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Gente da bunga bunga

10 commenti

Leggevo delle ultime dichiarazioni ai giovani pdl del nostro premier, non gay, no adozioni ai single, si alle famiglie.
A latere metto il fatto che la stessa cosa detta da un Casini mi sarebbe suonata piu’ consona, va’. Insomma la moralina da un uomo vecchio che si comporta come se fosse sempre assatanato … Mah! Sempra impropria…

Mentre mi smazzavo questi pensierini e mi asciugavo i capelli, tentando di dare un senso compiuto all’acconciatura …e sono stata folgorata da un ricordo personale…

Lo stile bunga bunga forse e’ proprieta’ intrinseca al potere, e di quegli uomini ageee che lo hanno esercitato nel tempo?
Questo mi spigherebbe cosa e’ successo non piu’ tardi di 7/8 anni fa, nell’incontro con un uomo simile.
Io non ero una “ruby” inconsapevole e ero nell’esercizio delle mie funzioni, insomma stavo nel mio ruolo professionale (che prevedeva la tutela di un minore), lui aveva un ruolo similare.
Uomo piu’ anziano (una trentina di anni in piu’) e con una evidente maggiore abitudine all’esercizio del potere.
Dopo un primo scazzo professionale ha data per scontata la sua possibilita’ di indastidirmi privatamente.
Ho liquidato brevemente e decisamente l’importuno, pure temendo per un certo periodo ritorsioni lavorative, che potessero a ricaduta danneggiare il minore che tutelavo.

Fine aneddoto.

Eppure oggi torna vivido, con una serie di dubbi:
ma e’ cosi’ scontato confondere personale e professionale?

ma e’ cosi’ scontato che trentanni di differenza anagrafica conditi di potere rendano – automaticamente – appetibile ogni uomo?

ma e’ cosi’ scontato che una donna non si aspetti altro da chi ha potere, e che pure esercitando lei stessa un potere sia ciononostante sempre e comunque oggettivabile (donna sei e resti, quindi passiva e desiderosa di cotanto potere indiretto, come dono)?

ma e’ cosi’ scontato che le donne abbiano ancora bisogno di vivere e rilucere di luce riflessa (potere e maschile)?

Ma e’ una deriva generazionale maschile dei 70enni (non credo ho avuto ottimi nonni, e ne conosco altri)?

E le donne sono ancora cosi’ ineducate alla propria autonomia e al governo di parti di potere da non saper fare altro, che fare la fine delle fanciulle del bunga bunga?

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10 thoughts on “Gente da bunga bunga

  1. Non è necessariamente una deriva da settantenni è la mentalità che li fa comportare così.
    Purtroppo nel nostro Paese questo sembra il modello normale e sono convinta, convintissima, che abbiamo fatto un bel passo indietro, trent’anni fa non era così scontato. O almeno questo atteggiamento veniva considerato negativo, da superare, ora invece “sembra” normale, magari spiacevole ma “normale”.
    Secondo me oltre le recenti schifezze del succitato, quello che ha minato, logorato, le menti degli italiani sono stati vent’anni di TV spazzatura che hanno anestetizzato e rimbecillito, proponendo i modelli più beceri. Da Drive-in alla pericolosissima Maria de Filippi passando per i reality.
    La crisi economica ha fatto il resto e adesso per molte donne essere un oggetto sembra quasi naturale.

    • Si… Infatti volevo anche essere provocatoria. Quello che pero’ mi sento di dire con piu’ forza e’ che non si tratta di comportamenti individuali ma collettivi (in cui ognuno si gioca la sua di responsabilita’) e che sembrano saltati tutti quei meccanismi di pudore. Insomma non c’e’ la sensazione di esser fuori luogo, fuori eta’, e senza filti.
      Tutto e’ dovuto e
      possibile…
      Ma e’ certo ci tocca rimboaccarci le maniche e raccntare come dice piu’ sotto Irene.

  2. Senza andare necessariamente a sbirciare nel mondo dello spettacolo o della fantapolitica, il tuo racconto mostra che quando si incontrano uomini e donne in situazioni che si intrecciano con ruoli di potere alcune dinamiche possono accadere.
    Qualcuno direbbe che è semplicemente umano e, in genere, la classica spiegazione parla dell’uomo maturo che si sente ringiovanire grazie alle attenzioni di una giovanotta o che, come nel tuo caso, ci prova ad usare il suo carisma di potere per sedurre la giovane collega. Di storie così credo che tutte noi ne abbiamo incontrate parecchie quindi, nulla di originale. Ma allora cosa c’è di nuovo nel tuo racconto? Io direi la tua reazione, la capacità di non confondersi con l’altro, di non farsi abbindolare dalle attenzioni di un maschio maturo e in situazione di potere. Per questo ci vuole stoffa e carattere e forse molte ragazze e giovani donne lo impareranno crescendo e sulla loro pelle. Credo che noi donne dovremmo smetterla di continuare a parlare degli ipotetici problemi degli uomini, che a volte sembriamo conoscere molto meglio dei nostri. Il tuo scritto mi spinge a volgere lo sguardo alle donne, giovani o mature che siano, e al loro bisogno di stare in alcune situazioni e di fare alcune scelte…perchè sempre di scelte si parla. La strada verso la propria autonomia, il riconoscimento e la difesa della propria identità (e dignità) può essere parecchio complessa e a volte anche dolorosa. Fortunatamente si può imparare anche grazie alle esperienze altrui!

    • Grazie Irene, questa rivsiatazione della storia narrata mi restituisce con piu’ chiarezza la dimensione pedagogica anche del narrare piccole storie personali e il mio significato nel fare/essere blogger :))

      pensavo chissa’ che storia da “donna” saprebbe narrare Nicole Minetti, se si legittimasse la possibilita’ di essere una donna narratrice di se stessa, invece di ostinata soldatessa che vuole difendere un potere

  3. Con la mia ultima frase intendevo dire che raccontare, può essere anche un modo di educare

  4. la rivoluzione culturale,da donna persona a donna oggetto,oramai è radicalizzata nella cultura del Paese.D’altra parte vi è un aspetto non insignificante che complica notevolmente l’orizzonte culturale,è il potere che le donne sanno esercitare sugli uomini rendendoli ,talvolta,persino ridicoli.La storia umana continua così tra epoche che hanno visto un femminismo ,forse anche esasperato,e un bunga bunga a sua volta diventato il nuovo rapporto uomo donna per consentire alla donna posti di potere.In questa nuova realtà sociale gli aspetti controversi sono tanti ,ma vi è la scelta nel potere di ignorare la pretesa maschile o l’esibizione femminile e percorrere una lunga strada che porta ad una vita propria consapevole dell’esistenza di una energia di vita che il bunga bunga non può dare

    • Hai ragione Alfredo, eppure penso che anche gli uomini dovrebbero prender lo spazio di spiegarci, dalla loro il timore verso il potere del femminile… Per costruire un ragionare davvero comune…

      • non vi può essere simmetria ,un equilibrio nei poteri di gestione della società da parte degli uomini e donne.Sarà sufficiente confrontare il motto del femminismo sull’utero sul quale le donne,vantavano un potere assoluto,ed il bunga bunga in cui la donna ,comunque,provoca l’energia vitale maschile.Purtroppo,il riferimento della società si è localizzato ,tra l’altro, agli stimoli vitali ,mentre per far nascere una cooperazione uomo donna occorrerebbe una tal salto di qualità che consenta di identificare donna ed uomo, non nella loro veste di Adamo ed Eva ,ma di esseri sociali ,che poi nei loro ambiti saranno uomini e donne.Oggi la sessuologia commerciale fa da padrone nel campo sociale,ma le donne,di cui si può in ogni epoca ammirare la fermezza nel difendere il loro ruolo creativo e normativo, possono far cambiare volto alla nostra storia,contrastando il cinismo attuale maschile

  5. Riflessioni più o meno sparse e tutte curiosamente ambivalenti.

    Sulle confusione personale/professionale: le molestie o il mobbing sono ascrivibili a questa mescolanza, ma, d’altra parte, anche i migliori rapporti professionali, quelli in cui emergono spiccate qualità personali e morali. Per cui il problema non è tanto la sovrapposizione dei ruoli, quanto lo spessore delle persone coinvolte. Purtroppo non si può vietare per legge agli stronzi di lavorare; non solo: hanno anche un certo talento nello scalare efficacemente ruoli di potere. Ma va anche detto che, di converso, è la stesso pensiero femminista che promuove, secondo i propri interessi, questa confusione: le quote rose sono un esempio lampante. E sono state proprio le femministe a coniare il motto “il personale è politico”. Certo, lo intendevano in un altro modo. Appunto, secondo i propri interessi. Ma a me il doppiopesismo non piace neanche un po’.

    Circa gli uomini di potere è estremamente semplice. Generalmente anche alla donna più sana e meno frivola piace l’uomo di successo o comunque carismatico. La distinzione allora si riduce più o meno all’etica sottendente: a chi piaccia senza se e senza ma o con doverosi se e ma. E’ il paradigma, anzi, l’archetipo del principe azzurro, molto più antico dell’invenzione del principe azzurro stesso. Ed è invece assai difficile trovare narrazioni ribaltate del genere la principessa ed il povero. Mai conosciuto donne che si siano innamorate di uno sfigato. Mentre molti uomini che si siano non tanto innamorati quanto infatuati di una “sfigata”, purché figa. Già il fatto che il termine declinato al femminile sia così raro è indicativo. Come anche che esista il concetto del “vero uomo”, ma non della “vera donna”. Sempre generalmente parlando, gli uomini, purtroppo, si affidano particolarmente agli occhi. Ma non mi si racconti che le donne lo fanno col cuore. Lo fanno con l’utero. Entrambi i sessi sono “biasimevoli” in questi termini. O, più semplicemente, è così che siamo fatti.

    Non sono poi per niente convinto che la società abbia fatto passi indietro. Si potrebbe piuttosto sostenere che abbia fatto un contorto salto in avanti. Basti pensare al fatto che le donne non hai mai avuto tanto potere e influenza come adesso. Certo il Bunga Bunga non è lo sviluppo che le femministe si sarebbero aspettate, ma è comunque uno sviluppo del femminismo: quando mai donne “senza qualità” avrebbero potuto avere il successo che hanno oggi? Per senza qualità intendo non che non ne abbiano nessuna. Magari Nicole Minetti, per dirne una, sarebbe stata un’ottima igienista dentale. Ma non certo una figura di rilievo nazionale. E se l’esempio è troppo offuscato, potremmo prendere in considerazione Elisabetta Canalis. O tutte le modelle che “lavorano” solamente grazie al loro gradevole aspetto. Certo, ci sono anche i modelli, ma esiste una disparità abissale. Per un David Gandy ci sono cento controparti femminili. E questa modalità è percolata fino agli strati sociali più popolari. Presente l'”inquadratura Myspace” di migliaia di ragazzine?

    Chiudo con una riflessione circa la domanda che hai posto ad Alfredo circa lo spiegare il timore verso il potere femminile. Per quanto mi riguarda nessun problema a tal proposito, anzi, ben venga. E’ un altra la vera questione che personalmente trovo aperta: ci sono (ancora) donne capaci di amare un uomo? Non di aspettarsi il principe azzurro, oggi diremmo Edward Cullen e ci sarebbe di che parlare di questo grande “amore”, e di tutti i suoi cloni, dal successo planetario: non ho letto i romanzi, ma ho voluto vedere i film. E questo “amore” non ha proprio alcun fondamento spirituale. Sono arrivato a pormi questa domanda dopo aver riscontrato la desolante assenza di personaggi femminili interessanti. Se il paradigma della donna moderna sono le petulanti protagoniste di “Sex & the City” il divario tra i generi non potrà che ampliarsi. E non perché siano donne di successo. Ma perché sono assolutamente autoreferenziali. Un’ulteriore prova? Quante struggenti e leggendarie canzoni d’amore scritte da una donna ad un uomo si potrebbero elencare? Attenzione: scritte, non semplicemente interpretate.

    • Che dire? Oltre a grazie …. dei pensieri e delle parole non scontate.

      Mi ci metto e ci penso. Intanto a prima lettura, di pancia mi dico che ci vorrebbero molti più scambi così tra donne e uomini, per uscire a cavare qualche ragno dal buco

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