PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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elaborare il mondo …

Ma chissà perché “l’espressione sessuale” a scuola, in ogni sua forma, è ignorata, espulsa e scissa. Oppure punita. Non nella singola scuola, che di certo ogni scuola si sente dotata delle più raffinate competenze, o in quella si attiva seriamente – mettendosi in discussione, o infine in quella che si salva grazie a resistenze di portata mondiale (io non non sapevo, non c’ero, non c’entro).

Fingere che certi temi non esistano, o somministrare blandi palliativi è un ottimo modo per sentirsi a posto e puliti.

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Occhio non vede … disattenzioni

Generalizziamo pure.

Una scuola.(Scuola media)

Forse come tante.

I maschi quasi di abitudine toccano il sedere alle femmine, che spesso ridacchiano. Le femmine vanno a scuola truccate e a volte vestite come sedicenni al sabato sera.

Nessuno dice nulla, nessuno vede nulla.

Un incontro tra corpi, agli albori di quel che saranno gli amori, le delusioni, le disillusioni, lacrime e cuori spazzati. Di quel che saranno amicizie, scoperte, sentimenti, tradimenti, imbarazzi, pudori e intimità.

Ma gli adulti, ancora una volta si distinuguono per ciò che non vedono, anzi per ciò che nemmeno guardano.

Già chissà cosa guardano?

Intanto quei corpi provano a comunicare con un linguaggio grezzo, fatto per gli adulti, il sesso e la sovraesposizione dei corpi. (l’effetto “velina” e “uomini e donne” docet, non solo per ciò che riguarda i modelli della tv).

Ma tanto gli adulti non sono responsabili e custodi dei corpi, al massimo vietano di andare in cortile, capitasse mai che uno si rompa un braccio correndo. La scuola perciò si tutela con il divieto.

Di nuovo i corpi restano prigionieri dell’aula, del banco, dei corridoi. Dove passare il tempo, repressi ma invisibili.

Straordinariamente ed eccezionalmente è qualche prof di religione, o l’educatore (dove e se c’è  .. e che fortuna hanno le scuole dove arrivano occhi nuovi e parole diverse) che introduce l’argomento, ora la prostituzione, la tratta, ora lo smitizzare con un sorriso o una battuta l’ormone ballerino del 13enne.

E tutti sanno – da quel momento in poi – che quel corpo lì, che è il loro: é.

Corpo che Esiste, parla, E’ visto/guardato, e può essere nominato, aiutando il dialogo tra maschi e femmine. Se lo dice il prof, o l’adulto, se l’adulto “ha” le parole, se dice cos’è qual corpo, lo rende possibile, lo permette ,lo presentifica. Ma anche lo rende in parole.

Allora il dialogo tra maschi e femmine può avviarsi su binari più complessi, non solo la “palpatina” o il trucco pesante, ma anche incontro di parole, che poi torneranno ai corpi.

Un incontro meno fragile o strappato, un incontro possibile davvero.

Basta anche anche l’adulto offra uno sguardo e una parola ….


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Ripartire dall’ABC

Va da se che alle volte, nonostante mi abbiano insegnato il valore pedagogico del resistere (al cambiamento … Educativo), devo ammettere che l’educazione non e’ cosi’ omnipresente e la resistenza a capire a volte e’ proprio (proprio) capziosa e innaturale.

Allora va in questo senso l’insistita pretesa che la manifestazione del 13 febbraio in tutta Italia – “se non ora, quando?”non sia altro che una forma di becera di moralismo di una sinistra vecchia ed esausta. Lo hanno detto molto chiaramente le”deputate /amazzoni” del Pdl, intervistate per L’infedele, di Gad Lerner. Loro per questo non ci saranno alla manifestazione, figlia della sinistra bacchettone, loro che combattono per la dignità giorno per giorno, in silenzio e privatezza. Sembra che la lotta per la dignità sia diventata solo un fatto individuale e non anche un fatto collettivo. Ma forse non sanno che le donne italiane perdono lavoro e credibilità professionale a partire dal primo figlio?

Così tanto per tirare in ballo ” un fatto”  banale….

L’infedele ieri sera ne ha parlato, ma la puntata non l’ho ancora trovata da pubblicare …

E ad essere onesti forse non hanno tutti i torti, laddove l’agone politico sembra  piuttosto sfruttare il fastidio per le prassi erotiche di un vecchio premier, che non gli eventuali reati ad esso connessi.
Eppure forse se  siamo onesti laddove i nostri vecchi hanno manifestato ancora gusto della vita, con intelligenza, pudore, savoir faire, desideri fisici, alimentari e intellettuali …  (forse)  ne siamo stati, persino, lieti;  laddove questo ci diceva che negli anziani (il nostro futuro prossimeo venturo) prima della morte c’è ancora tanta vita, forse speranza.
Certo il senso della misura, dopo una certa eta’, sarebbe opportuno per non cadere nel grottesco, ridicolo e penoso. Come accade.

Ma pazienza, non facciamo i moralisti. Sono i reati che contano, non il viagra.
Ricordiamocelo.

Mentre la liberazione sessuale, la legittimazione di questa parte della (nostra) vita …  e’ un patrimonio storico ed intangibile di questo paese, del 50% del paese.

Noi donne.


Una parte legittimata, se non lo ce dimentichiamo, insieme alla conquista di una serie di diritti e di possibilità, servizi che la crisi economica e una politica vetusta, antiquata e maschilista, soprattutto molto ignorante (lega) o imbelle (pd), stanno erodendo.

Abbiate pazienza saremo in piazza non perchè schifate dal sesso di un vecchio, ma per i diritti, per il futuro, per il lavoro, per i servizi, per la maternità, per la famiglia e tutte le questioni che richiedono dignità, attenzione, finanziamenti, cultura e rispetto.

Abbia pazienza il signor b., se si colloca nella legalità potrà continuare a fare ciò che gli pare, basta che non sia a spese nostre, che non sia a carico del paese, che  non ci esponga al ridicolo internazionale (si sa che i contratti a volte “saltano”, se si risulta essere il paese di Pulcinella, o quello delle banane, insomma laddove la serietà non è garantita), basterebbe che non ci danneggiasse, e soprattutto basterebbe smettesse di voler essere il centro dei pensieri del paese.

Al limite, noi, ci potremo tenere quel senso di pietà e disgusto che vien fuori davanti alle persone che hanno perso il senso della loro dignità.

Per il  resto mi pare equo, no?


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Perchè non ci sono solo cavoli e cicogne

Ma è troppo bello quello che scrive mammamasterdam per non condividerlo. Il titolo è per l’appunto

Le domande difficili dei bambini: sesso, droga ma non il rock’n roll.

E in aggiunta questo come regalo natalizio …


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Un mail bombing che non mi convince interamente

E ‘ partita una mail bombing per l’ennesima pubblicità ammiccante, che tenta di vender qualcosa attraverso un sedere femminile…

Scelgo di esprimere la mia perplessità in uno spazio meno collettivo per lasciare che l’iniziativa legittimamente prenda il suo respiro. Iniziativa che comunque vede coinvolte un sacco di energie femminili, lo vedo sui gruppi facebook che stanno fiorendo, e dal dibattito quasi furioso sul femminismo sollevato dalla Tamaro sul Corriere della Sera, e seguito da una coralità di pensieri.

Perciò è bello che tutto si muova. Non voglio smorzare un onda che credo sia anche necessaria.

Qui solo aggiungo la mia voce.

Vedo il cartellone che ha stimolato il mail bombing: brutto, stupido. Vende qualcosa in modo idiota. Incapace di rinnovare la magia provocatoria di  jeans – hot pants , di “quel chi mi ama mi segua”, che allora fu un inno alla sessualità libera degli anni 70;  e che mandò in tilt i ben pensanti. Allora il corpo andava liberato.

Oggi va ancora liberato: da molte visioni distorte. E non è sempre e solo il corpo delle donne la prima vittima.

Stiamo accorte/i.

Nn giochiamoci solo la carta del corpo delle donne, non estremizziamo ogni sedere e ogni paio di seni che vediamo. Rischiamo di attaccare solo la parte più evidente del problema, levando energia a problemi più sottili e subliminali.

Quella pubblicità fa schifo, ma anche tecnicamente: brutta, goffa, inutile. Come un sacco di pubblicità. E il criticarla rischia di essere simile allo sparare sulla Croce Rossa.

E allora?

Ecco vi butto lì una pubblicità che vedo come più rischiosa, quello del noto prosciutto, con il papà salumiere che fa assaggiare il prodotto al proprio bambino: una fetta di prosciutto avvolta su un grissino.

Bimbo che assume la medesima aria goduriosa ed intensa della “bella topolona” o di quelle che fanno l’amore con il sapore.

Dov’è il rischio o i rischi?

Il cibo non è sesso, può anche non esserlo, può esserlo nel gioco privato di due che si desiderano. Punto.

Il cibo è la fame di chi ha fame davvero, il cibo è appetito dopo una corsa nei prati, il cibo è riempirsi, il cibo è sapore, è nutrimento, è fornire i muscoli e il cervello di energia.

A 7/8 non si può godere del cibo come ho visto fare in quella pubblicità, a meno di non essere candidati ad una precoce obesità, cibo come insaziabile voluttà di corpi da riempire per non sentire …

Insomma quel prosciutto è più pericoloso di quel sedere.

Quel bambino e i nostri figli penseranno che tra cibo e sesso esiste solo questa equazione possibile cibo=sesso. (Intanto spiegate ai bimbi che vivono davvero la fame cosa c’entra il sesso con il loro bisogno di NON morire). Quindi forse troveranno più complicato capire le differenze, con conseguenze piuttosto immaginabili.

Insomma per concludere, credo che oggi noi si sia tutti un pò più sensibili all’uso sconsiderato dei corpi, forse perchè ci stiamo sbattendo perchè il corpo ritorni a parlare, smettendo di essere solo oggetto da sesso, ma soggetto complesso, interezza corpo mente. Però temo anche il rischio di stigmatizzare solo l’eccesso di corpo femminile in pubblicità … Fino all’estremo dove c’è l’incazzo estremistico anche per la pubblicità della biancheria intima, non ultimo come quello letto oggi su facebook.

Partendo da fatto che che – ad oggi – la società dei consumi vive di pubblicità, e visto che per ora tale società non l’abbiamo ancora cambiata (volenti o meno), abbiamo la responsabilità di chiederci se non sia necessaria una analisi più fine ed attenta, ai messaggi sconsiderati e più subliminali.


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Questioni di genere … e di yogurth

Su questo sito viene documentata e molto bene, attraverso video, foto e commenti, la questione delle comunicazione di genere, ossia di come i media raccontino le donne attraverso le immagini.

Questo blog continua ad ospitare la questione e a creare link attorno all’argomento.

E io continuo a produrre e riprodurre perplessità

Il mio osservatorio è locale, geograficamente collocato in Italia, la patria dal latin lover, del paparazzo e della dolce vita, del maschio predatore e dell’utilizzatore finale.

Insomma sembra che, noi, si viva in un luogo dove si può vivere solo permeati di questa aura di sessualità un pò spinta, dell’erotismo collocato perfino nel sofficino, del corpo femminile eroticamente spalmato sulla tavola sotto lo spaghetto all’amatriciana.

Come se non potessimo mai smettere di esser perturbati dall’eros, di fare l’amore con il sapore, con il sapone, con il vino, l’acqua, il formaggio, lo shampoo, l’auto, il divano, il vestito …. Come se l’eros fosse prima e ovunque, ma soprattutto come se fosse sempre una donna sottomessa, e perennemente pronta all’amplesso. Come se tutto dovesse sempre esser esposto, chiaro, chiarito e dichiarato. Senza sfumature o attese. Tutto subito visivo.

Il gioco del quiz e il dettaglio anatomico, la tg e la scollatura, il balletto (è ovvio) e il sedere, e via di seguito.

Ma cosa ci manca?

Sembra l’ipercompensazione di chi e per non fa e dice di fare, illudendosi che dirlo produca una realtà?

C’è uno svuotamento dei corpi che simulando l’eros lo negano, lo svuotano di vita e significato. Rendendono tutto sempre più un oggetto da fruire (declinato in corpo > oggetto > donna> da usare) con le ovvio conseguenze. Una prersona è diversa da un oggetto.

Un povero paese di vecchi erotomani inabituati all’uso.

Ecco a cosa ci stanno riducendo. Se la pubblicità deve ridurmi a qualcosa preferisco esser ridotta così …