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6 commenti

solo per i tuoi occhi

tutta la famiglia, il paese, la città, il mondo ha decretato e puntualizzato che la mini è uguale al suo papà. occhi compresi.

insomma sembra chi io non ci abbia messo del mio …
non l’avessi partorita … qualche dubbietto l’avrei.
lui ha occhi cerulei.
io verdi.
la mini ce lì ha grigi, spruzzati di raggi di sole attorno alla pupilla.
che sorridono ogni volta che la guardo.
e allora  …. chissenefrega … al mondo.


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villocentesi

l’avevo scampata con la prima bimba, ma motivi anagrafici mi hanno “costretto” a farla per la seconda figlia.


“signora al(la) sua età è un rischio”.

mi sono sentita per un tot di mesi vetusta e fragile come un coccio per via della “mia” età!
così ho lavorato duramente di razionalità per accettare una violazione del mio corpo (la villocentesi) e della relazione embrionale -in ogni senso- con il bimbo che si stava formando.
non sia mai che io non fornisca alla società il mio bimbo perfetto.
non sia mai che non si sappia prima se io partorirò o meno un bimbo con “problemi”.
(e questa non vuole essere una tematizzazione di tipo religioso o etico mi accontento di una considerazione di tipo “umano”).

a parte la diagnosi, corretta dalle rassicurazioni di un serio genetista, che mi sono portata dietro anche nei 2 mesi successivi alla nascita di e.  quando cercavo cosa potesse esserci di problematico; quello che mi è rimasto è  la domanda che mi porto ancora dietro:
a chi e a cosa è servito?
la bimba sta bene, mangia e dorme, sorride.
nulla di quel percorso mi ha fatto stare più serena o meglio. e lei cosa avrà vissuto di quella violazione?
mi sono sentita un oggetto inquietante che deve essere “oggetto” di analisi (mediche), io e la mia pancia, il mio bambino (non sapevamo ancora il sesso), io e la mia età.
ci ho messo tempo a ricostruire quella magia interrotta dall’intervento, dall’esito, dal senso di fragilità “inoculatomi”, e a recuperare il rapporto con lei.
e ancora mi domando a cosa (o a chi) è servito davvero sapere fino in fondo cosa c’era nella mia pancia.
forse abbiamo qualche problemino, come società, ad accettare ed accogliere l’imperfezione.

monica


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lo stato dell’arte – la pediatra

visita pediatrica di routine della neonata.

peso, altezza, circonfernza cranica, polmoni, cuore.
domande standard, nessuna curiosità.
è il pediatra della “mutua”.
la pediatra della mia prima figlia, che la segue da 10 anni, rasenta la manicalità nella precisione.
scrive tutto, percentili, crescita, raffreddori e malanni più seri. abbiamo la cronistoria dello stato di salute di m.
e se mai avesse una reazione allergica ad un farmaco, potremmo risalire a quelli già presi negli anni, è tutto scritto e documentato.
ma soprattutto, credo, sia perchè in questa precisione la pediatra trova lo stato dell’arte del proprio lavoro, e il piacere di farlo bene, e di usare tutti gli strumenti che lo facilitano e lo rendono piacevole.
ovviamente la ricaduta è reciproca, è facile essere suoi utenti e fidarsi di lei.
e godere della positività di una rapporto piacevole, formalmente corretto e non annoiato. (ovviamente anche questa è una pediatra di base).
monica