PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


6 commenti

“Credulonia” .. tagli selvaggi e futuri improbabili

Una collega mi racconta che i servizi di tutela minori (quelli che si preoccupano di fare qualcosa per i bimbi maltrattati o abusati o in grave difficolta, insomma i bimbi, lo dice  o direbbe il nome, che vanno tutelati) e  alcuni servizi sociali che vengono letteralmente decapitati, dalla scure della finanziaria. Tutti hanno meno soldi e comuni e regioni tagliano, dove e come possono.

Così da un giorno all’altro la famiglia affidataria/adottiva/problematica, la madre maltrattata/ il genitore di un bimbo con difficoltà/il bimbo abusato si vedono sparire  figure di  riferimento a cui chiedere supporto, o che già fornivano un sostegno.

Ovviamente ( ma perchè deve essere così ovvio?) nessuno avvisa nessuno: i servizi evaporano, spariscono, fluttuano … E persone (non cose o oggetti) restano chiaramente e “tecnicamente” abbandonati.

Non è così dappertutto, ma intanto comincia a succedere.

 

 

Tutti i genitori sanno dei tagli previsti dalla Riforma Gelmini, più alunni, meno insegnanti, meno sostegno ai disabili e via dicendo.

L’ottica è il risparmio, anche qui si taglia e si toglie.

Così i bimbi disabili non hanno più quelle figure che li aiutavano nel percorso scolastico e restano abbandonati alle “buone” volontà di qualcuno. …

E gli altri bambini?

Ma suvvia … in fondo siamo cresciuti tutti con il grembiulino, i voti e il maestro unico .. e non siam morti.

 

 

Marchionne promette vaghi futuri e ricatta ( a mio personalissimo avviso) in nome di un risparmio …

Taglia anche lui, e cerca il risparmio, in una logica che a suo modo ha “una logica”…

 

Tutto questo ha una sua logica: c’è una grave crisi economica mondiale, e i soldi mancano, quindi si risparmia e si taglia su qualcosa.

Una logica (che si dice essere) inevitabile.

La prospettiva “dei tagli” ricade straordinariamente sui diritti, che vengono negati in nome della crisi.

E non basta, perchè questi tagli NON vengono promossi/proposti come un male necessario ma estemporaneo; non sono  “compensati” da servizi suppletivi (più ecomici o leggeri) che indicherebbero una volontà di NON azzerare i diritti.

Questi tagli raccontano di una cultura che non racconta più che quei diritti sono fondativi, perchè indicano :

un pensiero “civile” sui diritti che sparisce (tagliato anch’esso?)

un pensiero adulto sugli sprechi (che dice taglio lo spreco ma continuo a presidiare le fragilità)

un pensiero proiettivo (che si chiede cosa succederà continuando a negare i diritti)

un pensiero progettuale  (diretto alla necessità di tornare a spendere ,e magari meglio, per garantire i diritti).

Eppure io, persino io, in fondo capisco che in un mondo così flessibile una parte di flessibilità è intrinseca, e pertanto muteranno le cose, gli scenari, i pensieri, e le scelte. Magari muterà anche il modo di definire i diritti, di erogarli.

Ma ciò che NON riesco pensare sono i diritti del tutto negati, nella pratica, in un ottica di risparmio e flessibilità.

Ed è ciò che sta succedendo.

Non posso pensare che un bimbo abusato non troverà nessun operatore pronto ad accogliere il suo problema, a supportarlo; non una psicologa che lo aiuterà ad elaborare il trauma, non un educatore, un servizio, non un operatore.

Solo perchè il servizio è scomparso, perchè non ci sono i soldi …

 

Ma potrei anche pensare che la cosa NON mi riguarda,

in fondo (non fosse per il mio lavoro) tutte queste cose potrebbero non toccarmi,

a scuola le mie figlie se la caveranno bene lo stesso (suppliremo come famiglia, e come famiglia allargata avremo persino più chances di offrire una cultura diversificata e variegata),

non siamo metalmeccanici,

non abbiamo problemi legati a qualche fragilità, disabilità, anzianità, etc …

 

Resta però solo un dubbio inesausto …

ma che razza di mondo avranno in dote le mie figlie, vedranno gli adulti oggi disinteressarsi dei loro compagni con disabilità, lasciare soffrire un compagno maltrattato, vedranno che i diritti non hanno valore (anche se esistono pompose giornate dei diritti, per qualsiasi cosa, che resteranno scatole vuote), vedranno un mondo che sostanzialmente che se ne frega.

Qui cresceranno, vedranno, diventeranno donne, adulte … il cinismo magari sarà quotidiano.

I problemi saranno lasciati alla deriva.

Non avrà valore avere fiducia.

Avranno un futuro.

Improbabile perchè svuotato dei diritti.

 

 

lo so, non mi è venuto bene questo post, stanchezza e turbamento si mescolano.

spero però sia chiaro.. sorry

 

Annunci


1 Commento

Blog – Mob

C’è già? Lo hanno inventato già? Forse si, e non importa!

Questo blog è in blog mob, ma per giocare in conto piede non è una mobilitazione contro (che pur resta un implicito) ma pro…

Pro? La cultura che cade a pezzi in Italia, e che non viene curata (Pompei), sostenuta e ricostruita (l’Aquila), o chiusa (come molti teatri). Ha dovuto ricordarcelo, alla prima della scala anche il Maestro Baremboim, che la cultura in Italia vale poco.

Oramai nessuno ricorda che la “bella Italia” lo era in virtù di un patrimonio artistico e culturale, ricco e bello, qualcosa che attirava turisti e studiosi.

Oramai è carne da macello o da svendita o saldo, come la scuola e l’università.

Lasciamo perdere  che l’università è una delle fucine della ricerca e del futuro, vero?

E quindi per non inventare nulla uso biecamente ciò che stanno facendo gli studenti nelle piazze (leggono libri), come ci ha insegnato Fahrenheit 451 (cito Wikipedia)  il cui il protagonista “Scappa poi lungo il fiume, sulle cui rive incontra un gruppo di uomini fuggiti dalla società che, insieme ad altri loro compari sparsi per tutta la nazione, costituiscono la memoria letteraria dell’umanità, in quanto conoscono a memoria numerosi testi.” (cfr nota fondo pagina tratta sempre da Wikipedia).

E allora il mio Blog -Mob consiste nel ri-lanciare in rete frammenti di cultura e di ricordi, parole e suoni, musica e voci…. giorno per giorno, per non dimenticare il valore perzioso della conoscenza e dei saperi. Che non possono essere omologati, ma devono essere ricchi, condivisibili, metticiabili, e non  svenduti o chiusi. E’ un Mob a favore del Bello. E’ un atto di affetto per ciò che è cultura nelle sue forme, alte e basse, classiche o innovative.

 

 

 

 

 

da wikipedia

Il romanzo di Bradbury affronta il tema delicato della gestione delle informazioni e del controllo della società e – sotto questo particolare aspetto – tratta lo stesso tema dell’altrettanto famoso romanzo di Aldous HuxleyIl mondo nuovo, pubblicato nel 1932. In entrambi i romanzi l’attenzione delle persone verso l’operato del governo è annichilita dall’imposizione di un consumo di massa, dove il fine ultimo è apparenza, protagonismo e appagamento materialista. Nonostante il proposito delle dittature, la felicità risulta essere apparente, esistono quindi momenti di tristezza che però possono essere eliminati facilmente grazie all’uso di pillole.

Fahrenheit 451 ha anche numerose analogie con il romanzo 1984 di George Orwell: in entrambi i libri si incoraggia la delazione (persino fra componenti dello stesso nucleo familiare) e si fa un uso massiccio della censura, dove però quest’ultima è organizzata in modo differente. Mentre in 1984 tutte le notizie vengono costantemente falsate ad opera di un ministero delegato, nel romanzo di Bradbury è bandita qualsiasi informazione scritta. I libri sono quindi dichiarati materiale illegale, e come tale, tenuti nascosti nei posti più disparati dai lettori fuorilegge per far fronte alle continue incursioni dei pompieri incendiari.

A differenza di quanto accade in 1984Fahrenheit 451 e il Mondo Nuovo possono essere considerati libri critici verso le degenerazioni informative dei regimi democratici, basati sul sempre più invadente consumo di massa.

In ogni caso il libro di Bradbury ha un finale aperto a una nuova vita e alla speranza, mentre Orwell non lascia alcuna via di fuga.


2 commenti

Notizie dal fronte: la sezione primavera ..

Allora il 3 novembre la piccola inizia con la sezione primavera, ovvero una via di mezzo tra asilo nido e materna (fascia 2-3 anni) , collocata nella scuola materna.

Una robina ben progettata, pochi bimbi, due maestre, una aula dedicata, un progetto mirato.

Parte perché, evidentemente, la direzione didattica investe in modo lungimirante sul nostro futuro,ossia su quello dei nostri figli.

O perché evidentemente, a qualcuno interessa la scuola, l’istruzione, la cultura e lo studio; interessa pure sapendo di rischiare.

La sezione parte perché il MINISTERO ha deciso di pagare le spettanze dell’anno scorso per questi progetti, il che fa ben sperare che alla fine … tra un anno verrà pagato anche questo investimento.

Questo a grandi linee quanto pare stia succedendo, e quanto mi dicono alcuni del settore.

Quindi il nostro fronte, per fortuna si giova di una scuola (locale) che ha ancora voglia di fare scuola.

Grazie a loro.

il ministro, abbiate pazienza, non lo ringrazio ….

(pare sia impegnata a giocare con le bandierine verdi e rosse, i buoni e i cattivi …)


2 commenti

Quando mi impegno … la scuola è un puzzle non un lego …

a non arrabbiarmi … scrivo queste cose ...http://pontiandderive.wordpress.com/2010/05/26/s-o-s-scuola-houston-weve-a-problem-another-again/.

Non so se va bene, ma io mi arrabbio, mi infuoco e ribello ……Come mi sta facendo notare il fisioterapista quando dice che sono un pò tesa….

Lo so.

Mi irrito.

Mi ha irritato tanto, troppo, e magari inutilmente la solita uscita sulla scuola (andiamo in vacanza e mandiamo in vacanza i figli con i genitori a settembre), come se la scuola fosse un posto come un altro, come se non avesse una funzione imponente per il paese, la formazione, per il nostro futuro, quello dei nostri figli ….

Non è l’idea in se che è insana, è il suo mancare di realismo, i genitori lavorano, è mancare di progettazione educativa (quanti stacchi occorrono al cervello per apprendere meglio), è mancare di domande reali (un bisogno sociale forte?). Sembra così che la scuola sia uno dei tanti pezzetti di un lego(uno vale l’altro) , e stando nelle metafore forse la scuola non è un lego ma un puzzle. Cosa succede ad un puzzle se mancan dei pezzi?


2 commenti

cerchiamo di capire che …

Passando da japhy trovo un tema che mi è caro e un ritornare di link sulla comunicazione di genere.

Così mi fermo faccio il mio bel commentino e vado avanti. Poi incuriosita viaggio per blog e trovo questo.

Alla fine nasce questo post.

Perchè se da un lato c’è la comune reazione (più o meno “comune” visto che chi la TV produce non se ne da per inteso) ad un immaginario pubblicitario oramai poco tollerabile o comprensibile, dall’altra c’è anche una seria preoccupazione per ciò che la rete stessa, sui cui stiamo scrivendo e/o leggendo, offra così tanto ma anche facilmente contenuti pedopornografici o simili.

Vero è che legislativamente ci si muove ma la questione è anche (se c’è) chi insegna a guardare le immagini, che aiuta a declinarle, a leggerle interpretarle, e poi (se c’è) chi insegna da interpretare la rete, le immagini, i suoi contenuti la facilità di trovare e interpretare certi link e via dicendo.

Insomma tra la protesta, la libertà, l’eccesso, il reato, la repressione normativa manca una cosa qualcuno che pensi al futuro e che insegni a noi ma soprattutto ai più piccoli fruitori non solo il famoso abecedario e la divina commedia ma anche l’html o la geografia dei link … e via discorrendo.

Parlo della scuola. Si. Una scuola appena riformata, ad un modello obsoleto, purtroppo.

disclaimer

alcune delle immagini relative che si trovano relativamente ai bambini sulla comunicazione di genere sono decisamente perturbanti.

mi sono chiesta se mettere il link e ancora ho qualche dubbio ma credo sia importante sapere di quali immagini siamo spesso inconsapevoli fruitori, anche se adulti.


4 commenti

la mariastella e la maternità

«È un processo di trasformazione fisica e di autoanalisi, di riscoperta di se stesse e di scoperta di una vita che resterà per sempre, visceralmente, legata a noi» dice la dottoressa Piloni. Non abbiate fretta di lasciare il lavoro. Ma nemmeno di ritornarvi. «Libertà non è aderire al modello maschile». Gravida, ergo sum. Gaia Piccardi

Comincio dalla fine di questo articolo del Corriere

E … UNO

A me, la maria star fa anche tenerezza, e lo dico sul serio, in quella volontà di potenza che deriva dal non sapere quasi nulla di una vita che verrà. Del pensare che la carriera viene prima anche di se stesse, del tempo per sapere chi si è e chi si diventerà. La maria star sembra una donna grande, adulta, consapevole e con quel suo particolare cipiglio, quella serverità che ben si attaglia ad un ministro dell’istruzione.

E DUE …

Nessuna mistica della maternità, ma è una questione che ti cambia la vita, non è meglio o peggio. Ma cambia. Ed hai un figlio in pancia per 9 mesi, nella tua pancia. Ci sono paure e rischi. C’è la responsabilità verso un altro, che se (IO) dovessi fare tenere le mie figlie solo da altri – perchè devo subito tornare a lavorare – non farei figli.

Se non stessi con loro, se non mi preoccupassi di farle crescere ed andare, se non potessi coccolarmele o incazzarmi perchè fanno danni, se non potessi aver bisogno di un pò di ossigeno per me … insomma se non mi vivessi la maternità per ciò che è …

Mica sono uno status symbol, i figli dico, come lo è una borsa di prada. Qualcosa da “avere”.

Si fanno perchè c’è qualcosa da lasciare, da passare, di sè e della propria vita, qualcosa che ci trascende. Mica perchè lo dico io, ma perchè il DNA ha leggi più forti e ineludibili anche del Ministro della Pubblica Istruzione o quel che è ….

E TRE

Sarà che quel pochissimo di zen che ho dentro dice che il bersaglio è dentro di noi e non fuori; e la carriera perde il suo senso se non ci permette di realizzarci come interezza, così come avviene parallelamente per la maternità, quando e se rinuncio a me stessa per essere madre …. Se il mio bersaglio diventa fare carriera, essere la ministra irreprensibile che non perde un colpo, e mostrare a tutto e tutti che sono la più brava a varare leggi mentre partorisco. Spingo e voto, voto e spingo.

E QUATTRO

Ma come funziona ‘sta cosa? Mi sembra che manchi un salto concettuale, uno che presidia e legifera sulla formazione, istruzione, educazione di una intera nazione è il primo che rinuncia a fare proprio quello che si propone di far fare agli altri.

Invece di fare tanto la superdonna, che a-noi-mamme-se permette-un pò-più-scafate, puzza già sin dall’inizio, perchè la mariastar non si mette a pensare al suo problema di come sono gli asili per il suo e i nostri bimbi, e le scuole e via dicendo, perchè non pensa che proprio perchè immersa nel flusso della (propria) maternità potrà capire qualcosa di nuovo e diverso sull’educare e insegnare.

Perchè non pensa che se si, acc, avrà bisogno purtroppo della baby sitter sarà meglio che sappia lavorare o che abbia un buon inquadramento formativo, o che vorrebbe tanto un asilo nido “Aziendale” nelle bouvette, per potre fare il suo lavoro sapendo che può anche correre dal suo cucciolo per la pappa…

Non grazie maria star dal tuo fare la super donna non impariamo nulla, dalla tua fatica molto di più soprattutto se poi diventa leggi buona per le madri e le famiglie, che contemplino la convivenza per tutti tra lavoro e affetti e bebè. Proprio grazie al doppio ruolo di donna gravida e parlamentare hai  la possibilità di imparare e pensare cose più adeguate. Sarebbe un peccato non sfruttare proprio questa chance che ci permette la maternità.

Imparare,

insegnare,

imparare ad imparare,

imparare ad insegnare,

insegnare ad imparare.

Ecco l’ho detto. Male che le vada ci sono sempre le mamme blogger che scafate lo sono ... (it mom promette aiuto e noi pure!!!)


2 commenti

Una scuola per bene … (ai miei tempi)

Se c’erano i bulli non si chiamavano così …

Se qualche ragazzino aveva una famiglia disastrata non si chiamava l’assistente sociale …(non dico fosse meglio, era solo diverso)

Se era un pirletta, faceva parte del gioco, e non faceva paura …

Così ho trascorso la scuola media, sotto l’attento sguardo delle prof B. (area lettere) e prof C. (area scienze).

La B. era una donna distinta, una bella donna, lo capivamo persino noi. Una signora, elegante, distinta, molto seria. Una che potevi solo rispettare. Mai fuori luogo o fuori tempo.

E, con buona pace della gelstar, faceva della politica … Nel senso che ci faceva riflettere sulla attualità: era la legge sull’aborto a quei tempi, lei si disse contraria ma ci lascio liberi di pensare con le nostre teste. Questo era fare politica, secondo me, nel modo che può esser fatto da chi insegna. Insegnando a pensare in autonomia, per esempio.

la prof C. si collocava tra spasso e terrore. severissima, implacabile e giusta, ci condiva e serviva l’algebra con battute surreali:

  • “Paganini non ripete” (la lezione, s’intenda) …
  • “tu e il/la compagnuccio/a tuo/a della parrocchietta bella” (state zitte/i)
  • “avete la testa piena di segatura bagnata e biglietti del tram usati” (serve un commento?)

Anche con lei era solo possibile una cosa: il rispetto che veniva da parte degli alunni più “discoli” che sono rimasti agganciati, senza perdersi nei loro deliri. Sono rimasti alunni vivaci.

Le abbiamo reincontrate nel 93, quando noi ex alunni festeggiavamo i nostri 30 anni e loro sembravano immutate, pur con 20 anni in più …

A. un compagno, di quelli più irrequieti, al termine della cena, dedicò e cantò alla prof C. una romanza tratta dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, con questa causale: senza di lei lui non sarebbe riuscito ad essere l’uomo adulto che era diventato. E detto da lui, dal ragazzetto altissimo di allora con quella testa da Caparezza, era davvero sorprendente per noi compagni e per loro proff…

Finale un pò melò ma anche vero … 🙂

Passano gli anni e più apprezzo i segni che le persone hanno lasciato passando nella mia vita, sassi, fiori, matite, segnalibri, affetto, parole, emozioni, concetti, libri, insegnamenti, sorrisi, incomprensioni.

Le mie medie sono stata una scuola per bene, solida, sicura, capace di contenere e controllare anche gli alunni di risulta, i ripetenti, quelli che arrivano da altrove ….

Detto ciò  aggiungerei una riflessione sulla scuola. Ma breve. Ho visto molta fatica, invece nella scuola di oggi, ora imputata ai bulli, ora alla poca severità (santa maria stargel), ora agli alunni con problemi, ora ai genitori molli, ora i prof svogliati e ora quant’altro faccia parte della litania del dejà vù … Ma mai ho sentito parlare delle reali complessità che stanno dietro ad una scuola che cerca di capire come stare in linea con una società che cambia o una società che tenta di capire il suo cambiare in base alle richieste che la scuola porta … E visto che la scuola forma ciò che occorrerà alla società di domani, dovrebbe aver tempo soldi e voglia di progettare e alla società dovrebbe competere di consentire questo processo e partecipare a questo progettare ….