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Il giorno della sparizione delle donne

Lo spunto al titolo lo offre un progetto di una amica – collega.

GIOVANI SGUARDI AL FEMMINILE a Pessano con Bornago (MI). Una serata che nasce attorno al tema del femminile (discusso argomentato osservato) nell’incontrare ragazze e ragazzi nel centro d’aggregazione giovanile “il camaleonte” e nel servizio Educativa Territoriale.
La serata si incentra su tre focus tematici….
1. sulla differenza di genere (differenze tra uomini e donne nel ruolo – ragazza e ragazzo, madre e padre, volontaria e volontario delle associazioni sportive)
2.cosa cambierebbe se scomparissero le donne da….il centro giovani, dallì’oratorio, dall’amministrazioen comunale, dal paese (pessano con bornago)
3. cosa vorrei che gli altri dicessero di me come donna (una ragazza, una volontaria, uan donna di cultura)

A cosa penso se immagino un mondo senza donne?

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Inequivocabilmente, il web

Frammenti (con-fusi) su web e incidenza sul reale.

INTRO

Per la prima volta, da elettrice, mi commuovo.

Che è strano. E non è da me.

Ho partecipato tantissimo virtualmente, ma entro un precisa comunità di persone, di parole e di dialoghi, e azioni.

Azioni fatte digitando su una tastiera.

In assenza di corpo fisico, introducendo solo il corpo digitale.

Il corpo, come vado leggendo e inseguendo, non smette di essere in-formato dal cervello, dal pensiero, dalle azioni mentali, e viceversa.

E’ questo un dialogo che inizia già nel ventre materno. E’ una forma di intelligenza che si nutre di azioni reali e azioni pensate, verificate e riprogettate. Mente-corpo- mente: astrattamente suddivisi per la nostra difficoltà di definire una gestalt perennemente in azione, in dialogo, in divenire.

Dove due e uno in realtà sono uno, o meglio dove la realtà/identità restano molteplice e unitarie al tempo stesso.

La bizzarria comunque si colloca negli esiti dell’uso di un terzo: il mezzo (web) che crea e permette.

Si parte dalla relazione tra se e un oggetto che ci proietta verso persone che non si conoscono, con cui dialoghiamo, agiamo, facciamo massa critica, lasciando un segno. Dal virtuale al reale.

Il pensiero concretamente genera una azione in assenza di corpo ….

E’ quello che leggevo qualche tempo fa? C’è una modificazione legata al fatto che gli strumenti che usiamo, dai tempi della clava, si modificano e ci modificano; siamo animali tecnologici, siamo una accezione della parola Cyborg?

In questa occasione il concetto sembra meno minaccioso rispetto al sentire comune e alla propria integrità corporea; nonostante la forza di attrazione della connessione web, della iperconessione tecnologica. Insomma non sento/penso che questo rapporto corpo strumento genera una frattura tra il percepito corporeo e quello mentale. Se non altro perché la dimensione comunicativa tiene alta l’allerta.

Oppure perché l’esperienza, l’età, la vita e la professione (psicomotricista) mi hanno fornito un buon grounding iniziale?

Qualcosa che (mi) impedisce di perder(mi)si davvero nel web?

Una azione del tutto cognitiva, attraverso una tastiera, ha poi generato una emozione precisa, conseguenza di una azione digitale.

(il pensiero è ancora da sistematizzare, mi pare grezzo e impreciso, ma interpretazioni varie saranno benvenute)

citando gloriabevil
Oggi esperimenti di apprendimento: provare cose nuove ci fa sperimentare confini diversi. Nostri. A volte più piacevoli dei limiti abituali.



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De Kerckhove: trovando i nessi

L’intensita dell’esperienza web che sperimento come utente/produttrice di significati, spesso plurali/moltplicati/iperconnesi e amplificati dalle connessioni con il web, con le relazioni con amici, conoscenti, blogger, altri utenti facebook o twitter o linkedin mi rimanda sempre alla mia esperienza di persona unitaria. Corpo e mente.

La pratica oramai pluriennale come psicomotricista mi ha sempre indotto a cercare il nesso che percepivo e non riuscivo, e ancora non riesco del tutto, a nominare tra corporeità e web.

Il saggio di De Kerckhove mi ha messo sulla giusta strada.

Al contrario di quanto avviene nella comunicazione orale, in forma scritta il linguaggio trova nuove collocazioni e si redistribuisce nei vari corpi. Gli alfabeti fonetici hanno il potere di separare il linguaggio dal corpo dei parlanti, non perdendo in efficacia nel riprodurre, trasportare e accumulare il significato. Nelle società pienamente alfabetizzate, i corpi (e, va da sé, le menti) riacquistano potere e controllo sul linguaggio. È un passaggio fondamentale per comprendere non solo il destino delle parole, ma della politica, della religione e delle vite individuali di ciascuno.”

“Leggere allarga la mente, senza dubbio, ma l’ampliamento avviene dentro la testa. Lavorare al computer implica che quasi tutta l’elaborazione mentale, che riguardi testi, immagini o suoni, si sposta fuori dalla propria testa. L’interattività è una condizione, non un’opzione. I miei studenti sono nativi digitali. Io li chiamo “screttori”[wreaders]. Uno “screttore” è qualcuno che non è capace di leggere nulla senza al contempo scrivere. Interagire con il materiale è d’obbligo. Il popolo multimediale non è fatto per i manuali. È l’ultima cosa che vuole, leggere un manuale. Deve calarsi nella materia e lavorarci da dentro. È abituato a operare in gruppo, in squadra, è multi-tasking, vuole toccare con mano, e realizza fuori dal suo cervello, su uno schermo, tutto quello che un “immigrato” come me era stato abituato a fare dentro. Quello che sto dicendo è che il nostro rapporto con lo schermo è molto complesso, è un rapporto in cui a tutti gli effetti una grande quota delle nostre funzioni cognitive viene data in delega.”

tratto da la mente aumentata di Derrick De Kerckhove ebook

Oggi come non mai saranno graditi link, spunti, idee, e sensazioni personali.

qui metto alcuni appunti/link in tema

UNO Intervista  a Caronia sul  volume Il corpo virtuale


Sederi pesanti e cervelli piatti

 

… lavoravo ieri ad un progetto, con alcuni colleghi, pensato per ridare forma e spessore ad un lavoro appiattito.

 

E oggi mentre meditavo sulle varie faccende lavorative, mi è venuto l’orrido sospetto che l’appiattimento fosse molto più diffuso e trasversale.

 

Insomma come in Flatlandia ci si appiattisce,

ma da brava psicomotricista mi sono fatta il check up.

 

 

Seduta su sedia girevole, davanti al pc (seeeeeeeee  …. davanti al mac) gli occhi filtrano e selezionano cosa serve guardare,

e le dita sforiano tasti e il tavolo, freddino, di marmo.

Il naso non sente, o meglio sente di non sentire nemmeno più il profumo di scorza di arancia.

Le orecchie ascoltano il russare lento della gatta, ma lo lasciano sullo sfondo.

Bocca niente, e da un pò che non si mangia.

Che il corpo sia fermo immobile da un bel pò,  mi informano le cervicali  – c4/c5/c6  – dando bruschi segnali di agonia,

il sedere è inesorabilmente piatto.

 

 

Qui non restano che vaghi scintillii di neuroni, mentre trasmettono informazioni, attorno a me milioni di info,

eppure ne scelgo solo alcune.

 

E non solo perchè sono al pc, non è quelo che ti rinchiude nei circuiti chiusi

… c’è gente che si rilassa solo se cammina almeno più di 16 ore,  nei week end, e a quota 1300.

Ma dopo qualche anno il circuito è sempre quello,

Non se ne esce, si appiattisce lo stesso.

Repetita iuvant, ma anche no.

 

Ma siamo così, alla fine, spesso lasciamo perdere qualcosa, o abbiamo bisogno di filtrare informazioni, notizie e sensazioni.

Selezioniamo tantissimo, tutto ciò che non è immediatamente in uso resta sullo sfondo.

Eppure questo filtrare pò ci salvaguarda,

 

immagino l’effetto spesa – al – supermercato – a – natale, se non fosse per i filtri,

ne uscirei ululante, troppe cose, persone, stilo, facce, odori, sensazioni, emozioni.


Il corpo si appiattisce nelle abitudini di filtraggio, esattamente come il suo degno compagnuccio cervello, ‘chè  …si sa vanno a due a due come le ciliegie. O le mani.

 

 

Allora prima o poi io andrò a rimpolpare qualche professionalità appiattita, sempre che non mi dimentichi della mia piattezza ….

 

 

e 10 minuti per caso trovo questo su Pedagogika di P. Mottana