PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


1 Commento

Il giorno della sparizione delle donne

Lo spunto al titolo lo offre un progetto di una amica – collega.

GIOVANI SGUARDI AL FEMMINILE a Pessano con Bornago (MI). Una serata che nasce attorno al tema del femminile (discusso argomentato osservato) nell’incontrare ragazze e ragazzi nel centro d’aggregazione giovanile “il camaleonte” e nel servizio Educativa Territoriale.
La serata si incentra su tre focus tematici….
1. sulla differenza di genere (differenze tra uomini e donne nel ruolo – ragazza e ragazzo, madre e padre, volontaria e volontario delle associazioni sportive)
2.cosa cambierebbe se scomparissero le donne da….il centro giovani, dallì’oratorio, dall’amministrazioen comunale, dal paese (pessano con bornago)
3. cosa vorrei che gli altri dicessero di me come donna (una ragazza, una volontaria, uan donna di cultura)

A cosa penso se immagino un mondo senza donne?

Continua a leggere

Annunci


1 Commento

L’università, la pedagogia e il web

Una bella giornata trascorsa in università, ad un convegno, uno dei lussi di chi ha molto tempo e ancora si dispone ad imparare per poter lavorare.

Eternamente precaria, ma nella libera professione.

Non importa, sono tornata elettrizzata come una ragazza, con i neuroni lustri e sfavillanti; e nemmeno forse importa che a 48 anni non si faccia.

E non riesco ad immaginare me stessa nelle vesti di  quelle docenti belle, ed eleganti, capaci di pensare il pensiero, di offrire stralci e squarci di pensieri che ci introducono ai mondi, al possibile, al pedagogico che è anche politico e culturale, ed etico e quotidiano; in bilico perfetto tra teoria disincarnata e prassi che si fa viva nel pensiero. Io sarò sempre una donna di pasta grezza tra pensiero che si fa corpo e corpo che si fa pensiero,  parole che si fanno bit, e pensieri in forma digitale, ma che tengono il contatto con il corpo e la sua irriducibile complessità. Confusamente. Sarò e sono anche una blogger, se sono riuscita a capire ciò che rappresenta questo nome.

E perciò esser me stessa non è grave, oggi.

Dei meriti e delle criticità più tecniche ne proverò a scrivere nei blog pedagogici (famiglia a strati e ponti e derive) ma lì, in università, io ho portato a anche la me stessa- pontitibetani blogger – “ritrovandomi” nelle parole di Claudia de Lillo, meglio nota come Elasti, e di un paio di altri esploratori del web e dei media.

Il tema era la famiglia, ma la famiglia nei media e nei social media diventa anche attraversamento, smodellizazzione, confronto, dialogo, mondi, ricostituzione di nuovi modelli,  caleidoscopio di mondi e forme, ridisegno dell’autorevolezza, passaggio culturale, autorità contestuale e non antecedente, categorie meno dense, restituzione di un nuovo luogo delle famiglia spaesata che trova nuove appartenenze, complessità, ambivalenza e co-costruzione. Tutte categorie che legittimano la necessità di capire sia lo spaesamento di tutti, che le strutture della modernità, per diventarne fruitori, utenti competenti alle scelte, non solo vittime nella dipendenza acritica o nella negazione assoluta.

Certo il mondo accademico ha esibito qualche resistenza, ma anche ed insieme ha condotto analisi e metanalisi di ampio respiro. Restituendo un incontro suggestivo tra cultura alta e cultura pop, ad occhio e croce una salto in avanti epocale.

Una necessità basilare tra chi lavora nella comunicazione e chi comunica per educare.


1 Commento

C’è del pedagogico in transilvania

Dopo la serata di cui alla locandina, e attraverso alcuni dubbi emersi… ho capito che il web è ancora rappresentativo di un mondo a parte.

C’è chi ne fa un uso inconsulto e chi tema se ne faccia un uso inconsulto, c’è troppa informazione, e il dubbio che non la si sappia usate, c’è il timore che dietro lo schermo ci stiano i brutti pensieri di qualcuno. 

Tutti dubbi leciti e legittimi, peccato che proprio questi dubbi, mi ricordino quanta attenzione si debba fare anche verso certi vampiri si nascondono in real life. Ci sono le  chimere, le sirene, e i lupi travestiti da mamma capra: metafore e storie che narrano e spiegano da generazioni l’attenzione che si deve (anche) porre nell’incontro con gli altri.

Tanto quanto, nel mondo degli oggetti e nel mondo web.

Continua a leggere


5 commenti

Cambiare i paradigmi dell’educazione

CAMBIARE I PARADIGMI DELL’EDUCAZIONE

Il ‘guru’ dell’educazione Ken Robinson sottolinea le carenze del modello educativo basato sull’apprendimento nozionistico, al quale viene contrapposto un ideale di educazione fondato sullo sviluppo delle capacità cognitive e creative. La capacità comunicativa del relatore viene rafforzata dallo straordinario supporto delle grafiche animate.

 

la qual cosa (mi) spiega accessoriamente la mia facilità a lavorare di più in ambienti cooperativi che non in altri … se ne parla poi


Sederi pesanti e cervelli piatti

 

… lavoravo ieri ad un progetto, con alcuni colleghi, pensato per ridare forma e spessore ad un lavoro appiattito.

 

E oggi mentre meditavo sulle varie faccende lavorative, mi è venuto l’orrido sospetto che l’appiattimento fosse molto più diffuso e trasversale.

 

Insomma come in Flatlandia ci si appiattisce,

ma da brava psicomotricista mi sono fatta il check up.

 

 

Seduta su sedia girevole, davanti al pc (seeeeeeeee  …. davanti al mac) gli occhi filtrano e selezionano cosa serve guardare,

e le dita sforiano tasti e il tavolo, freddino, di marmo.

Il naso non sente, o meglio sente di non sentire nemmeno più il profumo di scorza di arancia.

Le orecchie ascoltano il russare lento della gatta, ma lo lasciano sullo sfondo.

Bocca niente, e da un pò che non si mangia.

Che il corpo sia fermo immobile da un bel pò,  mi informano le cervicali  – c4/c5/c6  – dando bruschi segnali di agonia,

il sedere è inesorabilmente piatto.

 

 

Qui non restano che vaghi scintillii di neuroni, mentre trasmettono informazioni, attorno a me milioni di info,

eppure ne scelgo solo alcune.

 

E non solo perchè sono al pc, non è quelo che ti rinchiude nei circuiti chiusi

… c’è gente che si rilassa solo se cammina almeno più di 16 ore,  nei week end, e a quota 1300.

Ma dopo qualche anno il circuito è sempre quello,

Non se ne esce, si appiattisce lo stesso.

Repetita iuvant, ma anche no.

 

Ma siamo così, alla fine, spesso lasciamo perdere qualcosa, o abbiamo bisogno di filtrare informazioni, notizie e sensazioni.

Selezioniamo tantissimo, tutto ciò che non è immediatamente in uso resta sullo sfondo.

Eppure questo filtrare pò ci salvaguarda,

 

immagino l’effetto spesa – al – supermercato – a – natale, se non fosse per i filtri,

ne uscirei ululante, troppe cose, persone, stilo, facce, odori, sensazioni, emozioni.


Il corpo si appiattisce nelle abitudini di filtraggio, esattamente come il suo degno compagnuccio cervello, ‘chè  …si sa vanno a due a due come le ciliegie. O le mani.

 

 

Allora prima o poi io andrò a rimpolpare qualche professionalità appiattita, sempre che non mi dimentichi della mia piattezza ….

 

 

e 10 minuti per caso trovo questo su Pedagogika di P. Mottana