mentre tu sei abbandonato al sonno dell’anestesia totale. (Io ho provato un paio di anestesie totali, e ho scoperto che il mio corpo rifiuta ad un abbandono così forte alla chimica, ad un sonno che non è dolce come quello della notte, ma è escisso alla vita, e al pensiero, e al sentire. La cosa più estraneante da me che ho provato). Ma come mai il dominio di me è fatto abbandonandosi totalmente alla chimica e alla chirurgia?

Perchè non sono vivo e partecipe, perchè non mi domino facendo una attività che lasci il segno sul/nel mondo?

Ma come? Esercito il mio esistere e il mio dominio su me stesso in una pratica che sconfina con l’automutilazione?

Il fatto di essere donne così, ossia il fatto che la maggior  parte di operazioni di chirurgia estetica sia richiesto da donne, è casuale?

E tanto più il vissuto di impotenza sul mondo è maggiore tanto più crescono le mutilazioni? (mutilazioni: io proprio le vorrei chiamare così).

Per chi non lo avesse ancora visto: il corpo delle donne