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La giustizia è indisponibile anche al sesso dei leader …

A me che il Presidente del Consiglio possa aver avuto rapporti sessuali con una minorenne non stupisce nemmeno troppo, in fondo lo scandalo Noemi Letizia, ci aveva allertato a sufficienza …

Ma mettiamoci il beneficio del dubbio, dell’uomo di Arcore il non sapere l’età della fanciulla e mettiamoci anche il ricatto, e la montatura mediatica … che dopo Avetrana (lo sappiamo bene) ogni porcheria è goduria pure per i giornali.

Insomma mettiamo che la faccenda pruriginosa del sesso finisca lì …

 

Ma è acclarato che la telefonata buonista ci sia stata, ammessa da entrambe le parti, e che (è noto) per eccesso di buonismo la fanciulla sia stata tirata fuori dalle mani della polizia, su richiesta dall’alto ….

Ecco che qui si snocciola il busillis … mettiamo che invece di avvenente fanciulla si fosse trattato di altro criminale, pure un omaccione perverso e cattivo ma che aveva abilmente intercettato le simpatie e la sua velleita di far del bene del capo del partito dell’amore? Ci sta, no?

Ugualmente, per via logico, sarebbe stata richiesto – anche per colui – un piccolo favore, lo svincolo dalle maglie della giustizia.

Magari lo si sarebbe descritto come il nipotino prediletto di Obama …

 

Ecco la giustizia (nei suoi gradi indagine, processo, pena), che ci tutela tutti, deve essere indisponibile alla velleità buonista di chiunque.

E questo lo capirebbe chiunque, non ci vuole grande intelligenza, per capire che la giustizia non è velleitaria ….

 


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Cara Signora Mariastella Gelmini

vorrei scriverle davvero lo sconforto davanti alla sue recente intervista in tema di maternità e lavoro.

Devo necessariamente premettere che la mia posizione politica non mi consente di apprezzare il suo operato in quanto Ministro, ma siccome lei è uno dei pochi Ministri donna del Governo di questo paese, mi ritrovo nella situazione paradossale di dover pensare che è importante che lei faccia il suo lavoro in quanto donna.

Credo sinceramente che una molteplicità e moltiplicazione dei saperi, competenze, professionalità femminili nei contesti di lavoro non possa che produrre risultati migliori.

Forse non è questo il luogo per argomentare estesamente e documentare una mia riflessione che si appoggia ad un fiorire di studi, teorie  e ricerche piuttosto importanti in materia, ma questi ci sono ed indicano che da più parti il problema è sentito e promosso.

Ma torniamo alla questione della sua intervista. In quanto donna, madre e persona sono convinta che sia importante che la maternità sia tutelata almeno tanto quanto la possibilità di manterere il lavoro, ma i dati recenti ci raccontano che in Italia, le donne quando diventano madri rischiano il posto di lavoro, se non quando addirittura terminano la loro carriera professionale dopo il parto. Sappiamo che mancano molti strumenti per facilitare e conciliare l’attuazione di questo snodo: maternità e lavoro; mancano i sostegni economici e quelli logistici.

Sono convinta della necessità che lei stessa avrebbe dovuto poter continuare a godere della sua maternità, anche in modo flessibile, perchè il mondo del lavoro “politico” dovrebbe rappresentare il mondo reale. Un mondo che è fatto da donne che lavorano e che fanno figli, e che devono attraversare al meglio i due ruoli senza essere necessariamente obbligate a fingersi dei cloni maschili. Maschi che  non devono mai attraversare la gravidanze, il parto, il puerperio, il riassetto ormonale, le notti insonni e tutta la parte pur bella,emozionante, esaltante e necessaria, ma faticosa; esperienza che molte donne conoscono nel diventare madri.

Quando sento qualche madre che descrive solo la parte esaltante della maternità mi sento dubbiosa, esattamente come mi ritraggo da una madre che descrive una maternità solo brutta … sappiamo bene che le eccezioni confermano la regola. Ma nella maggior parte dei casi come genitori finiamo per condividere una cosa dell’avere figli:  questa non è mai una esperienza unidirezionale, è complessa, emotivamente sconvolgente, ed investe di una trasformazione assai potente noi come persone. Parlando di persone intendo qui anche citare anche i padri, che con la compagne sono attraversati da questi cambiamenti epocali ma che non rischiano mai la perdita dell’identità professionale.

Data la sovraesposizione mediatica che è connessa al suo ruolo di Ministro, le sue  riflessioni rimbalzeranno di qui e di là, come palline di gomma impazzite, di nuovo a generare confusione. Confusione in chi tenta di migliorare la propria posizione lavorativa, in chi vorrebbe star con i figli e non più, in chi ha perso il lavoro perchè diventata madre, in chi vorrebbe conciliare un lavoro di prestigio con la possibilità di esser madre ma in Italia (paese piuttosto arretrato in tema di conciliazione), in chi sta decidendo se può fare il salto e diventare madre, in chi (datore di lavoro) capirà che in fondo la tutela della maternità è una fregatura e non un “bene” su cui investire e pertanto si sentirà libero di andare avanti licenziando quelle che restano “incinte”.

Il suo ruolo e anche una sua analisi delle criticità connesse ad un ruolo di grande responsabilità nazionale, come quello di Ministro, se spese con maggiore chiarezza e onestà (rispetto anche alla fatica necessaria di restare al proprio posto, alla necessità di doversi dividere tra la prima figlia e un lavoro importante) forse avrebbero avuto un valore diverso, nel risvegliare una politica troppo appiattita su se stessa, rilanciando un tema che in fondo è anche molto caro a destra, sinistra e centro.

Le sue parole invece mi sono suonate come una sorta di involontario sbeffeggio rivolto alle altre donne, non partecipe e non capace di progettazione e analisi critica.

Insieme a noi, ha perso anche lei, questa opportunità.

Come donna, come madre, come professionista.


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La carta obiettivo del RisiKo – Vorrei i tacchi a spillo e la Kelly bag …

Un mio collega/amico girava con una carta obiettivo del risiko nel portafoglio; un modo per tener a mente i macro obiettivi da raggiungere nella vita.

Ma l’idea non era male. E gli obiettivi sono lì, magari scritti, sulla mia bella carta del risiko.

Però prima devo fare outing:

Ho scoperto in questi giorni che 20 anni di lavoro, una solida autostima professionale in me stessa (credevo fosse solida), una certa flessibilità di pensiero e i miei meritati 46 anni valessero qualcosa.

Non è vero, non è così.

La gavetta c’è sempre, non si transita da un luogo ad un altro senza attraversare le forche caudine, e talvolta le donne sono anche più inflessibili degli uomini. (Rileggetevi i miei post sulla soldarietà femminile, eh …). Nessuna concessione alla competenza maturata, si deve ricominciare da zero, e non intendo a conoscere una orgnizzazione e le sue regole e i non detti; intendo da zero rispetto al ruolo.

In più basta che ti vedano con una scatola in mano (consegni merce per il lavoro del tuo compagno) che subito scendi nella scala sociale al ruolo di sguattera.

D’accordo io non mi vesto questi mai – cioè mai – come una signora chic.

Ma ero vestita accettabilmente e un piumino bianco, con sciarpina in tessuto stropicciato e setoso rosa cangiante fanno sempre la loro bella figura, no?

Forse avrei davvero bisogno del tacco a spillo, un bel suv e una borsa assurdamente costosa che si chiama kellybag (della quale ho scoperto l’esistenza grazie ad uno splendido racconto di Nora Ephron) per prender quota e credibilità sociale.

Che fare?

Alle volte i ponti tibetani sono molto instabili, assai instabili  …. se i venti sono forti.

Posso scendere?


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lavori altrui – in corso

il mio compagno lavora nel commercio.

e cioè anche io, quando non casalingheggio, mammeggio, stirello, consulenzo, psicomotricisticizzo, bloggereggio…

come credo di aver scritto una miriade di post fa, siamo a quota 537, è un mondo quello della clientela di un negozio che rappresenta un osservatorio bizzarro di umanità e bisogni.

ma anche chi lavora rappresenta una ben strana altra forma di umanità, spesso asservita ai bisogni e bizzarrie del cliente, per ora ho capito che:

1. non si beve, o ci si nasconde per farlo. non sta bene, non è bello non si fa.

2. mangiare???? farlo in pubblico è anche peggio: ho visto i ragazzi del bar, a fianco, ingozzarsi con un boccone per correre a farci un caffè (e si che ci conoscono da un paio di anni). insomma il cliente non deve veder o sapere che anche quell’essere lì si nutre.

3. il bagno. non si può chiudere un negozio per assolvere ai bisogni fisiologici …

4. orari di chiusura. è una astrazione. il negoziante non ha una vita propria. mai.

ora ammetto che la linea di confine è sottile, tra diritti e professionalità, tra un lavoro “di servizio” e la necessità di vivere in modo sano il luogo di lavoro, anche quando se si è proprietario/referente unico.

sconfinare troppo nell’uno o nell’altro versante è complicato e inadatto, anche perchè la famigerata clientela è sempre più abituata alla prestazione da grande distribuzione: tanto, tutto, subito, sempre e comunque. quindi sembrano non esserci vie di scampo per il negoziante che già non mangia e non beve …. domanda: è una prospettiva sana???

intanto per la cronaca la gdo sta uccidendo il centro della semicittà dove lavora quel pover’uomo (nonchè mio compagno di vita), i negozi chiudono come se piovesse, e non è solo la crisi in atto ma la stozzatura dei piccoli ad opera del grande.

chi tiene dietro al ritmo di apertura dei grandi centri commerciali? mentre gli amministratori comunali continuano ad autorizzare aperture di altri centri commerciali.

l’altra domandina sul senso delle vita (è una domandina carogna) è ma una volta che i centri storici saranno senza negozi cosa ne sarà delle città … ????


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ostetrica


un postarello breve come la considerazione che l’accompagna, ma è contiguo al post sull’allattamento.

l’ostetricia nasce da un sapere femminile naturale che si professionalizza, e chi ha avuto una buona ostetrica durante il parto sa bene che grado di competenza ci sia in quel lavoro.

non sono molti i saperi femminili che sono diventati professione.

a latere sta una domandina: non capisco come alcune donne aspirino ad avere il proprio ginecologo durante il proprio parto (se naturale).

info

http://bibliostoria.wordpress.com/2009/03/13/storia-dellostetricia-e-della-nascita/


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2 pesi e 6 misure (di color celeste calzino)

è difficile giudicare se vi tirano per la giacchetta un pò e un pò di quà.

e il mio pensiero è quantomeno relativistico, lo so. soprattutto se ci si sente di avere (assai frantumate) le palle a suon di mistificazioni, date da argomentazioni capziose, che non reggerebbero in dibattiti civili, ma che pervalgono se vince non il più intelligente ma il più rozzo.

piace così, pare, guardare gente che ti/si/ci tratta in malo modo, che urla, biascica, non ragiona e non argomenta. piace grezzaggine e ruvidume, condite di spazzatura, elette a dialogo.

vado a declinare … parliamo di immagini e privacy:

1. giudice mesiano, è stato dato di vedere il tentativo di rendere brutta una cosa normale (aspettare il barbiere??????), tanto per umiliare o sbeffaggiare qualcuno. inutile categorizzare la professionalità del giornale/giornalista in questione (categoria incivile tout court)

2. ministro carfagna, è difficile pensare che una donna calendario appaia credibile nel suo essere una donna irreprensibile ed estremamente morale  … ma la si vedrà alla prova dei fatti se è capace di presidiare le pari opportunità. io gradirei che i politici uscissero da studi universitari e percorsi formativi coerenti, non credo alla metafora visibilità pubblica=capacità politica.

è questo che mi sento di controbattere, non il calendario ma questa metafora che precede e non dipende nemmeno dal  ministro in questione, di bella donna = grande capacità politica (categoria almeno parliamone, senza offenderla, ma cercando di capire che senso abbia a dx o sx usare personaggi/ immagine invece di politici competenti)

3. ministro bindi. nulla da eccepire politicamente. eccepisco sulla modalità di offernderla in tv, in un confronto indiretto (un faccia a faccia sarebbe stato più adulto), eccepisco sul fatto che sia l’uomo che rappresenta lo stato a offenderla in TV peggio che se si fosse trovato in una pescheria. eccepisco che qualcuno che ha compiti di rappresentanza al più alto livello non si tenga dentro niente (categoria peggio che al mercato/che vergogna)

4. onorevole berlusconi, mi sta bene che lo si smetta di indicare come il nano pelato, di irriderlo per la pelata tinta di marrone, il fondotinta e quelle cose che fanno strano, per uno che ha l’età di mio nonno circa. mi sta bene dire che la sua privacy non andrebbe violata.

non andrebbe fino a che alcuni comportamenti non oltrepassano certi limiti. Non è grave che un uomo usi, consapevole o meno, prostitute, sia che lo sapesse sia che fingesse di saperlo, preferndo credere che le donne cadono ai piedi di un uomo così come mosche. (è un fatto triste e privato).

E’ meno privato se le più banali misure di sicurezza saltano davanti ad una donna, che poi riesce a piantare tutto ‘sto casino; vuole dire che il http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_di_Informazione_per_la_Sicurezza_della_Repubblica non ha presidiato alla sicurezza, e alla possibilità che certe cose non accadessero. E se la signora D’addario invece che al proprio interesse per una concessione edilizia personale avesse cacciato il naso in affari di Stato? Di cosa si discuteva in quelle cene, visto cosa si è sentito raccontare dalle varie ospiti, oltre alle barzellette e le canzoni, hanno parlato di politica? Chi controlla/controllava che non uscissero Segreti di Stato?

Insomma qualche domandina in questo senso me la farei, anche a costo di perdere la notiziola sul sesso  a settantanni…. (categoria … guardiamo qualcosa oltre al sesso?)

allora a me va bene recuperare il senso di una certo rispetto della privacy, non fermiamoci davanti a tette e culi (lo sta facendo sin troppo repubblica), smettiamola con le offese gratuite, e proviamo a fare qualche altra domanda


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così è. punto. la pediatra che mi piace

ho portato la mini dalla pediatra della grande.

privatamente, perchè non può essere la pediatra di base.
ha controllato “tuttissimissimo”.
come al solito, come ha fatto per 10 anni, con la grande.
che sia ingaggiata come pediatra di base che come privata.
fa tutto per bene.
alla fine, come per anni ha detto della grande, esclama :
“è perfetta”.
che nel suo gergo, che è ormai il nostro, vuole dire: tutto ok! avanti dritta.
credo sia contenta di dirlo per ogni bimbo che sta bene, che è in salute.
grazie dottoressa “biscotti”, come la chiamiamo noi, nel nostro gergo familiare.
grazie davvero per il costante esempio di professionalità e competenza.