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V come vanità, visibilità, vergogna, valore, vicinanza @DonnePensanti

Ecco, me ne ero dimenticata, invece le cose si ripresentano alla porta e bussano!

Toc Toc…. siamo le storie, le cose che hai detto e siamo tornate.

Porc, acc …..

Ecco è uscito il pdf di questo:

Volume autoprodotto

Svegliatevi bambine: voci dal pluriverso femminile.

C’è dentro una “cosa” che ho scritto, e che è stata anche letta in uno spettacolo teatrale a tema.

E’ frutto di un lavoro collettivo di scrittura e del lavoro concretissimo di Francesca Sanzo, Silvia Cavalieri (editing), Stefania Prestopino e Marcella Mastrorocco (grafica e stampa).

E’ figlio della voglia di “fare testo” delle donne.

E’ un opera collettiva, corale, piena di luci e ombre. Luci accecanti ed ombre che permettono di riposare.

 

Sono felice di essere lì, tra quelle voci, vorrei godermela. Eppure sento la spinta contraria che sfotte la mia vanità. Che palle!

Ma quando si fa pace con la propria visibilità e amicizia con il pudore, e si tiene a bada la parte esibizionista di se, e la si usa senza menate e senza eccesso?  (e non è una domanda retorica)

Acc!

acc!

acc!




3 commenti

Un titolo fuorviante: “Latte materno = forza + intelligenza potenziata”

Vabbè si vede che bisogna sempre togliersi qualche sassolino dalle scarpe, e provare a dire la propria. Il silenzio rischia di legittimare uno stile brutto,  fuorviante e  poco chiaro nel dire le cose.

Uno:

fare la madre è una faticaccia. Una bellissima fatica. Una fatica moltiplicata da titoli cretini come questo (l’articolo NON dice ciò che il titolo promette), e per fortuna. E’ faticoso saper scegliere, orientarsi e alle volte capire cosa è importante.

E sul latte materno si giocano guerre atroci  e scorrette:

da un lato le aziende che producono i latti in polvere che pompano i propri interessi, a volte come nel famoso caso della Nestlè , e per le quali fare i propri interessi diventa quasi doloso.

da un lato la rivendicazione dell’allattamento materno come migliore alimento nella primissima fase della vita finisce per essere giocato sulla pelle delle madri che a seconda del punto di vista scelto diventano moderne Crudelie de Mon opposte a “sante subito” che allattano fino ai 3 anni del pupone. O madri cattive o madri perdutamente mucche.

E in piena tempesta ormonale post partum non è facile sentirsi subito competenti.

Due

questo è un buon modo di parlare di allattamento al seno:

L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF

L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità.

OMS, Ginevra, 1989

Strategia globale alimentazione neonati e bambini OMS/UNICEF

 

Tre

Sicuramente ci sono le madri che non allattano al seno per vezzo, fastidio, fissa, lavoro, per motivi futili, per motivi estetici, per motivi gravi e seri.

Ma su tutte spesso si stende la patina di madri cattive, anaffettive, che vogliono il loro bene in modo egoistico e non pensano al bene del proprio bimbo … (e di ciò avrei anche un paio di aneddoti personali, molto sgradevoli).

La rete ci consente di narrare la maternità da un punto di vista nuovo (il famoso 2.0): il nostro. E dove gli esperti possono aiutare ad orientare, scegliere, pensare, rassicurando, sostenendo, insegnando…. senza pretese di essere gli unici depositari del sapere sulla maternità.

 

Per chiudere, un titolo così, illude di trovare la magia per “avere”  figli più  intelligenti e forti; cosa che l’articolo non dice. L’articolo, con un titolo così, fa un cattivo servizio alle madri, all’allattamento, alle madri che tentano precari equilibri, e ad ogni  una riflessione seria sull’alimentazione.

Smettiamola di farci parlare addosso.

 

Oggi è la giornata in cui pensare come diffondere la cultura della prevenzione di tutte le forme di violenza ed abuso sui bambini, in Italia e nel mondo, e spingere le istituzioni e governi a rafforzare le misure per la protezione dei minori.


6 commenti

Guardare. Una madre.

Sembra un racconto. E non lo è.

La signora XXXX, la incontro quasi ogni giorno, ha un figlio coetaneo della grande e una figlia un pò più grande. Mi capita di fermarmi a parlare con lei, anche se per bervi attimi.

Una donna che parla tanto, quasi travolge con il flusso veloce delle parole, ed io la scopro mano a mano, come una persona colta, attenta e sensibile. Che non ti guarda mai in faccia, nel suo eloquio veloce, e non per maleducazione; il suo sguardo è sempre rivolto lontano, altrove.

Lei è fisica, presente, e potente in ciò che dice, una donna forte che resta impressa. Eppure lo sguardo va sempre altrove.

Un giorno, nella sua  lievità adolescenziale, inconsapevole, la mia figlia grande mi dice che primogenita della donna soffre di sclerosi multipla, da circa 5 anni. Lei lo dice come fosse una banalità e non sa nemmeno cosa sia la sclerosi.

Un giorno la incontro in un negozio, con la  sua figlia grande, che sta (ancora ed evidentemente) bene, studia, è brava, studiosa, intelligente, davvero carina, simpatica, piacevole, allegra.

La madre sorride mentre parla e mi guarda in faccia, intreccia lo sguardo, non guarda “altrove”.

Il suo altrove sta lì accanto a lei.