PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


Lascia un commento

Gli amici di … Bob

E loro sono amici miei 🙂

Annunci


Lascia un commento

Shine on you crazy diamond

Quando diventi grande ringrazi di essere uscita dal lungo tunnel dell’adolescenza, dall’incertezza, dalla fragilità di essere sempre senza sicurezze e senza pelle. E ringrazi che qualcuno/qualcosa, invece, allora abbia impresso indelebilmente nella tua vita cose come questa. Un tatuaggio musicale che rivolta il cervello e lo stomaco, quasi come se a passare fossero stati milioni di anni, e secondi insieme. Eppure sei ancora lì.

Remember when you were young

You shone like the sun.

Shine on you crazy diamond.

Now there’s a look in your eyes

Like black holes in the sky.

Shine on you crazy diamond

You were caught on the cross fire of childhood and stardom,

Blown on the steel breeze.

Come on you target for faraway laughter

Come on you stranger, you legend, you martyr, and shine!


1 Commento

Fine scuola: Time Is on My Side e riti di passaggio

Il nostro tempo ora è il vostro ….

E’ quello che ieri hanno lasciato i “nostri” ragazzi: un testimone, per i loro compagni di seconda e prima media (ora scuola secondaria di primo grado), offerto con ironia e leggerezza.

E poi tutti a piangere, insieme, maschi e femmine, abbracciati e arrossati, una commozione che si è propagata anche ai più piccoli, che invece si vedranno solo tra un pugno di mesi.

E poi un spettacolo bello e ben fatto, tra balli e musica, accompagnati dal un prof munito di un enorme sax baritono. Loro, i ragazzi ora con le voci ora con i flauti dolci a ripercorrere le strade dei musical, alcuni appartenenti alla mia adolescenza o giovinezza Jesus Christ Superstar, Grease, Fame …. Continua a leggere


Lascia un commento

Perchè non ci sono solo cavoli e cicogne

Ma è troppo bello quello che scrive mammamasterdam per non condividerlo. Il titolo è per l’appunto

Le domande difficili dei bambini: sesso, droga ma non il rock’n roll.

E in aggiunta questo come regalo natalizio …


8 commenti

un corpo in-forme, un corpo in forma

Oramai la palestra è la mia scuola settimanale di riflessioni sul corpo.

Prima di leggere accendete the who – baba o’riley, al limite non leggete e pensate a CSI! 🙂

La lunga fila di tapis roulant sta davanti alla vetrate, perciò lo scenario in cui cammino, sono le colline dell’oltrepò pavese.

Io cammino con la testa piena di musica, e cammino tanto, e di fretta. Sudo.

Ma il mondo attorno a me non si muove. La musica mi muove i pensieri.

Eppure sto ferma, con la macchinetta che mi dice i km, le calorie bruciate, la pendenza, la velocità media.

Mi muovo e sto ferma. Mi chiedo cosa se ne faccia il mio corpo atavico, di questo muoversi immobile.

Questo surrogato del viaggio, del conoscere ogni millimetro del mondo che mi circonda, senza spostarmi dalla mia finestra, mi piace e mi lascia perplessa.

In palestra mi maschero, e annullo ogni fattezza, ogni forma.

Una maglietta oversize rubata dall’armadio del”uomo di casa”, un paio di pantaloni stile militare o simili di tre taglie più grandi.

Abiti puliti, abiti lavati mai stirati.

Un codino striminzito per evitare anche il fastidio dei capelli.

Nessuna concessione al look.

Ma mi sento bene. Sta bene il mio corpo che non è esposto agli sguardi severissimi, miei o altrui. (ok, i miei sono peggio!!)

Non deve di-mostrare. va bene quel senso di in-forme.

Ritorno informa, senza che la forma sia ciò che si deve vedere.

Al limite sentire. Se stesso in azione.

Le signore attorno a me continuano a discutere se ha senso ridursi il seno.

Una incoraggia l’altra dubbiosa: “In fondo quando ti operano non senti nulla, perchè dormi.”


Lascia un commento

Morte dell’anoressi(c)a

Palestra. Di nuovo.

Oggi mi sparo, a palla, Caperezza nelle orecchie, via iphone.

Sotto di noi, la palestra supervetrata è al 2° piano, vedo uomini entrare uscire dalla sala scommesse.

Una botta e via, si direbbe.

Intanto io cammino e cammino.

Cammino. Per 4o minuti.

E Caparezza condivide con me le sue rabbie quotidiane, che poi sono anche le mie.

In fondo urlerei anche io se potessi.

Intanto uomini entrano ed escono dalla sala scommesse, persino quelli delle forze dell’ordine.

Parcheggiano, come capita, entrano, escono.

Poi escono due operai, giovani. Uno avrà a malapena 18 anni. Lungo e magro. Magrissimo.

Ricorda i volumi dell’anoressia, i panni gli cadono addosso, le ossa lunghe, il codino riccio.

I gesti efebici, o forse solo fragili.

Le mani sottili, disegnano gesti nell’aria. Il corpo si muove a disagio con se stesso, quasi scomodo in questi vesti troppo larghi.

Ogni tanto un gesto sembra presagire qualcosa di differente, una vitalità, la forza, l’energia. Potrebbe fare il danzatore se liberasse il corpo da qualche prigione sotterranea e interiore.

Non il muratore.

Scompare anche lui inghiottito nell’andirivienei degli scommettitori.

Lo ammetto mi ammaliano i gesto degli anoressici, forti e sottili, fragili e onnipotenti. Sino a che la malattia li rosicchia e svela il suo volto vero.

Oggi lo so. L’anoressica in me è morta, anche se guardo quasi con malinconia, le gestualità sottili e fragile, e le ostinazioni feroce, i corpo sottili e delicati.

Malinconia e lutto, di qualcosa che è andato.

Non c’è l’esclusività, non c’è la potenza, non c’è il controllo, non c’è fragilità. Come mi disse, distruggendo ogni mia velleità di sentirmi unicamente speciale, una mia insegnante di danzaterapia “siamo stati in tanti ad essere anoressici”. Come dire “rassegnati, cara, nessuna eccezionalità”.

Intanto corro sulla pedana, e la voce di Caparezza mi ricorda che il mondo è anche la fuori, spesso ottuso, insensato, piano di cose sballate e di ingiustizie.

La mia anoressia davvero è obsoleta, non serve a nulla.

Se ne festeggi la morte avvenuta nel lontano 1989.

Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.