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dialetto

ho studiato, lo giuro, l’inglese 3 anni alle medie, 5 alle superiori, 1 all’università (superando l’esame al primo colpo).
ammetto la colpa di non aver dedicato del tempo alla lettura quotidiana dei giornali, almeno quelli, in inglese …
peraltro, senza averlo studiato, riesco a leggere più agevolmente un giornale in francese o opzionalmente in spagnolo.
così da quando bazzico il blog e l’html, il css e alcuni manualetti d’uso di ammennicoli tecnologici comprendo meglio la mia grande lacuna, e pertanto, dove posso,  shifto e leggo lingue più a me consone.
ultimamente mi sforzo anche di comprendere l’astruso dialetto parlato nel micropaese in cui mi trovo a vivere.
ma mi chiedo l’utilità di insegnarlo a scuola, visto che i bimbi spesso lo imparano dai nonni ed in casa e tanto occorrerà in caso nella loro vita, e mi chiedo pure se non sarebbe meglio insegnare l’inglese e verificare che resti ben piantato nella testa degli studenti …
insegnarlo così tanto che detti bambini, come dice vincenzo cerami sull’unità di ieri, possano realmente  proiettarsi sul” loro futuro concreto, di cittadini nel mondo” …
siamo come al solito all’ennesimo mono pensiero. 
monopensiero fuoriuscito dal mono neurone che alcuni politici,  peraltro usano, come un libro nel bookcrossing … prestandoselo l’un con l’altro.