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La minina e l’asilo .. o la mamma e l’asilo??

Stamattina, dopo una settimana di malattia, la minina è tornata alla scuola dell’infanzia. Cioè noi ce la abbiamo riaccompagnata.

Ha protestato il giusto al momento della sveglia, della colazione, della svestizione dal pigiamino.

Poi arrivata lì è andata volentieri nelle braccia della maestra M., mentre il compagno A. cercava di regalarle una micro racchetta da tennis, rosa.

 

Però oggi mi sono sentita una mamma-mamma, alla faccia della razionalità che mi consiglia quanto sia “sano” per E. andare a giocare tra i bimbi, per quelle 4 ore al giorno, mangiare con i coetanei, cantare e saltare  … (l’attività didattica della sezione “primavera” è ancora piuttosto soft).

E “so” quanto questo le offra qualcosa in più dello stare in casa con me, alle prese con il lavoro su pc, o con le nonne. Anche perché lei comunque fa questa esperienza con mamme e vari nonni in altri giorni e altri momenti della giornata.

Eppure, eppure, eppure come faccio, io pure assidua assertrice del valore dei nidi (anche se in dosi omeopatiche) e della scuola materna, a sentire stonare qualche nota …?

Oggi sentivo come pesante la nostra vita istituzionalizzata, si va a scuola dai due anni ai 25 circa, con casi di persone che studiano ancora a 44 anni (io e un paio di amiche) e anche oltre.

Oggi avrei voluto per E. una vita più antica fatta di prati e cortile, di amici e ore annoiate, di corse e campi, di mille età mescolate con allegria e dispetti, fastidi, liti e amicizie …

Oggi forse è un problema solo mio. Ed è un problema non risolvibile. Non ci sono alternative, questo è lo spazio che le spetta. Starà poi a lei e a noi, riempirlo più creativamente ….

 

 

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La puzza

Porto minina al paesotto vicino, c’è il mercato.

C’è un mio cliente, alcuni clienti del mio compagno, la farmacia dove abbiamo preso tutto il latte bio per lei (più ciucci e ammennicoli infantili affini), ci andiamo per la banca, insomma per 1001 incombenze. …

Ma in auto la Minina mi folgora con una frase …

“sai, minina,  che stiamo andando a XXJJKKYY, al mercato”

mi risponde: “puzza”.

 

Già è la cosa che più folgora un infante, la puzza della mega, iper, ultra, stra, maxi reffineria che ci fa compagnia, con le sue torri fiammeggianti la notte (tipo l’occhio di Mordor).

Brava minina, a riportarmi con i piedi a terra.

E’ vero ci puoi trovare ogni ben di dio, in quel posto. Ma il paesotto …PUZZA!


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Notizie dal fronte: la sezione primavera ..

Allora il 3 novembre la piccola inizia con la sezione primavera, ovvero una via di mezzo tra asilo nido e materna (fascia 2-3 anni) , collocata nella scuola materna.

Una robina ben progettata, pochi bimbi, due maestre, una aula dedicata, un progetto mirato.

Parte perché, evidentemente, la direzione didattica investe in modo lungimirante sul nostro futuro,ossia su quello dei nostri figli.

O perché evidentemente, a qualcuno interessa la scuola, l’istruzione, la cultura e lo studio; interessa pure sapendo di rischiare.

La sezione parte perché il MINISTERO ha deciso di pagare le spettanze dell’anno scorso per questi progetti, il che fa ben sperare che alla fine … tra un anno verrà pagato anche questo investimento.

Questo a grandi linee quanto pare stia succedendo, e quanto mi dicono alcuni del settore.

Quindi il nostro fronte, per fortuna si giova di una scuola (locale) che ha ancora voglia di fare scuola.

Grazie a loro.

il ministro, abbiate pazienza, non lo ringrazio ….

(pare sia impegnata a giocare con le bandierine verdi e rosse, i buoni e i cattivi …)


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Dei terribili 2 anni, della fase “mio-mio-mio” e degli status symbol…

Con la figlia grande e’ andata bene, dico la fase del “mio mio mio mio”, ne siamo usciti indenni, e’ passata senza lasciare strascico e senza nemmeno farsi notare.
Chissà!

La minina invece deve aver preso la forma più virulenta di “mio-mio-mio-mio-mio”, e si va sfinimento degli eventuali amiche/amichetti (rigorosamente coetanei – con i bimbi più grandi non funziona – quelli si guardano con ammirazione) … E a quel punto anche l’inconsueto diventa proprietà!
La fantasia proprietaria si estende a cose-persone-animali-piante-concetti propri e soprattutto altrui.

Ma si capisce anche che oltre ad essere una fase di scoperta dei confini tra se e il mondo, gli oggetti, le relazioni, gli affetti, le distanze, oltre ad essere una sorta di fase matematica/geometrica della conoscenza(ahhhhh finira’???!!!) c’e’ dell’altro.
Il ragionamento nasce dal grande pensiero “pedagogico ” materno e paterno: si capisce che talvolta si tratta di una modalità di apprendimento per via imitativa: la minina vuole ciò che si può o potrebbe fare con quell’oggetto.

L’altro fa cose interessanti per via dell’oggetto che ha, o potrebbe farle con quell oggetto. E quello che vorrebbe la minina, pargoletta vivace-esplorativa-curiosa, e’ una nuova possibilità di godere nell’avere nuove cose da fare.

Lo so, non abbiamo inventato nulla, e lo dicono i libri: imitare e’ un modo di imparare dagli altri, e paradossalmente possedere un oggetto che permette di “fare” azioni interessanti, invoglia ad avere quell’oggetto. Anche se non si sara’ in grado di usarlo, o di riprodurre qulla azione.

E’ il principio che guida gli acquisti, che guida i meccanismi pubblicitari, che induce a comperare per assomigliare agli altri.
E’ quella faccenda degli status symbol, insomma; fare finta di essere (come) gli altri, e suo peggio imitare invidiandoli, oppure -se e quando va meglio- emulando modi di essere positivi, per imparare e crescere.

E’ difficile non fare come una duenne, lo si vede nei centri commerciali, lo facciamo tutti, anche volendo essere accorti, intelligenti e consumatori responsabili. E, le strategie di vendita più spinte sollecitano proprio quel “mio-mio-mio-mio” infantile….
Insomma non ci aiutano a crescere ma a volere per avere. Punto.
Paradossalmente la ricerca di noi stessi, effettuata imitando le “cose” belle che vediamo negli altri, finisce per renderci cloni degli altri, procurandoci identità fittizie.

La minina crescerà ….


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Liguria: mare e figlie

Siamo al mare, nel luogo che mi sento “casa” da tutta la vita, luogo di affetti familari, profumi e ricordi: del sole intenso che filtra dalle persiane, bussa sugli occhi, del mare blu intravisto dal balcone, nel fresco del mattino.

E’ la prima vacanza del tutto sola e senza benefit di zie e nonne, per una logistica vivibile per la grande e la minima.

Come al solito viaggio, con loro, su due velocità e in due pianeti differenti. Ormai lo so, e stanchezza a parte, ci sono abituata.
Ma allo sparlar di una bimba (la mia piccola) non ci sono abituata.
Come già detto la grande e’ una “tizia” tranquilla e ubbidiente, che ha sempre generato complimenti sul buon carattere, sulla sua educazione, sul carattere pacato e sereno. Non e’ merito materno, e’ fatta così!!

La piccola che peraltro e’ anche dotata di un carattere anche più allegro e socievole, curiosa di scoprire il mondo e gli umani che lo abitano, di esplorarlo in ogni sua dimensione … e’ dotata anche di una notevolissima determinazione.
Cioe’ ai no si arrabbia, urla strepita svincola si getta a terra.
Questione di volontà durissima da smantellare, e di forza di volontà pronta alla battaglia con i genitori!

Cosa c’è di più attraente di un budello ligure, dotato di infinite file di cavallucci, moto, draghi, macchine, trenini, trattori che si animano a suon di 50 cent??
Si fa un giro e poi la “brava” madre estrae dal mezzo la piccola, convinta della necessita’ di acquistare costume bagno – cibi per cena – andare in spiagga.
Ma la piccola si lancia in una scenata madre …. Ehilà mica sono abituata a cotanta virulenza infantile, e nonostante i vari tentativi la scena prosegue, ed io ingoi la riprovazione sociale, cosa mai sperimentata prima di oggi:
A. Bambina viziata
B. Mamma che vizia
C. Bambina insoddisfatta
D. Mamma castrante
E. Varie ed eventuali
Una di queste opzioni a scelta o tutte mi mixate assieme, mi si rovesciano addosso.
Insomma tra nonni impietositi e compassionevoli, e genitori disapprovanti, ma almeno silenti appare lo ” stro****to” : il giovane padre virtuoso, che accanto a me dichiara – in modo assai “pubblico” e serpentesco (stupido padre aspide) alla soave pargola su passeggino:
“ecco tu non diventare come quella bimba!!!”.

E’ che ero impegnata a contener la piccina, altrimenti credo che lo avrei affrontato in singolar tenzone….

In 12 anni di onorata maternità, uno stronzo maleducato così non lo avevo mai incontrato…

Credo che con la piccola capiterà ancora: siatene avvisati!

Post disclaimer.. Quando ce vo’ .. Ce vo’ = il turpiloquio.


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Cose orribili e marchelle. Ovvero ciò che i genitori raccontan dei pargoli per anni ed anni …

C’era una volta la deliziosa E., piccola tendetta e dotata di una intera nuvola di capelli ricci, issati sulla testa; alla domenica si incontrava con la scintillante amichetta A. bella, bionda e riccia come un in quadro rinascimentale.

Voi, già ve le immaginate sedute sul tappetone, le piccole teste ravvicinate, i capelli ricci, i visetti angelici; sono appena tornate dalla piscina, (simpatica attività domenicale e paterna).

Una giornata dedita ai bagnetti, al pranzo con gli amici, e ai teneri giochi infantili.

Ma l’aneddoto grazie al quale la famiglia, additerà per anni , anzi milllenni, le due pargolette (almeno quella in nostra proprietà) è  ….. questo…..!
Zitte zitte le due, s’allontanano dagli occhi bovini e pasciuti dei grandi, intenti a chiacchiere varie, di cui certo poi si pentiranno …dico i grandi .. delle loro vane chiacchere!
In lontananza sentono un rumore di sabbia, smossa e agitata, ma le bimbe restano silenti, non litigano, forse parlottano. I grandi restan sicuri.
Dopo 5 Minuti, una delle due, ritorna al desco lamentando fastidio agli occhi; la ricerca della correa rivela il misfatto.
Il contenuto della cassetta delle gatte, sabbia più deiezioni varie, giace sparso sul pavimento della stanza, e la botticelliana E. sorride agli adulti, cercando conferma e lodi.
Pare il gioco sia stato piacevole.
Si risparmiano dettagli infimi.
C’era una volta …