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Funerali

è di moda applaudire ai funerali.

incapaci di resistere all’attimo di silenzio che attornia una emozione.

la morte non è un atto di bravura, per quanto sia, certo, una opera prima, una prima volta.

(in realtà nemmeno un matrimonio lo è ma oramai si applaude a prescindere, azzerando gesti simbolici e momenti di silenzio).

si vive con l’applauso inside>tv docet?

che sia una prima risposta al post precedente?

wikipedia: alla voce applauso

L’applauso è fin dall’antichità un modo per esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone. Già gli antichi romani applaudivano i gladiatori vittoriosi nelle arene. Tale manifestazione consiste nel battere i palmi delle mani ripetutamente producendo un suono secco e forte, che solitamente unito agli applausi di altre persone risulta simile a uno scroscio. Nell’ antica Mesopotamia gli applausi venivano utilizzati per coprire le grida delle vittime sacrificali durante i riti religiosi. Le situazioni che richiamano un applauso sono tipicamente individuabili al termine di spettacoli, concerti (al termine dei brani), recite teatrali, anche al seguito di battute particolarmente consone alla situazione e divertenti, eventi sportivi nei quali si vuole sottolineare la bravura del campione per il quale si fa il tifo.

un gesto imbecille? forse!

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finalmente anche io faccio parte di una elite (di merda)

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Ma a tal proposito ne scrive ben più egregiamente michele serra. ma aggiungo anche ciò che arriva dal il sole 24 ore (mica il manifesto)

In più d’uno si chiedono se non sia il caso che anche il ministro Brunetta, come il suo capo, affronti un lungo percorso di psicoanalisi. Non saprei dire.

Nel dubbio però ora mi posso beare del mio elitarismo. Certo è ben strano che la politica di oggi spesso sia diventata luogo di cura (??) in cui stanno radunate una accozzaglia di personalità sofferenti.

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Sbaglierò, magari anche io, ma è difficile vedere  in certi isterismi, istrionismi, in certi ululati alla luna … il segno di persone che pensano prima di agire; visto che a loro sono affidate le sorti del paese, le leggi e alcune decisioni importanti per la nostra vita. Se a Brunetta non piace la sinistra, è legittimato a parlarne; ma lo si vorrebbe vederlo fare in modo critico e approfondito, lucido, anche corrosivo, anche potente, sarebbe persino una sferzata di energia; ma il berciare è da bar, durante la partita a scopa o dopo un congruo numero di bianchini.

Altrimenti uno non sembra più un politico ma uno … un pò fuori di testa.

La confutazione è una bella arte, delle quale bisogna – però – essere esperti, o almeno capaci; ultimamente un mio formatore spiegava che la critica per essere importante, va fatta alla parte intelligente del discorso dell’altro, non agli scarti del pensiero, alle parti ovviamente più deteriori.

Magari Brunetta fa bene a segnalare alla sinistra che la sua funzione di opposizione serve anche al governo per poter contare su una contrapposizione, che inevitabilmente finisce per mostrare tutte le criticità e per legiferare meglio.

(Certo faccio fatica ad immaginarlo possibile oggi con questo governo, fragile, ossessionato, isterico e berciante).

Dire “merda” “andate a morire ammazzati” e via dicendo non corriposnde proprio ad un esercizio di pensiero, non dico di intelligenza, dico proprio e solo pensiero: attivazione neuronale minima….

Per la prossima esternazione, sennò, ci toccherà ascoltare un infantile “non mi hai fatto niente faccia di serpente, non mi hai fatto male faccia di maiale” ma anche “cacca, puzzi, scemo, culo, cicca cicca, faccia di palta” e via a seguire


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casalinghità, un lavoro del cavolo ….

E’ vero.
non mi ci abituo, e magari nemmeno faccio troppi sforzi …
diciamo che non ho nemmeno troppa voglia di sforzarmici.
la casalinghità mi espone ad un non ruolo sociale, sofferto e silenzioso.
privo di quella ricchezza che permette il lavoro, mi sento scacciata in un ruolo svuotato la complessità espressiva e creativa che comporta risolvere o affrontare un problema, e forse soprattutto svilito dalla inutilità di comunicare attorno al suo oggetto.
a nessuno della mia famiglia (com’è ovvio, nemmeno a me interesserebbe) fotte nulla se ho lavato i vetri o i pavimenti, o tantomento interessa discutere sulla tipologia di detergente sarebbe più proficuo usare, o sulla profumazione più gradevole.

la comunicazione è parte delle mie necessità esistenziali, così pure la ricchezza riflessiva sull’oggetto attorno al quale si ronza (lavoro educativo, nello specifico), per non dimenticare il gusto della problematicità che obbiga a trovare nuove strategie per fare ed imparare, ed infine la possibilità di costruire insieme agli altri, cooperare, riflettere, scambiare etc etc etc
come a dire che l’avere un cesso luminosissimo, scintillante, pulitissimo, non mi pare così interessante, e per quanto mi risulti essere una personalissima necessità igienica ed olfattiva fondamentale, umanamente mi indispone.
non ci trovo gusto.
forse la casalinghità richiede qualche abilità che non è contenuta nel mio dna, esige una competenza zen nel fare cose bene, rilassate, per sè, senza attender un ritorno su un piano più esteso, è un fare che non abbisogna riconoscimento.
magari bisogna essere in pace con se stesse, e saper stare in un luogo circoscritto.
non so e non capisco.
davvero