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Cyborg IV: Provetta

3 commenti

Provetta ha un bel nome, lo ha scelto come un inno alla sua genesi. Si sarebbe potuto chiamare anche Laboratorio ma  quel “Provetta” ha il sentore dell’alchimia che lo ha prodotto; e’ il nome che ha sentito sempre associato a se stesso.
Laboratorio e’ dove a tutt’oggi vive; e dove sta sicuro.
Ama gli spazi bianchi, di piastrelle, gli odori chimici, il metallo e le luci fredde.
E’ la vita che conosce bene: un mondo igienico e netto.
Non conosce altro che Stanza, poi c’è dr. Occhiali & Senza Peli, e Tutte Le Cose di cui ricorda poco o male il nome.

Provetta e’ cresciuto in Vetro, e non conosce altro che il lucore dei neon e il pallido verde notturno, quando Laboratorio e’ zitto e fermo.
Talvolta si chiede che cosa sia o chi sia Laboratorio, con i suoi ritmi strani, fatti di luci e suoni bassi, quasi felpati. Secondo lui e’  liscio/lucido, è vivo?

Ogni tanto tamburella sul vetro per sentire la vibrazione scorrere sotto le nocche e l’aria fredda fremere attorno a lui … si aspetta sempre che Laboratorio si svegli e accenda le luci.

Mattina.
Provetta non si accorge subito del mancato ronzio, ma il dottore non arriva; e un clang metallico apre le porte e i vetri, e lui scivola piano fuori, fino ad andare Oltre.

Oltre: un lungo corridoio di Colori, che inondano gli occhi, il naso e vibrano, pulsano. Ogni Porta ha un colore che esce e si proietta sul pavimento, che si spezza in mille riflessi. Provetta sente un dolore forte alla testa, l’odore dei Colori lo offende. Avanza piano, sulle sacche di buio del pavimento, ha paura che i Colori lo brucino anche sulla pelle.

In fondo c’è la Scala, di pietra fredda, bianca come le piastrelle ma più morbida e venata di scuro. Un materiale freddo ma liscio al tatto, morbido come una pelle.
La Scala si arrotola su se stessa, proiettandosi giu’, verso il basso.
Una breve spirale di marmo bianco.
Provetta arriva a scendere tutti i gradini, scivolando piano.

Finisce in un luogo Scuro. File e file di Porte.

Le annusa: un materiale odoroso e irregolare, scuro, non liscio, non bianco.
Davvero Strano. Un odore che sa di Lontano.
Su ogni porta un finestrino.
Guarda dentro.
Pallide forme, come la sua, che riconosce simili, per via del perenne specchiarsi nel suo Vetro, quando e’ al Sicuro, su al Laboratorio.
Quelli sono degli Inseriti, al suo contrario! Lui sa di non esserlo.
In quelle forme pallide, nei corpi diafani, infatti, spiccano fatti di lucente Metallo, arti, volti, dettagli, occhi, organi senzienti e non.
In trasparenza, Provetta, riconosce cuori o fegati.

Stringe gli occhi pallidi e scivola via da li’, lungo la Scale e poi veloce nel corridoio, quasi vola leggero, per non essere disturbato dai frastuono di colori.
Rientra nella Stanza e dietro il suo rassicurante Vetro.
Un ronzio veloce anticipa il clang che richiude tutte le Porte, dopo un inusitato blackout mondiale.

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3 thoughts on “Cyborg IV: Provetta

  1. Ponts, bello è bello. Ma a volte mi inquieti, leggermente. (Però è bello).

  2. @mammam
    deve esser per via di quei quintali di urania che hanno cibato la mia mente in tenera eta’ …. La fs e’ sempre un buon modo di parlare di alcuni scenari o paure o possibilità .. anche presenti … Salvo poi trovare vie di fuga, appunto fantastiche…

    :))

  3. A s-proposito … Durante la breve sosta ligure (causa turismo glamour) abbiamo capito che dovremmo emigrare al nord, E io ho capito che se mai lo facessimo davvero ti chiederei lumi!!!
    ;-))

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