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Dei terribili 2 anni, della fase “mio-mio-mio” e degli status symbol…

Con la figlia grande e’ andata bene, dico la fase del “mio mio mio mio”, ne siamo usciti indenni, e’ passata senza lasciare strascico e senza nemmeno farsi notare.
Chissà!

La minina invece deve aver preso la forma più virulenta di “mio-mio-mio-mio-mio”, e si va sfinimento degli eventuali amiche/amichetti (rigorosamente coetanei – con i bimbi più grandi non funziona – quelli si guardano con ammirazione) … E a quel punto anche l’inconsueto diventa proprietà!
La fantasia proprietaria si estende a cose-persone-animali-piante-concetti propri e soprattutto altrui.

Ma si capisce anche che oltre ad essere una fase di scoperta dei confini tra se e il mondo, gli oggetti, le relazioni, gli affetti, le distanze, oltre ad essere una sorta di fase matematica/geometrica della conoscenza(ahhhhh finira’???!!!) c’e’ dell’altro.
Il ragionamento nasce dal grande pensiero “pedagogico ” materno e paterno: si capisce che talvolta si tratta di una modalità di apprendimento per via imitativa: la minina vuole ciò che si può o potrebbe fare con quell’oggetto.

L’altro fa cose interessanti per via dell’oggetto che ha, o potrebbe farle con quell oggetto. E quello che vorrebbe la minina, pargoletta vivace-esplorativa-curiosa, e’ una nuova possibilità di godere nell’avere nuove cose da fare.

Lo so, non abbiamo inventato nulla, e lo dicono i libri: imitare e’ un modo di imparare dagli altri, e paradossalmente possedere un oggetto che permette di “fare” azioni interessanti, invoglia ad avere quell’oggetto. Anche se non si sara’ in grado di usarlo, o di riprodurre qulla azione.

E’ il principio che guida gli acquisti, che guida i meccanismi pubblicitari, che induce a comperare per assomigliare agli altri.
E’ quella faccenda degli status symbol, insomma; fare finta di essere (come) gli altri, e suo peggio imitare invidiandoli, oppure -se e quando va meglio- emulando modi di essere positivi, per imparare e crescere.

E’ difficile non fare come una duenne, lo si vede nei centri commerciali, lo facciamo tutti, anche volendo essere accorti, intelligenti e consumatori responsabili. E, le strategie di vendita più spinte sollecitano proprio quel “mio-mio-mio-mio” infantile….
Insomma non ci aiutano a crescere ma a volere per avere. Punto.
Paradossalmente la ricerca di noi stessi, effettuata imitando le “cose” belle che vediamo negli altri, finisce per renderci cloni degli altri, procurandoci identità fittizie.

La minina crescerà ….


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Liguria: mare e figlie

Siamo al mare, nel luogo che mi sento “casa” da tutta la vita, luogo di affetti familari, profumi e ricordi: del sole intenso che filtra dalle persiane, bussa sugli occhi, del mare blu intravisto dal balcone, nel fresco del mattino.

E’ la prima vacanza del tutto sola e senza benefit di zie e nonne, per una logistica vivibile per la grande e la minima.

Come al solito viaggio, con loro, su due velocità e in due pianeti differenti. Ormai lo so, e stanchezza a parte, ci sono abituata.
Ma allo sparlar di una bimba (la mia piccola) non ci sono abituata.
Come già detto la grande e’ una “tizia” tranquilla e ubbidiente, che ha sempre generato complimenti sul buon carattere, sulla sua educazione, sul carattere pacato e sereno. Non e’ merito materno, e’ fatta così!!

La piccola che peraltro e’ anche dotata di un carattere anche più allegro e socievole, curiosa di scoprire il mondo e gli umani che lo abitano, di esplorarlo in ogni sua dimensione … e’ dotata anche di una notevolissima determinazione.
Cioe’ ai no si arrabbia, urla strepita svincola si getta a terra.
Questione di volontà durissima da smantellare, e di forza di volontà pronta alla battaglia con i genitori!

Cosa c’è di più attraente di un budello ligure, dotato di infinite file di cavallucci, moto, draghi, macchine, trenini, trattori che si animano a suon di 50 cent??
Si fa un giro e poi la “brava” madre estrae dal mezzo la piccola, convinta della necessita’ di acquistare costume bagno – cibi per cena – andare in spiagga.
Ma la piccola si lancia in una scenata madre …. Ehilà mica sono abituata a cotanta virulenza infantile, e nonostante i vari tentativi la scena prosegue, ed io ingoi la riprovazione sociale, cosa mai sperimentata prima di oggi:
A. Bambina viziata
B. Mamma che vizia
C. Bambina insoddisfatta
D. Mamma castrante
E. Varie ed eventuali
Una di queste opzioni a scelta o tutte mi mixate assieme, mi si rovesciano addosso.
Insomma tra nonni impietositi e compassionevoli, e genitori disapprovanti, ma almeno silenti appare lo ” stro****to” : il giovane padre virtuoso, che accanto a me dichiara – in modo assai “pubblico” e serpentesco (stupido padre aspide) alla soave pargola su passeggino:
“ecco tu non diventare come quella bimba!!!”.

E’ che ero impegnata a contener la piccina, altrimenti credo che lo avrei affrontato in singolar tenzone….

In 12 anni di onorata maternità, uno stronzo maleducato così non lo avevo mai incontrato…

Credo che con la piccola capiterà ancora: siatene avvisati!

Post disclaimer.. Quando ce vo’ .. Ce vo’ = il turpiloquio.