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Vendendo patate

Ormai spesso si legge che le “femministe” sono stufe di vedere che gli attributi sessuali femminili sono ormai l’unico modo per vendere qualcosa. Anche questa è comunque una banalizzazione giornalistica che fa assai comodo.  Continua a leggere

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Ammiccamenti collusivi

Pubblicita’ pre scuola in noto canale satellitare per pupi.
Lo zainetto, lo si evince dallo stile del video, e’ destinato a maschietti di 11/13 anni, con propensioni da skaters (lo zainetto porta e regala anche lo skate).

I quali maschietti, stante la narrazione, si danno ad abili evoluzioni, e nel tornare a cas … spintonano (solo un poco) un simpatico signore in giacca e cravatta.

Infine uno dei ragazzetti, finailmente a casa, ammiccando evidentemente (lo spettatore, ammiccante e collusivo) fa intendere di non essere andato a scuola. Ovviamente mentre dice, alla mamma, il contrario.

Cioe’ – così io intendo – che fare i bulletti, non andare a scuola, raccontare balle alla propria madre, “fa figo”.

Magari e’ un rito di iniziazione che li rendera’ uomini migliori, e io non l’ho capito;
ma quei furbissimi pubblicitari si!

Resta il fatto che se avessi un figlio maschio che mi chiedesse il malefico aggeggio, passerei – per default – a modalita’ calci nel sedere “a due a due, tanto che da pari diventan dispari”.

Sicuramente è una bazzecola rispetto a quello passa in tv, ma certo è che per andare a scuola sembra prescrittivo: per le femmine assumere l’identità “velineggiante”, stupidina, civettuola  e modaiola, per i maschi restano le barzellette, il calcio, e ben10.

Vivaddio che i pubblicitari fanno innovazione culturale, seguendo la vita reale e vera e ci regalano il bulletto.


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Reti, acquisti, servizi, consapevolezza, marketing virali, mamme blogger e altre quisquilie non secondarie…

Vabbè .. è un post da smarronamento.

Imho.

Abbiate pazienza.

Anche per il titolo in stile Wertmuller !!

 

Il tutto parte dal fatto che … un signore cortese (un redattore), incaricato da una rete televisiva maggiore, mi invia una mail per il blog famiglia a strati chiededomi se ho fra le mani qualche famigliola ricostituita ma simpatica allegra e senza problemi, in perfetto stile cesaroni, che possa partecipare ad una trasmissione tv sulle famiglie ricostituite. Cortesemente gli spiego che non è cosa, e lui altrettanto cortese si scusa, spiegandomi che gli autori delle trasmissioni TV gli chiedon le più ben strane cose.

Per me la tv è troppo spesso un tritacarne emotivo e fatico a pensarmi in relazione con essa, quindi il mio diniego è ovvio. E poi non ne conosco molte (via blog), mentre ne conosco bene le fatiche connesse.

Ma la questione non è semplicemente la TV, media maggiore e decisamente ormai virato allo splatter emotivo.

La questione o una delle questioni “necessarie” per ragionare in modo consapevole, e lo dico come blogger un pò più consolidata non nella fama 🙂 ma nel numero di blog personali o collettivi gestiti e siamo a quota otto (mica pastina eh….!), insomma il nucleo è proprio la relazione che intercorre tra rete web, web 2:0, media e pubblicità.

In particolare guardo alle strategie che il mondo dei consumi (anche la tv è un mondo/modo/veicolo di consumo) e delle vendite/marketing.

Trovo, ovviamente legittimo che ognuno pubblicizzi e tenti di vendere i propri prodotti, lo fa il mondo dell’equo e solidale, lo fa il mondo del biologico, lo fa il mondo dei servizi sociali, la sanità. Magari cambieranno i modi e gli stili, ma credo che lo scambio delle merci e dei servizi, sia una attività umana sostanziale, e caratterizzata da una logica di scambio anche di relazioni umane.

Si tratta di capirne i dosaggi.

Ci sono una serie di progetti per i quali vendere prodotti e servizi è una attività umana, imperniata sullo scambio e la comunicazione, che veicolano uno scambio di saperi, oltre che di beni o servizi. In altri casi si finge che la comunicazione, e la relazione sia uno strumento per “ingabolare” l’altro e vendergli qualcosa anche in assenza di un bisogno vero e proprio.  Ma se capisco bene è “roba” diversa.

Capirete che leggere una cosa così lascia perplessi “

2.       sviluppiamo l’equilibrio fra valore aggiunto e offerte commerciali dedicate
3.       creiamo meccanismi promozionali capaci di toccare le corde emotive dei network
4.       adottiamo dinamiche di diffusione virale costruite sulle relazioni"

Aoè! Volete toccare le corde emotive dei network? Io sono in netwok e alle mie corde emotive ci guardo bene, e anche alla viralità ci guardo con grande e attenta curiosità e altrettanta istintiva diffidenza.

Mi piace che c’è chi dice che i mercati sono conversazioni, perchè la conversazione è un arte, uno scambio, una possibilità paritaria di ragionare sulla qualità, e trovo che sia un modo diverso dalla sollecitazione brutale dell’emotività (vi ricordate lo splatter tv su Avetrana, c’est la meme chose!).

Trovo che il web 2.0 vada usato per quello che è, possiamo anche fare finta che i network siano consumatori passivi (e lo siamo??) come quelli tv, ma a contro prova di questo io ho letto quell’articolo, io leggo e seguo le discussioni sulle mamme blogger “usate” come tester di prodotti*.

* Si, la famosa casa delle caramelle mi ha invitato a parlare delle sue caramelle.  Ho dato un altro diniego, sia perchè odio le caramelle che non siano la Golia (ehhehe), e perchè decido io su cosa ho voglia di parlare bene o male. L’ho fatto e lo farò. Non per virtù ma perchè sono una testaccia dura!

Breve lista link a discussioni interessanti o luoghi interessanti

Etichettati-ti ne parlano come mamme non ads, cioè che non vogliono la pubblicità ..

da Vere mamme se ne parla sia come “esperti” in materia ma anche no, è un esempio innovativo e ibrido di un contenitori sia di riflessioni sul “marketing”, ma anche sulla maternità e molto altro ancora … (non si puù sintetizzare questo “luogo”)

 

P.s.

Sto lavorando per un progetto nelle scuole, e i nostri consulenti alla “progettazione”, almeno per una piccola parte, sono i genitori. I quali sono stati coinvolto per aiutarci a capire se quello che vogliamo offrire (in questo caso si tratta del materiale informativo sulla scuola che i figli frequentano) è chiaro e comprensibile. Insomma la logica 2.0 comincia ad essere qualcosa che permea la nostra cultura, la possibilità e la volontà di scambio, comunicazione, interazione diventa un passaggio necessario. Spesso anche nei servizi (scuola, minori, disabilità) gli enti gestori si sono sensibilizzati all’incontro con le richieste dei fruitori, a volte chiamati in partnership a dare voce ai loro bisogni, per progettare in modo più efficace e rispettoso.


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Scuola e perplessità: pubblicità progresso

La figlia grande porta a casa un diario – libretto con funzione educativa per insegnare/spiegare ai ragazzini i principi alimentari, utili alla prevenzione dei tumori.

Oggi un esperto esterno è andato a scuola per spiegare e promuovere questa iniziativa.

La figlia grande mi dice anche che dovrebbe portare a scuola 11 euro circa per l’iniziativa e che un foglietto le è stato consegnato, a titolo esplicativo. Si sente in imbarazzo davanti alla mia perplessità, ma come fare – sembra pensare – se ha già quel diarietto in mano, non lo deve pagare (???)

In sintesi  l’Associazione WKH ha preso un accordo, con le scuole della provincia di XYZ per promuovere l’iniziativa nelle scuole, lasciando il libretto/diario insieme alla libertà di dare o meno il contributo.

Un pò come quando siete al bar e passa un/a ragazzo/a che vi lascia due o tre mini gadget sul tavolino insieme ad un biglietto stropicciato; che recita trattarsi di  una offerta per una associazione di persone sorde e che lui/lei/stesso/a è persona affetta da sordità. Siete fregati ed impacciati nel rifiutare l’acquisto di qualcosa che è già quasi in mano vostra, è o sarebbe una azione generosa da parte vostra, non sapete come comunicare il vostro eventuale rifiuto ad una persona non udente.

La cosa si presenta ancora di più ambigua quando avviene a scuola.

Perchè allora non passa anche qualche addetto della Lila, di Emergency,  di Mani Tese, di Medecin sans Frontière, dell’Unicef, o di qualsiasi altra ONG o Fondazione che raccoglie  fondi per altri e altrettanto nobili obiettivi, più o meno contigui a noi, ma accomunati dalla volontà di fare del bene agli altri. E questo che forse si vorrebbe insegnare, insieme ai principi di una alimentazione sana e corretta?

Beh, in effetti il dubbio ritorna insidioso: i proventi dell’iniziativa andranno a beneficio della ricerca e della cura dei tumori, ma limitatamente alla nostra bella provincia di XYZ.

Adesso vorrei esprimere la mia grande perplessità davanti a questa iniziativa, di cui vedo certo meglio le criticità che i benefici, e anche le derive pedagogiche che essa assume essendo promossa in una scuola media statale e quindi pubblica:

1 mi resta l’amaro in bocca per una forma di pubblicità scorretta nei modi e nella destinazione dei fondi, e l’incitazione educativa allo sviluppo della Carità Pelosa! E direi che la qual cosa  … n questo momento storico è quello che meno ci occorre e che occorre ai nostri figli.

2. mi sembra scorretto usare i bambini per fare fund rising, e per raggiungere capziosamente il portafoglio di mamme e papà, approfittando di una necessità educativa di cui nessuno si occupa, l’educazione alimentare.

3. non mi piace che venga usata la scuola, mi puzza di una apertura a realtà esterne che non è stata pensata e presidiata, mi induce a temere il rischio che possa dare spazio ad ulteriori sviluppi di marketing scolastico …