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Corsica on my mind

Una vacanza dei bei tempi andati. Che se avessi concorso il premio Fracchia sarebbe stato mio. Inoltre è molto di più importante quello che ho imparato a non fare mai più nella vita, che non il resto. O forse no.

Mai più in bici in Corsica. O forse si.

1. Se scendete dal traghetto a Bastia, e subito dopo poi vi spingete in direzione Saint Florent, avrete davanti solo una enorme, intreminabile ed orribile sequenza di montagne. Un rollercoaster per ciclisti inermi, impreziosito (con un pò di fortuna) dai residui fumiganti di qualche incendio estivo.

2. Se dopo 5 gg sulla costa del dito, malamente sfanculato dai camerieri francesi, che si ostinano a parlare solo francese (suvvia siamo in corsica, acc al colonalismo), e avrete finalmente imparato a dire “Bonjour” ad ogni pedone, e “Bonne journée je voudrais une chambre à air” sarete giunti nella Corsica vera ma continuerete con il vostro idiota francese. Vi fermerà solo il vecchietto alla fontana, spiegando, che è molto molto molto meglio che diciate buon giorno nella vostra bella lingua natia. Che si sa … italiani e corsi, una razza una fazza..

3. Tornerete sporchissime a tal punto che solo due lunghi bagni vi restituiranno il nitore epidermico. Scoprirete così che non eravate abbronzate ma sporca.

4. L’abbronzatura del ciclista è orrenda. Sapevatelo, e se siete fimmine anche i polpacci da calciatore non vi donano. Avrete i capelli a bandana, e gli occhi pallidi, il contorno occhi pallido, le palpebre pallide, che barluginano dentro una faccia color caffè.

5. Soffrirete la sete, e avrete percezioni da rabdomante, anche senza bacchetta. Localizzerete l’odore delle fonti a 50 mt di distanza. Ma saranno asciutte.

6. Se siete vegetariani, vi nasconderanno pezzi di salsiccia nel minestrone.

7. Essere svegliati dagli urli dei maiali selvatici, e dal ragliare di asini, altrettanto selvatici, dopo una notte all’addiaccio, non è bello.

8. Andare in vacanza in bici senza allenamento è da scemi, andare in vacanza in bici senza allenamento e con una bici non vostra è da scemi, andare in vacanza in bici senza allenamento e con una bici non vostra e fidandosi di un fidanzato e di un giornale è da scemi.

9. Anche i corsi vanno in vacanza, le provviste scarseggeranno, non potrete caricare troppo la bici, i negozietti dei micropaesi incontrati saranno chiusi: soffrirete anche la fame. Il che giova alla dieta, ma non al morale e alla prestazione ciclistica.

mmagine tratta da http://www.viaggicugini.it/

Immagine tratta da http://www.viaggicugini.it/

Il resto però è stato meraviglia assoluta…

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The italians do it worse … cronachina dalla Puglia

La vacanza soddisfa la aspettative, suggerite dalla premessa, ossia il viaggio di andata.
(a parte un inghippo iniziale che svelerei quando e se sara’ risolto).

Spiaggia pulite e sabbia finissima, persone sempre gentili e cordiali, che come spesso accade mettono in crisi il mio randagismo abitativo, che finisce per assopirsi sempre nei buchi neri del mondo, mai in luoghi ameni e accoglienti.

Umanità di qualità, voglia di stare bene, cura dei luoghi e delle relazioni, di quella cura leggera e disponibile che stride con le chiusure e spigolature nordiche. Come scrivevo su twitter possiamo provare ad importare il modello, forse su al nord qualcosa sta cambiando, forse c’e una corrente sotterranea di gente che ha voglia di altro.
Speriamo.

Ma siamo in vacanza, e le cicale friniscono, e il rumore delle chiome dei pini smosse da un vento costante, fanno da sottofondo.
Anche gli animatori, insistenti come da manuale, sono carini e piacevoli.

E il peggio dove sta?

Eccoli li, la allegra famigliola di italiani spocchiosi e ipergriffati, che tronfeggiano (non trionfeggiano) in giro, spargendo un aura di superiorità qui davvero inopportuna, e importuna.
Sembrano cercare di diffondere il loro status symbol, come l’incenso in chiesa …
Ridessero almeno ogni tanto, sarebbero persin umani. Niente. Veleggiano negli spazi comuni dell’ameno luogo di vacanza.

E la cosa poteva anche risultare irrilevante se non fosse che il capo tribù “griffati&contenti” sta iniziando una campagna di delegittimazione verso il luogo che ci ospita, dopo aver smarronato lo chef, e i camerieri (per una coca fredda di frigo ..troppo fredda ..) ….
L’omino, mignon come pare sia di moda oggi, quando si vuole tronfieggiare tra gli umani, ferma gli altri ospiti spigando come la struttura sia al di sotto delle aspettative, e dello standard promesso, e che … (mah!!)

Va be’ … Se lo dice lui.
Quello che irrita irrimediabilmente e’ il bisogno di fare il capopopolo, di creare una élite di scontenti, che … Protesteranno?

Resta la faccenda di un bisogno di condividere la responsabilità, per non assumersela davvero sino in fondo. Uno si puo’ lamentare legittimamente se ritiene che gli manchino le lenzuola di platino. E’ un Fatto personale. Insinuare e tentare di creare una base di consenso su un problema individuale, peraltro basato su una certa spocchia e una bella dose di provincialismo mi pare davvero brutto.

Il cibo e’ ottimo, la disponibilità e la cortesia dei camerieri e del cuoco (siamo vegetariani e la figlia piccola e’ un delizioso terremoto) indiscutibile, la struttura e’ bella, nuova, ben tenuta.
Le pulizie delle camere adeguata. La natura attorno splendida. E gli altri gadget di un posto simile (animazione, navetta per la spiaggia, piscina, bagnino, wifi etc ci sono tutti).

Ecco mancherebbe qualche Marchionne, qualche politico anche indagato, una piccola serie di attricette belle e di grido, gioielli in profusione, signore firmatissime …

Il fatto e’ che la gente attorno a noi, come noi, e’ venuta in vacanza; deve esser questo che dis-turba la tribù stilosa, nessuno sembra interessata a mostrare con pervicacia alcuno status symbol.

Note a margine:
l’incenso arriva da una splendida pianta, un cespuglietto basso, che profuma se la sfiori passandole accanto.
Il post e’ acidulo, ma divertito. 😉

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Ballare in Puglia

Mille e passa km di guida notturna, per facilitare il primo lungo viaggio della piccola.
Un breve sonno in autogrill e ci accoglie il sole pugliese.
Fosse solo quello!

Intanto mai visti tanti olivi, e lo splendore di un parco di soli olivi centenari.
Annodati su se stessi, tutti splendidamente contorti.
Soprattutto ovunque, lasciati (forse in segno di rispetto?) anche sui piazzali di alcune aziende, a condividere pigramente lo spazio con i macchinari.

Strade belle e ben tenute.

E poi parchi eolici.
Anche qui si deve esser ridondanti … Sono collocati ovuque, ora sparuti drappelli, ora in lunghe file, a ronzare pigramente nel loro roteare di pale.

Dove non c’e’ l’eolico spunta il fotovoltaico, ora a sostituire un campo, ora a fare da tettoia alle auto di una grande concessionaria.

Una diffusione disinvolta, quasi ovvia e scontata. Che ha dello stupefacente per una ex milanese, che vive nella “piattura” padana, tra monoculture intensive e raffinerie che sembran astronavi.

E poi la terra. Una terra meraviglisamente policroma, ora grigia, ora rosso fuoco, ora quasi bianca, che accoglie olivi, alberi da frutta, frumento, viti, oleandri, pini marittimi, eucalipti, fichi d’india.

Ma dove siamo?
La terra sembra parlare di cura e attenzione, le autostrade strade sono bellissime e organizzate. Mi scuotono,con un brivido, via dal sonno le pensiline fotovoltaiche, che mi sono apparse gia’ di notte, dalle marche in poi.
Gli autogrill puliti e accoglienti.
Insomma tutto parla di cura dei luoghi e degli spazi, dove convivono uomini e natura.

Adesso ci godiamo la vacanza, ma la puglia ha semplicemente scosso alle basi l’idea che noi “del nord” ci facciamo di innovazione, dei temi ambientali, della cura del territorio.

Laddove vivo io, tra risaie, zanzare, (sempre meno), e ranocchie ..
la terra ha sempre un unico colore, e vive di enormi sacchi di fertilizzanti che la tengono produttiva.

Mi sa che abbiamo ancora qualcosa da capire, e poi da agire.

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Stonature di inizio d’anno

1.1.2011

Va proprio così, una giornata insapore e piatta come una tavola di compensato.

Tutto è un pò stonato, bizzarro nel suo restare privo di colore e dinamismo.

Le emozioni sembrano assopite, senza un perché apparente, poi mi ricordo la stessa sensazione nei giorni dell’università, dopo ogni esame.

Uno o due giorni piatti, pallidi, svuotati, asettici … Quasi più faticosi dei precedenti, affollati e caratterizzati dalla fibrillazione, pieni di parole studiate e da ricordare.

Quel vuoto, questo vuoto non si colma, nemmeno le fatiche o la stanchezza sembrano scalfirla.

 

Ma forse è così che deve essere un fine d’anno degno di nota, fermare il tempo, dare un tempo insapore e vuoto, rallentato, incolore.

Prima di cominciare a ri-dipingere l’affresco del nuovo anno.

Intanto i suggerimenti indiretti delle amiche blogger mi hanno spinto a cercare le parole chiave da tenere in conto, nei giorni a venire …

 

Scrivere.

Bellezza.

Danza.

Blog.

Misura.

Determinazione.

La mia immagine per iniziare.