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Se un iphone (5) non fa primavera

E’ ricorsivo.
Nelle bacheche Facebook una tesi impera. Non solo, è di oggi anche in una mail giuntami, a buttar benzina sul fuoco.

Gli italiani sono un popolo di fuchi, di invertebrati che non vanno in piazza a protestare (come i piu’ bravi compagni di classe spagnoli ed greci); ma fanno folla, massa critica, popolo, piazza solo per andare a comperare l’iphone. Continua a leggere

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su NO TAV

N.d.a.

Pubblico, come da cortese richiesta:

Segnalo che abbiamo pubblicato gli atti del convegno scientifico del 26 Aprile 2012 al Politecnico di Torino: “TAV Torino-Lione: quali opportunità e criticità“, promosso da esperti e docenti di varie Università.
Sono disponibili gli interventi di tutti i relatori in formato audio-video, così come i documenti utilizzati (presentazioni PowePoint, documenti pdf…)
Trovate tutto qui: http://www.notavtorino.org/documenti-02/poli-26-04-2012/

Ad inizio 2012, oltre 360 tecnici e docenti universitari avevano inviato un appello al Presidente del Consiglio chiedendo un ripensamento sulla questione della linea Torino-Lione.
Attraverso dati oggettivi e criteri di valutazione verificabili con metodo scientifico, il convegno ha esaminato la reale consistenza tecnica degli argomenti indicati a sostegno della costruzione di una nuova linea ferroviaria in aggiunta a quella già in esercizio tra Torino e Lione, e le sue criticità.

Invito a dare la massima visibilità a questo materiale nei diversi siti, nelle mailing list ecc. 
Crediamo sia importante che chi non ha partecipato al convegno, soprattutto chi vive lontano dalla Val di Susa e da Torino, possa conoscere cosa è stato detto in quella sede: se dimostrare di avere ragione non è certo sufficiente per indurre governo e soci (in affari) a fare retromarcia non è da sottovalutare l’importanza di iniziative come questa che puntano a far crescere il consenso sulle ragioni no-tav. Pubblicizzare ciò che è stato detto al convegno è uno dei tanti modi per tentare di far terra bruciata intorno agli irriducibili che non vogliono sentir ragione.

Ezio Bertok


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e il triangolo no, non lo avevo considerato … (io, lui e il web)

Lo ammetto con lui l’amore non è stato a prima vista, un anno di rodaggio, e poi il tutto è esploso.

Certo ce ne sono stati altri, ma lui resta il preferito.

Ma adesso ..

il fatto è che non son mai stata capace di resistere alla possibilità di esplorare e scoprire nuovi mondi, possibilità. 

La mia vita è fatta di innamoramenti, siano libri, storie, oggetti, progetti, persone … socialnetwork. Ho bisogno di ossigerenare il cervello con passioni, emozioni, curiosità. E ammetto che la rete e i social mi danno la giusta possibilità.

Appunto è di questo che parlo.

E si chiama Google+ 

Non lo amo come Twitter, ma lì è “amore vero”, ma certo sfizia la mia curiosità, e per fortuna ho un lavoro che mi obbliga a capire come gira il mondo, e in questi tempi il mondo gira davvero a più velocità, la rete lo sta facendo girare moltissimo.

Ironia o meno …. il fatto sta che la rete è diventata una parte significativa della mia vita, è stata una bella botta di consapevolezza.

Salutare e salvifica nell’attraversare l’esperienza della casalinghitudine di una neo mamma che non lavora più 38 ore a settimana, della (neo) professionista che testa le proprie possibilità di inventarsi una carriera a 44 anni, della ex milanese alle prese con la difficile vita in un paesello di 700 abitanti …

Insomma stare connessa mi ha tenuto “connessa” alla mia testa, alla mia potenzialità creativa, e poi a molte possibilità, molti temi, molti pensieri, e persino ad alcune possibilità di azione (lavori, progetti etc) …

La cosa più difficile da gestire invece è la connessione familiare, i tempi di entrata uscita dal web (luogo che è “anche” di lavoro), trovando un precario ma necessario il bilanciamento tra una vita molto social e con numeri imbarazzanti di contatti, persone, chiacchiere, battute, alle volte di incontri fisici e infine rappresentata anche da azioni, comunicazioni.

In effetti è la seconda donna che è in me, che al paesello fatico a gestire le relazioni (non ce la posso fare “davvero davvero”), ma in rete o al lavoro sono garrula e iperattiva.

La vignetta è molto precisa e ha il pregio di riuscire a fotografare – molto bene  – sia la dimensione di doppiezza sentimentale tra utente e vari social tanto quanto quella concretamente familiare.

Lo ammetto la mia soluzione immaginaria e ideale sarebbe una integrazione familiare più social, quindi rappresentata da un aumento delle interazioni in rete anche con il mio compagno, laddove non siamo co-presenti in casa. In modo che la rete non sia percepibile come un mondo alieno, lontano in cui vivo una seconda vita, ma un altro luogo di scambi comunicativi in un luogo diverso dalla nostra cucina, in cui meticciare esperienze e storie.

C’è da capire come farlo, o siamo condannati al triangolo io, lui e il web?


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Un signor …. Pane

Dopo un anno esatto dalla sua scomparsa, siamo riusciti a riordinare la paletta impastatrice per la macchina del pane.

Non era chiaro ne il “come” della sua scomparsa ne il “perché” fosse l’unica paletta in riordino dal 13 gennaio 2010. E con le spese di trasporto mi e’ costata quasi come una intera macchina, del pane, nuova.
Da qui e’ partito un delirio familiare in tema di autoproduzione alimentare e di autarchia consumistica (di mio prefeteirei parlare di anarchia e di disingaggio dalla gdo).

Come già detto per il riscaldamento si va a stufa, almeno per ora, e la legna la procura il nonno della creaturina. Quindi siamo a costo zero e a km zero, lui come un vero boscaiolo del Arkansas si procura enormi tronchi, li taglia e riduce in pezzetti atti alla stufa!

Le farine sono macrobiotiche e comprerate dai macrobiotici che hanno il puntovendita, qui, al paesello. Anche qui siamo a basso impatto ambientale e kilometrico.

L’uomo di casa pressa anche per la macchina del tofu e quella per fare la pasta, così da disincentivare l’uso di latte vaccino, e avere pasta e biscotti casalinghi.

Poi vorrebbe anche passare alla produzione marmellatiera.

Detto ciò non so se riuscirò a sopportare cotanta autonomia dal mondo dei consumi, o forse si, basta che non mi comperi un telaio per farne lenzuola e camicie…

La riflessione invece che mi piace tenere qui e’:

la possibilità come la tecnologia riesce a permetterci alcune piccole scelte, che ci migliorano la vita, qui nella casa nuova e  in un paesello tutto sommato (per i miei standard milanesi) lontano e disperso nella “piattura” padana.
Ovvero Internet, il mac e il ponteradio a 2 mega per i contatti con il Mondo, per il lavoro di entrambe, per una serie di acquisti (libri, tecnologia di piccole dimensioni, libri, alimenti bio conservabili, detersivi e co.)
Il wireless.
Le attrezzature tecnologiche per la produzione di cibo, dalla macchina del pane in poi…
Insomma la possibilità di smacchinare meno ma soprattutto per il cibo, pe riuscire a raggiungere una migliore qualità degli alimenti,

… che quaggiù anche il pane riesce ad essere una roba asciutta, secca, sbriciolosa, pallida, incolore e mediamente insapore. Sara’ la nebbia o la ‘piattura” della pianura.


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Il Po è un cappuccino, i campi son zuppi e altre stranezze ambientali

Passando, sul Po, qui vicino, lo vedi è limaccioso e ribollente, d’un bel color cappuccino schiumato.

Pericolosamente in zona rossa. Si porta dietro legni frantumati e altro ancora.

 

I contadini nei campi limitrofi “pucciano” le zappe nelle pozze d’acqua, non assobite dal terreno. Perplessi.

 

Il vicino macrobiotico, mangia solo sano e biodinamico, non usa il cellulare per via delle radiazioni, e scrive ancora con una macchina da scrivere, anche se gestisce una piccola azienda.

 

Poi una si chiede ma dove sono le aree golenali?

E perchè ai simpaticissimi contadini non viene in mente che le miriadi di schifezze chimiche che sbattono nel terreno? E che magari , occasionalmente, incidono in un terreno ormai incapace di produrre o drenare?

E che senso ha farsi una menata per il computer se l’orribile magaraffineria è ad un manciata di km da qui??

Sembra che viviamo solo nel qui ed ora, e in scenari piccini piccò, come se il mondo attorno o futuro non esistesse. Come se bastasse essere vegetariani  ( lo sono) per suggellare un patto di non belligeranza con il mondo. Come se restare perplessi davanti al dissesto idrogeologico bastasse e de-responsabilizzarsi davanti alla chimica massiccia. Come se non usare il cellulare ci mandasse in pari con la raffineria che ci impolvera terreni e polmoni.

E io non lo capisco.


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Un senso di se (nudità mediatiche, cose da imparare, navigazioni tempestose)

E’ evidente che non siamo ancora educati alla società dei media e dei reality, non siamo ancora in grado di governare o almeno di navigare a vista tra gli scogli di ciò che e’ pubblico e privato.
Siamo (sono di una) una generazione cresciuta a pane e nutella, che andava a letto dopo carosello, e poi che ha imparato tutto da Mazinga e da Candy Candy.

E poi da un mondo edulcorato ci siamo trovati a galleggiare del mare magnum della informazione diffusa, orizzontale e globalizzata, del grande fratello e dei reality, dei social network e della velocità comunicativa, del consumo veloce delle informazioni.
Nessuno ci ha insegnato come, perché siamo i primi a vivere qui ed ora.
Siamo gli primi sperimentatori mescolati ai costruttori di questa nuova modalità di sapere, conoscere, narrare, imparare, usare, manipolare.
Siamo la generazione beta test di un processo tanto nuovo quanto inconoscibile, in cui vecchio e nuovo si mescolano in strati, ad oggi, incomprensibili.

Ed ecco la news della notizia di una morte tragica, data in diretta, alla madre della vittima senza filtri, pensieri, dubbi.

Uno sguardo su una nostra fragilità (la morte) e su un nostro abisso, il bisogno di vivere quest’epoca di visibilità. Un modo di vedersi per sentirsi, sentire che si e’, per sentire un senso di se, dove il senso comune sfugge sottotracccia.

La tv offre quel senso di se, lo vicaria. Internet, ugualmente ha la stessa funzione, forse meno passiva ma altrettanto potente nel dare il senso di se….
Tra pubblico e privato c’è una sottile trama, che si frappone tra la completa esposizione della propria intimità e la parte pubblica e narrabile, della nostra storia; saper riconoscere la densità della trama, saper capire quanto è velleitaria, cogliere il punto in cui è collocabile, e dove mettiamo il confine tra se e alter è essenziale.

Ma stiamo ancora imparando, i più accorti sanno già molto, in molti altri ci barcameniano con il buon senso, altri invece affogano nella visibilità creduta identitaria.

E finiscono malamente ” maciullati” nel tritattutto mediatico, che produce in fretta, che brutalizza la notizia e i sentimenti, che sevizia il dolore e lo mostra tanto nudo, che da umano diventa innaturale. Il sistema dei media vive e si mostra come un ciclope accecato, che non sa senza elaborare pensieri su ciò che produce.

 

Per noi , naviganti a vista, restano un pugno di domande.

La fretta è nemica?

I media sono i veri mostri?

I giornalisti, si giocano l’umanità per lo share di ascolti, e noi blogger lo facciamo?

Pensare in fretta è virtù o dannazione?

Chi siamo nei socialnetwork quando spariamo fuori le notizie e i pensieri a casaccio.

 

A me resta una sola consolazione: possiamo e dobbiamo imparare da ciò che succede.

A noi resta una resposabilità educativa collettiva, insegnare ciò che stiamo imparando o almeno tentare di narrare cosa ci sta succedendo.


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E’ ufficiale il ponte radio e’ morto(!!!) ovvero …

Allora cosa succede? La ditta che ci dava il ponte radio a dur poco se me andata a male! O la abbimo fatta andare a male per motivi vari, e disservizi sublimi…
Anche se oggi rimpiango persino gli ultimi tempi quando almeno ogni tre gg mo’ connettevo con velocità e linea stabile. Rimpiango e’ dir poco! Fortuna c’ e’ il fido iPhone che supporta …
E insommma fino al prossimo trasloco estivo in una nuova casa :)) sarò costretta ad accontentrami di una quasi inutile chiavetta tim – come gia’ – detto e della virtual machine sul mac che finge – assai male – di essere un Windows (bleach’nn!!!) … In più sto cominciando ad inscatolare cose, cosine, cosette e non ho tempo fisico per cercate di tamponare le falle… I blog vanno e andranno alla deriva fino a stettembre e il neosito (eggia’ pure quello era in cantiere e quasi pronto )… Io ballonzolo tra i socialnetwork che iPhone supporta con le apps .. facebook e twitter e il resto e’ tempo sui socialnetwork, i vari ning e i siti per mamme; Dove posso trovare qualcuno di voi e i link ai blog e ai post!!
Bah! Che dire! ? :((

Ho cucito un abitino per la minina e aiutato a fare una borsetta la figlia grande, trasformato con ricami e
Decorazioni varie le magliette decatlon della piccola ( altrimenti ben tristi).
Insomma erogo una creatività domiciliare… Ma mi manca il blog e questo modo di sfogliare temi, cercare incontri, leggere emozioni e parole ben cucite!!
Mi manca questo spazio pubblico e personale dove fare crescere pensieri, dove elaborarli e farli diventare saperi …
Ma ci si vede presto e non appena trovo linee veloci, in giro!
Ciao blogghere & bloggheri!