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questione di numeri ..

#quasi50 smetti di atteggiarti e fai quello che sai e che sei.

E’ l’hashtag che mi sono pensata l’altro giorno. 

Perchè qui i quasi cinquanta (anni e ne mancano poco più di due), mi sollecitano troppe cose, molte piacevoli, altre meno. In ogni caso i conti non tornano mai.

Non importa, anche se fa piacere, che ancora chi mi conosce si stupisca per l’età. E’ un atto di micro vanità e di soddisfazione (immeritata): la genetica comanda, in questi casi. Ma è anche un dato irrilevante. I numeri hanno sempre un certo peso nella vita, qualche volta sono oppressivi.

E da un pò il #quasi50 è irritante, perchè quando il gioco comincia a farsi davvero divertente, hai imparato qualche regola, smorzato gli spigoli che ti porti in giro; insomma quando proprio stai comoda nella tua testa, nel corpo, nel cuore … bussa qual cavolo di numeretto.

Irrilevante, ma intanto quel  “mezzo del cammin di nostra vita” è stato oltrepassato, eppure la vita pare proprio una meraviglia, anche nelle profonde screpolature che propone, negli uragani e nelle varie sfighe che la costellano.

Mille cose, adesso lo sai, che puoi modificare. Non il tempo che corre avanti.

Ci tocca imparare ad amare anche le rughe, le senzazioni e i nanosecondi.

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La “democrazia” e la trasparenza dell’anatomopatologo

.. Scrive Vittorio Zucconi, oggi su Repubblica.it:

“Nella civiltà della immagini, non si può restare senza immagini senza generare mostri, sapendo che comunque potranno affiorare o, peggio, essere falsificate da mani interessate a screditarlo. La trasparenza è il prezzo durissimo che le democrazie vere pagano a se stesse, per restare tali. ” Il resto è qui.

Bone cages

L’articolo, ascoltato in radio, mi ha convinto. Almeno per  un pò.

La tesi è che alle democrazie serve la trasparenza; e quindi immagino che anche i vari “wikileaks” e la rete abbiano,  in questo senso,  un ruolo potente. Tesi condivisibile e attraente.

Resta la domanda che mi tormenta: fino a che punto la trasparenza della democrazia ha solo diritti?

La trasparenza s-vela, denuda, denuncia, mostra, evidenzia – con apparente pudore – ciò che si vede attra-verso. Ma la trasparenza delle immagini, immagini da anatomopatologo sono ciò che davvero ci occorre?

I morti, anche simbolicamente,  da sempre sono coperti, velati, chiusi, nascosti e protetti. Noi siamo protetti dalla vista della morte.

Anche se è certo che  i vari CSI e Criminalminds e Dexter dovrebbero avere guidato i nostri occhi a osservare  il fondo oscuro della morte, dei corpi frammentati.

Non ho una risposta di alcun genere. Mi basta sapere che Bin Laden è morto, sento che è importante anche il come; non in un processo e nemmeno armato (se questo sarà appurato). Ragioneremo su questo.

Non mi pare (ci) serva lo strazio svelato dei corpi, il dettaglio che sono il patologo dovrebbe vedere e tradurre in un rapporto. Al limite solo la voce potrebbe narrare, elencare come solo una voce può fare. Non è vero che la vista e le immagini sono la “verità”, possono mentire, almeno come la voce.

In più la vista è molto più intrusiva, penetrante, invadente.

Infine culturalmente l’esposizione dei corpi trucidati è un ricordo di una barbarie antica.

Davvero vogliamo che sia questa la democrazia moderna in cui ci riconosciamo.


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I pezzi spezzati

Questi giorni straniati mi interrogano sulla funzione terapeutica del blog.

E intanto capitano necessita’ pressanti di buttare fuori tutto, tutto cio’ che ci annoda lo stomaco e la vita (famiglia, problemi, lavoro, quotidianita’ o le “strane storie” che annebbiano i pensieri)

Ma la narrazione e il ‘gioco’ che ho scelto, nel blog, non prevede l’outing compulsivo. Ma al limite mi consente di tracciare sottili metafore e pallide icone di cio’ che davvero da fastidio.

I pezzi spezzati, del titolo, nascono da questo fastidio, e da alcune storie “di famiglia” mai raccontate davvero e mai fino in fondo.

Storie antiche e comuni, di guerre e figli rubati. Figli tolti e deprivati sentimentalmente, degli affetti dei genitori. Storie di figli barattati per compensare altri figli perduti, morti, o che hanno scelto altre strade.

Le guerre, si vede, tracciano piu’ ampiamente il confine tra bene e male, tra affetto ed odio. Tra figli/ figli estranei, genitori. Generazioni interrotte dalla guerra, e che dimenticano il continuum in cui stanno inserite. E dimenticano, tragicamente, il compito di narrare queste piccole epopee familiari.

Cosa che affatica le generazioni future, l’assenza di una narrazione, di un qualche tentativo di ritessere quelle trame, lascia buchi e frammenti, strappi che creano estraneazione.
La nostra storia, le nostre radici, belle o brutte sono l’anima delle nostre vite. Fingere che non esistano o che non vadano raccontare svuota di senso la strada comune.


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La politica, le criminal minds, la pietà e un pò di twitter

Della politica ne ho scritto (l’altro) ieri e cosi’ sono a posto con la quotidianita’ e la cronaca in tempo reale. Ma sarà meglio che mi muova perchè siamo già alla serata di #Annozero  …. seppure intravedo all’orizzonde una nuova dose di tosse/raffreddori/notti in bianco (per la figlia mini) che potrebbe mettere a rischio tale “visione”, di scannamento mediatico.

Nel frattempo, a proposito di politica, ho incrementato l’uso di twitter e ne ho pure capito (un pochino) l’uso che se ne puo’ fare. Un grazie speciale va alle compagne di strada dell’azione congiunta sulle #quoterosa e il resto lo sto cogliendo perchè seguo la valanga dei twit su #Egypt e #Libya. Da questi ultimi sono stata davvero impressionata, emozionata e coinvolta, e persino il mio compagno si è “appassionato” di twitter. Appassionato non è la migliore declinazione del termine, ma il pathos c’entra moltissimo con il flusso di parole che raccontano in 140 caratteri e minuto per minuto, pezzi di vita, paura, speranza, rivolta, sofferenza e a volte morte.

L’idea come si muova il mondo che stiamo seguendo attimo per attimo lo potete vedere è qui.

Ma cosa c’entrerebbe Criminal Minds?  E’ una battuta?!

No, e non parlo delle nostre menti criminali locali, ma della serie Tv. Che guardo in assenza di programmi political minds ..

Serie in cui le menti degli innumerevoli serial killer turbano i miei sonni e le mie visioni della serie.

Anche se resta, di fondo, la solita epica lotta del bene contro il male, dei buoni contro il male corrotto dell’anima, contro la follia più inconoscibile e crudele;

insomma della lotta che amo di più, sin da piccola, … la lotta contro il male,

dove il bene vince sempre.

Ma il bene non resta incorrotto e apollineo,

gli eroi del bene sono toccati, feriti nell’anima, alle volte anche nel corpo, sono per-turbati dalla mente malata e crudele del “altro”.

E alla volte nello svolgersi della storia vediamo anche la mente del criminale, alla genesi della sua crudeltà, prima dell’essere costretta a diventare crudele e distorta.

Così possiamo provarne pietà. Pietà resa ancora più facile da un fatto:

alla fine sappiamo che la soluzione arriverà, e il male sarà sconfitto. Gli eroi del bene ne usciranno più umani e toccati dal dolore di vittime e carnefici,

e più capaci di scegliere “per” le vittime.

Così non i nostri politici, e fra di essei sono molti che sono/si mostrano/sembrano (??)  impermeabili al bene e al male, incapaci di pathos verso gli altri;  intenti solo nella grande lotta: quella che fa vincere nel dibattito tv con la battuta che più audience.

Il cittadino, l’elettore, il paese o il popolo sono entità incorporee, numeri da governare. E i nostri “eroi” restano a sventolare stracci di bandiere che non rappresentano proprio più nulla, laddove si sia dimenticato che ogni voto, è prima una vita, un uomo, una donna, un diritto, un dovere, una persona, una storia …

Ci sono altre domande e questioni irrisolte ma le lascio a galleggiare nella metà del pomeriggio, appena riscaldato da un pò di sole.

 


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V come vanità, visibilità, vergogna, valore, vicinanza @DonnePensanti

Ecco, me ne ero dimenticata, invece le cose si ripresentano alla porta e bussano!

Toc Toc…. siamo le storie, le cose che hai detto e siamo tornate.

Porc, acc …..

Ecco è uscito il pdf di questo:

Volume autoprodotto

Svegliatevi bambine: voci dal pluriverso femminile.

C’è dentro una “cosa” che ho scritto, e che è stata anche letta in uno spettacolo teatrale a tema.

E’ frutto di un lavoro collettivo di scrittura e del lavoro concretissimo di Francesca Sanzo, Silvia Cavalieri (editing), Stefania Prestopino e Marcella Mastrorocco (grafica e stampa).

E’ figlio della voglia di “fare testo” delle donne.

E’ un opera collettiva, corale, piena di luci e ombre. Luci accecanti ed ombre che permettono di riposare.

 

Sono felice di essere lì, tra quelle voci, vorrei godermela. Eppure sento la spinta contraria che sfotte la mia vanità. Che palle!

Ma quando si fa pace con la propria visibilità e amicizia con il pudore, e si tiene a bada la parte esibizionista di se, e la si usa senza menate e senza eccesso?  (e non è una domanda retorica)

Acc!

acc!

acc!




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Stonature di inizio d’anno

1.1.2011

Va proprio così, una giornata insapore e piatta come una tavola di compensato.

Tutto è un pò stonato, bizzarro nel suo restare privo di colore e dinamismo.

Le emozioni sembrano assopite, senza un perché apparente, poi mi ricordo la stessa sensazione nei giorni dell’università, dopo ogni esame.

Uno o due giorni piatti, pallidi, svuotati, asettici … Quasi più faticosi dei precedenti, affollati e caratterizzati dalla fibrillazione, pieni di parole studiate e da ricordare.

Quel vuoto, questo vuoto non si colma, nemmeno le fatiche o la stanchezza sembrano scalfirla.

 

Ma forse è così che deve essere un fine d’anno degno di nota, fermare il tempo, dare un tempo insapore e vuoto, rallentato, incolore.

Prima di cominciare a ri-dipingere l’affresco del nuovo anno.

Intanto i suggerimenti indiretti delle amiche blogger mi hanno spinto a cercare le parole chiave da tenere in conto, nei giorni a venire …

 

Scrivere.

Bellezza.

Danza.

Blog.

Misura.

Determinazione.

La mia immagine per iniziare.

 


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Guardare. Una madre.

Sembra un racconto. E non lo è.

La signora XXXX, la incontro quasi ogni giorno, ha un figlio coetaneo della grande e una figlia un pò più grande. Mi capita di fermarmi a parlare con lei, anche se per bervi attimi.

Una donna che parla tanto, quasi travolge con il flusso veloce delle parole, ed io la scopro mano a mano, come una persona colta, attenta e sensibile. Che non ti guarda mai in faccia, nel suo eloquio veloce, e non per maleducazione; il suo sguardo è sempre rivolto lontano, altrove.

Lei è fisica, presente, e potente in ciò che dice, una donna forte che resta impressa. Eppure lo sguardo va sempre altrove.

Un giorno, nella sua  lievità adolescenziale, inconsapevole, la mia figlia grande mi dice che primogenita della donna soffre di sclerosi multipla, da circa 5 anni. Lei lo dice come fosse una banalità e non sa nemmeno cosa sia la sclerosi.

Un giorno la incontro in un negozio, con la  sua figlia grande, che sta (ancora ed evidentemente) bene, studia, è brava, studiosa, intelligente, davvero carina, simpatica, piacevole, allegra.

La madre sorride mentre parla e mi guarda in faccia, intreccia lo sguardo, non guarda “altrove”.

Il suo altrove sta lì accanto a lei.