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Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani

31 commenti

Link di approfondimento

1. aspetti archeologici

2. alcune guerriere nel cinema

3. le amazzoni secondo wikipedia

4. alcuni dubbi e visioni dalla politica

5. le antiche donne guerriere berbere

6. simone weil la guerriera

7. nell’arte marziale

GUERRIERE di Monica Simionato

(chi è Monica Simionato: “donna, mamma, psicologa ad orientamento sistemico-relazionale. L’incontro con l’educazione l’ha ulteriormente spinta a meticciare e condividere equilibri ed equilibrismi che aiutino a crescere e a far crescere”)

… _ …

Ricordate la pubblicità di quella marca per bambini che NON nominerò, ma che fa giochi, vestiti, passeggini….insomma proprio quella, quella che fa pagare una cifra i giochi che fa produrre in Cina…ecco sì, mi pare proprio quella. Qualche anno fa ha fatto una pubblicità di un passeggino che ritraeva una mamma che si apprestava ad iniziare la sua giornata tra passeggini, pannolini e bebè con una danza maori (haka). Mica con un caffè, un thè, il passaggio dal parrucchiere (come in altre pubblicità per vendere biscotti per la colazione…), né con una mega dose di pappa reale…no, iniziava con una danza rituale e propiziatoria anche piuttosto antica. Come dire il ritratto di una guerriera nella quotidianità.

Quell’immagine mi ha accompagnata abbastanza, anche perché il mio essere mamma è iniziato più o meno nello stesso periodo in cui davano lo spot. Ma cosa è passato? Non certo l’aspetto esteriore né l’esibizione in sé…credo, piuttosto, si tratti di qualcosa che, seppur edulcorato dal linguaggio pubblicitario, riguardi e rimandi ad altro. Il nome del passeggino non lo ricordo, ma la danza maori sì…ma cos’è un “haka”?                   E’ un rituale, una complessa  danza comunicativa che rimanda allo spirito guerriero. E’ un modo per caricarsi e per impressionare, è disciplinata ma anche emozionale. Da Wikipedia: “È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Mmmm.. il guerriero, anzi, in questo caso la guerriera, usa tutto il corpo (occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce..) e, insieme, l’anima…interessante.

Qui emerge una grande differenza tra essere soldato e guerriero. Il soldato si arruola in una gerarchia, in un certo senso si fonde nel “corpo” dell’arma che rappresenta, il guerriero no, rimane un individuo: è richiesta l’anima, inizia un percorso di crescita. In questo viaggio le armi vengono utilizzate principalmente per combattere le parti immature di se stessi e il frutto che si conquista sono le virtù personali, tra cui la consapevolezza. Quindi, viaggiando, si impara.

E il valore aggiunto del femminile? Pur condividendo quanto detto per il guerriero, si aggiunge forse una specificità che credo sia quella di tenere insieme, di riuscire a far coesistere ancora più fronti.

Il personaggio di Bradamante nel “Cavaliere insistente” di Calvino in questo senso è esemplare. Alterna ed utilizza strumenti differenti (come nella danza maori…): meditazione e clausura si accompagnano  a momenti di azione in battaglia … inoltre riesce anche ad innamorarsi, a vivere una passione e a trasformarla in altro nel corso dei capitoli…profondità e leggerezza, insieme…

Come ci insegnano discipline olistiche come lo Yoga: il giorno (Surya è il sole, la vitalità) e la notte (Chandra è la luna, la quiete e l’intuizione)…insieme danno la creatività. Quindi, insieme alla consapevolezza, uno dei frutti che aiutano a “sopravvivere imparando” tra le molteplici sfide è proprio la creatività.

Che non è perdersi nel fare (ah…la condanna del “multitasking”, soprattutto per le donne) ma essere “trasformative”, generare cambiamenti, percorrere opzioni nuove…ma anche costruire ponti e alleanze tra persone, condividere parole nutrienti e silenzi densi di possibilità….

Che ne dite di una danza maori insieme?

« Batti le mani contro le cosce

Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi.

È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
Questo è l’uomo dai lunghi capelli
è colui che ha fatto splendere il sole su di me!
Ancora uno scalino, ancora uno scalino, un altro

fino in alto, IL SOLE SPLENDE! »

Irene A. ha mandato il suo contributo, (una presentazione Power point) … immagini che parlano di donne nel loro essere guerriere.

Per vederla seguite il link …

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31 thoughts on “Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani

  1. Sono una donna pericolosa
    non porto bombe né bambini in grembo
    non porto fiori né miscugli incendiari
    porto scompiglio nella tua ragione, nelle tue teorie,
    nel tuo realismo
    perché non giacerò nelle tue trincee
    né scaverò trincee per te
    né mi unirò alla tua lotta armata
    per trincee più belle e più grandi.
    Non camminerò con te né per te,
    non vivrò con te, né morirò per te
    ma neppure cercherò di negarti
    il tuo diritto a vivere e morire.
    Non dividerò con te neppure un centimetro di
    questa terra
    finché tu sarai maledettamente proteso verso la distruzione,
    ma neppure negherò che siamo fatti della stessa terra
    nati dalla stessa Madre,
    non ti permetterò di legare la mia vita alla tua
    ma ti dirò che le nostre vite sono legate insieme
    e esigerò che tu viva per comprendere
    questa cosa importante
    che sono una donna pericolosa.
    Perché devi sapere, signore, che
    sono una donna pericolosa
    perché non tacerò niente di tutto questo
    non colluderò con te
    non avrò fiducia in te né ti disprezzerò.
    Sono pericolosa perché non rinuncerò, non tacerò
    né mi adatterò alla tua versione della realtà.
    Tu hai congiurato per svendere la mia vita
    e io sono molto pericolosa

    perché non potrò perdonare né dimenticare
    né mai congiurerò per svendere la tua
    in cambio.

    JOAN CAVANAGH

  2. Tu non lo sai ma l’anima
    È come una camicia piena di buchi
    E se non la rammendi
    Continua la trama della stoffa
    A sgranarsi
    E quella trama è la tua vita
    Ogni mattino come ogni sera
    Una risata il sangue caldo che scorre dentro
    L’offesa che ti rabbrividisce sulla pelle
    Le parole che non trovi per dire
    La forza che ti manca per fare
    E te la trovi lì all’improvviso
    Visibile sullo specchio
    Nell’orbita dell’occhio più attento
    Una nuova ruga come una strada
    Che non porta in nessun luogo
    Dove vorresti abitare
    In questo momento che tutto sembra facile
    Anche ricominciare
    A fare il giro degli amori
    Ad accarezzare i figli a mettere al sicuro
    L’oro dei capelli nella cassaforte del cuore
    Per non lasciarsi derubare dal tempo che passa
    È tutta qui l’anima in questo momento
    Che riesco a perdonare
    E a perdonarmi.
    Maria Attanasio

  3. Mi raccomando, bambine,
    si viaggia leggeri,
    e dopo trent’anni,
    disarmando la nave,
    nell’ultima stiva
    hanno ancora trovato
    una farfalla innevata,
    in attesa paziente
    di sbarcare a destino.

    Kinita

  4. grazie di avermi coinvolta, monica! sono fiera di partecipare!

  5. Anch’io ti ringrazio, tantissimo. Come sempre non lanci delle pietruzze semplici perchè sei molto profonda. Bisogna meditare sui tuoi pensieri. Non si può replicare così con la solita frasetta di circostanza.
    La prima cosa che mi è venuta in mente, pensando al mutitasking obbligatorio delle donne, è il concetto dell Mamme Acrobate, quello del libro di tre anni fa di Elena Rosci.
    L’altra cosa più personale sulle guerriere è lo spirito da difesa della prole che ti pervade quando diventi mamma che è uguale a quello degli animali. Sei pronta a combattere per difendere. Mordi, graffi e nel caso degli umani insulti e litighi.
    Però nelle nostre città la donna guerriera non è solo la mamma, con lo stress del traffico, gli orari, il lavoro e le incombenze domestiche… devi avere uno spirito guerriero anche solo per farti una mini spesa al super tornando a casa del lavoro. Mi ricordo un paio di mesi fa che mentre ero in auto ho proprio notato una donna che con piglio guerresco parcheggiava per andare a fare una spesa. E ho pensato: “Certo che qui per cavarsela già nella routine di tutti giorni ci vogliono muscoli d’acciaio”
    Magari in provincia la vita è più rilassata, ma nelle grandi città non si scherza!

    • @extramamma

      fra le immagini che ho messo ho scelto quella della danza sul toro, che praticavano i giovani uomini e le giovani donne, volteggiando sul toro, gioco pericoloso, fatto di equilibrismi e eleganza, forza e coraggio. Ora io non conosco il libro ” mamme acrobate” ma l’idea dell’acrobata si collega decisamente bene .. (ok aggiunto alla lista …!! ).

      Ed è la stessa cosa che ritrovo in quelo che scrive monica simionato e che dici anche tu. Una danza fra mille imprevisti per vivere e per fare la mamma.

      Provincia? non è rilassata ma piuttosto annoiata e distratta, e alle volte quando guido e voglio sopravvivere alla distrazione …. altrui – io e le bimbe – ricomincio i miei virtuosisimi da ex-milanese.
      Lo dice anche il mio compagno, cambio faccia, e guido con l’istinto …
      è la stessa cosa di quando devi attraversare la città alle ore 2,00 di notte e a semafori spenti: sai di fare la roulette russa e impari a difenderti anche dal traffico, e a guidare ….

      :-))

  6. …non sono molto pratica di queste tecnologie ma il titolo mi ha incuriosita…diciamo che la mia prima maternità risale a molti anni fa ed essere guerriere nei primi anni sessanta era davvero impegnativo.
    Mi piace quanto è stato scritto, avendo diverse lune, ritengo che la sintesi femminile nel tenere insieme profondità e leggerezza sia un dono prezioso che sono contenta sia condiviso anche dalle generazioni più giovani.e questo avendo una figlia e una nipotina mi è di grande conforto.
    Un ultima riflessione legata all’attualità sulla differenza tra essere soldato e guerriero, è pensando alle kamikaze della metropitana
    russa: lì lo spirito guerriero dov’è andato, in cosa si è trasformato? Mi sembra una degenerazione dello spirito soldatesco.
    un saluto e buon haka a tutte e tutti

    • @miriam grazie per aver ricollegato il tempo, in fondo anche la “rivoluzione” degli anni sessanta, soprattutto forse quella femminista, può iscriversi nella questione guerriere.
      appunto esser guerriere forse non è fare la guerra, o certo non fare la guerra degli altri (e le kamikaze, donne che vanno ad uccidere …. forse contro natura, figli e affetti altrui … non fanno la loro guerra).
      immagino che le donne … (che ne pensi?) non abbiano per primo istinto l’uccisione di massa, la strage, ma al limite la violenza per la difesa della prole, più circoscritta e circostanziata …
      allora quelle donne non sono altro che armi nelle mani di qualche altro potere.
      mi immagino che il concetto più astratto di guerriera sia riferibile alla capacità di gestire e governare la propria vita, assumendosene tutte le responsabilità..

      • E’è stato un piacere. Il femminismo a me personalmente mi ha liberata dalla zavorra del “ruolo” di donne e anche di ceto sociale rigido e omologato. Io, con la quinta elementare, ho iniziato a leggere di filosofia, capivo poco? Capivo qualcosa e quel qualcosa era tutto “mio”, era la mia battaglia di emancipazione.
        Hai ragione quando dici che le kamicaze in fondo combattono non da guerriere perchè fanno una guerra di altri, che si prendono acriticamente, come un dogma a cui asservirsi.
        E perdono oltre che la vita (e la tolgono), la leggerezza e l’anima.
        Ma ora dopo tutto il percorso io mi chiedo a che punto siamo? a volte mi pare che le conquiste (che sono valide anche per gli uomini) del femminismo siano ancora da conquistare: per questo serve rispolverare lo spirito guerriero, no?
        un saluto

  7. carissime donne, sono una guerriera anch’io … ma conduco solo una quotidiana guerra contro la banalità, la superficialità e il pregiudizio che porto dentro di me. Non ho idea dell’origine di questo “nemico” interiore, diciamo che ho solo qualche sospetto. Prego Dio, però, che mi aiuti in questa guerra: sono i miei occhi che guardano il mondo e vedono qui un uomo sciocco, dove c’è un uomo, là una bambina antipatica, dove c’è una bambina, lì un vecchio noioso, dove c’è un altro uomo, poco oltre dei politici incapaci e qua dei genitori egoisti, dove sono uomini e donne. A immagine e somiglianza di Dio.
    grazie Monica per l’invito e grazie a tutte per i vostri pensieri e i regali letterari,
    Paola T

    • @ paola tnt

      già ognuno ha quel nemico interiore, spesso più fastidioso di quelli esterni che ci sono o che ci costruiamo.
      mi piace pensare che si possono anche guardare come uomini e donne… tout cour … nonostante ciò che non ci piace di loro.
      al di là e attraverso.

      grazie a te

    • @Paola: il tuo commento, al solito, con poche pennellate, apre una serie di finestre…il nemico a cui fai riferimento, quando si inizia un percorso di consapevolezza diventa anch’esso “compagno”, alcuni lo chiamano “predatore” (vedi “donne che corrono coi lupi…”).
      La sfida è quella di non farsi intrappolare…forse imparando anche da questo incontro.
      Un po’ come ci diciamo quando cerchiamo di passare ai bambini il messaggio che l’incontro con le paure e le zone d’ombra puo’ insegnare il coraggio.
      Ho scoperto che un’altra caratteristica delle “guerriere” è una buona dose di generosità…
      …grazie a te di aver trovato il tempo di passare di qua…

  8. C’è già moltissimo materiale, Monica (Moniche): una montagna di stimoli che mi faranno guardare attorno in modo diverso col pensiero anche un po’ qui, sempre, e spero di arrivare con contributi utili. Un’idea bellissima, grazie per avermi scritto!

  9. @ tutte

    grazie

    grazie anche solo per essere passate ….

    • “Tu non lo sai ma l’anima
      È come una camicia piena di buchi
      E se non la rammendi
      Continua la trama della stoffa
      A sgranarsi
      E quella trama è la tua vita…”

      c’è un lavoro, un impegno, come di tessitura ed intreccio in questa bella poesia (grazie monica) ma anche nell’idea di questo scritto: nato da un incontro forse casuale, sicuramente virtuale, ma un incontro autentico, prima di due persone, due donne e mamme e tante altre cose…e anche guerriere (condivido il fatto di esserlo “a modo nostro”)…
      e poi l’incontro è cresciuto e anch’io ringrazio chi ha lasciato traccia del suo passaggio ma anche chi no (o non ancora e non qui…)

      Pensavo anche che le voci che hanno lasciato un commento sono voci femminili…ma essendo una guerriera curiosa…rilancio anche agli uomini che hanno voglia di condividere un argomento che certamente li riguarda….

      grazie e alla prossima!

  10. Monica sei una grana

    :-))) (ovvero ENORME sorriso di sfottò)

    quando butti tu un tema sul piatto si può star tranquilli che non basteranno due righe e via. Io in genere mi ci affascino, poi leggo e mi dico che non ho mica capito, poi rileggo e capisco qualcosa di diverso, poi vengo qui e scrivo e … cancello. Poi mi dico vabbè ma tanto, che vuoi che aggiunga la mia voce?

    Poi torno

    Poi (magari) scrivo. Ma (magari) anche no.

    >> Il soldato si arruola in una gerarchia, in un certo senso si fonde nel “corpo” dell’arma che
    >> rappresenta, il guerriero no, rimane un individuo: è richiesta l’anima, inizia un percorso di
    >> crescita.

    Ecco, questo mi piace molto. Ed ho conosciuto parecchie donne soldato ma lascerei perdere la metropolitana di Mosca francamente che li faccenda mi pare troppo seria e dolorosa. Di donne soldato ce ne sono tante qua in montagna, per esempio, che cavalcano i loro SUV indossando la divisa della strafica-di-potere (o per lo meno di danaro). Trascinano pupi più o meno grandi ma molto spesso recalcitranti, alle otto di mattina l’ultima cosa che vogliono fare è “colazione al bar mentre mamma prepara tutto quanto che il maestro ti aspetta!”. Sono magre-abbronzate-occhialate anche in pieno inverno. Mi fanno una fatica solo a guardarle …

    Donne soldato viaggiano sull’Eurostar Torino-Milano, hanno fatto carriera a prezzo della loro vita perchè se abiti a Torino e vuoi arrampicarti sulla corporate ladder non ti rimane altro che sveglia alle 6 e via! di treno o di vettura fino a Milano. Indossano abiti e borse firmate, strillano le loro conversazioni di lavoro con toni concitati, chissà forse salvano destini.

    Le donne soldato sono fastidiose, quando non sgradevoli, poco rispettose e di leggero non hanno proprio niente.

    Poi però ci sono le donne guerriere. Quelle che testa bassa e senza star a girarci troppo intorno vanno per la loro strada, e non stanno a lamentarsi che tanto a lamentarsi si perde solo tempo. A girl’s gotta do what a girl’s gotta do. C’è chi sta tirando su bambini, chi ha appena finito e sta già ricominciando con i genitori, chi si sta conservando un lavoro con i denti e con le unghie, chi si sta giocando la salute pari e dispari con la flebo della chemio.

    Queste sono donne guerriere e

    >> in questo caso la guerriera, usa tutto il corpo (occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce..) e,
    >> insieme, l’anima….

    Non se ne incontrano tutti i giorni perchè è più facile essere donne soldato che donne guerriere, ed anche perchè (IMHO) non è che per il semplice fatto di vivere un quotidiano magari un pò incasinato una poi una diventa una donna guerriera per forza.

    MA se incontri una donna così, una donna guerriera, tientela cara e preziosa ed impara tutto quel che puoi da lei, ti darà tanto e tu magari non te ne accorgerai nemmeno subito.

    Io l’ho incontrata. Si chiamava Ester ed oggi non c’è più. Un giorno, forse, scriverò di lei.

    /graz

    • madò! graz!!
      ti devo invitare esplicitamente più volte e più volte ancora, e magari ancora.
      che bella cosa sei riuscita a dire, anzi a restituire con immagini.
      hai fotografato le donne soldato e ci ha restituito la possibilità di diventare guerriere … e trovarne un pò sul sentiero che si sceglie.
      ruvidezze che si riconosco consimili…
      speremm … un abbraccio

  11. grazie graz….
    ..effettivamente anche qui nella piatta milano di donne soldato se ne vedono parecchie…credo che anche ad essere “soldato” si faccia fatica, anche se si puntano le energie su cose e priorità diverse: l’estetica, la forma, il modello omologato…oltre che la leggerezza si perde in creatività (e in autenticità), vuoi mettere arrivare alla mattina con quell’occhiaia che dà a volte sul bluastro, a volte sul giallognolo, a volte entrambi i colori…:-) magari per una veglia notturna spesa a leggere un libro (perchè altrimenti quando hai tempo per farlo?)
    Creatività è anche cercare il proprio modo di essere tra quelli che, raschiando sopra i pochi dominanti, si ritrovano come possibili e “giusti per te”.
    La sfida (ambiziosa, forse) di questo blog è quella di contribuire ad aprire all’improvvisazione e alla molteplicità dei passi e dei gesti legati all’essere donne.
    E grazie anche per aver lasciato una traccia che sicuramente evita il rischio “celebrazione” del femminile
    alla prossima

  12. grazie a tutte ragazze per le vostre parole, talune dolci, altre ruvide e arruffate, ma tutte vere.
    continuate così!!!
    E basta con le “feste” delle donne, riprendiamoci la nostra dignità…Vabbè, auguro tutto il bene possibile a tutte

  13. Leggendo mi vien voglia di parlare dello straordinario che c’è in noi donne, e da qui partirò. Semplicemente perchè questo è il nostro “ordinario”, o il nostro “essere”. Leggere e profonde, incazzate e felici, sempre. Immediatamente dopo questo incipit autocelebrativo mi sento pervasa anche da deliri di grandezza, tipo “ma allora ci siamo, ma allora siamo tante, ma allora insieme cambieremo qualcosa”. Questa smania del cambiare è un po’ il mio maschile, l’ossessione della prassi. Ma non è proprio il gusto del fare per il fare ma il fare con dentro il pensiero. Incorporato. Nel senso proprio del suo stare lì, dentro il corpo, insieme all’ anima sorniona e beffarda cha sa far fluire tutte le cose.
    Ho scambiato con Monica S. un interessante confronto sulla danza Maori, quella della pubblicità del passeggino. E’ stato un piacere leggere la prospettiva guerriera come “sguardo multilplo” sulle cose perché io avevo colto più quella “multitasking” provando una vera e propria emozione di furia.
    Forse per via delle donne in tailleaur? Non saprei, so che, al tempo della pubblicità, avevo lasciato spazio prevalentemente alla diffidenza. “Furbi questi”, avevo pensato, ma una maori in tailleaur prorpio non me la vedo, questi devono vendere, e fanno leva sul fatto che io donna e mamma posso fare “ancora di più- e meglio” se ho gli strumenti giusti. Verissimo. Peccato che a me in quel momento tutto mi sarebbe servito, tranne un passeggino….
    A quel tempo ero impegnata in una danza (assai improbabile, sic) col servizio tutela minori di mio figlio in affido, e interagivo ormai stancamente con operatori sociali che non volevano capire che “gli strumenti” di cui avevo bisogno si chiamavano innanzitutto “progetti” e non strumenti di chissà quale tipo.
    Invece, in questo spazio di riflessione, dove c’è un tempo per scendere in profondità, per provare ad entrare in quella danza, per ascoltarne la musica così come scaturisce da dentro, tutto cambia. E mi sento vibrare, è l’emozione di chi si emoziona, di chi si stupisce di fronte alle possibilità del “connettersi rapidamente” in contesti che siano nutrienti. Soprattutto, forse, il connettersi con l’anima di altre donne che, di fronte alla stessa immagine, ha risuonato con vibrazioni e scenari completamente diversi dai miei. Questo sì ha da insegnarmi qualcosa.

    La guerriera usa tutto il corpo, occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce e, insieme, l’anima. Io non lo so dove porteranno tutti i nostri desideri e tutti i progetti che stiamo costruendo.
    So che questo nostro modo di usare tutto il corpo, vivere con tutto il corpo, sentire, pensare con tutto il corpo se da una parte ci porta a pagare prezzi altissimi in un tempo di forti rimozioni – fisiche e simboliche- del potere del femmineo, dall’altra è il biglietto per il nostro ingresso da donne nel mondo, da che mondo è mondo. Da che mondo è mondo ci vien chiesto di vivere “a prescindere” da questa natura. E finchè ci sarà un mondo, anche questo che non mi piace, saremo qui per dire che di rinunce ne facciamo già abbastanza e per dire a chi ci chiede di rinunciare (ad esempio il nemico interiore) che non conosce fino in fondo di cosa è capace l’istinto di una donna. Lui funziona così, e, se ascoltato, non sbaglia mai.
    Grazie per la vostra idea fatta di corpo.

    • Eccoti Katia! Devo ammettere che io, tecnologicamente molto antica, mi sono dovuta ricredere relativamente alle possibilità della rete…alle possibilità di incontro su un piano differente che ancora sento di non saper concepire fino in fondo e, meno che meno, gestire, ma con il quale mi approccio “intuitivamente” attraverso il piacere della scoperta. Anch’io ho pensato che “siamo in tante” e, soprattutto, che non sono la sola a cercare di fare ed essere, come dici tu in maniera molto efficace, “con il pensiero incorporato”. Incarnare i pensieri è qualcosa che credo derivi molto dal femminile….che non vuol dire che riuardi solo le donne, perchè la storia delle parti maschili e femminili è davvero più complessa, attraversando i generi ma non esaurendosi in questi….
      E, al solito, grazie delle tue riflessioni sempre molto interessanti che sarebbe bello continuare ad incrociare!

      • …E poi va un pò così…. che certi incontri e certi percorsi avvengono per sincronicità…dunque torno solo un istante sulla pubblicità della danza maori per stigmatizzare il potere della rottura dei piani di lettura personali a favore di letture altre e comunque diverse.
        Avevo scritto da poco una cosa sulla mia esperienza di genitore (dovrei dire genitrice al femminile…), Affidataria citando quella pubblicità e ricontattando la rabbia, la frustrazione e tutte le cose che “non avevano funzionato…e tac! leggo parole che, di quella danza, mi raccontavano emozioni e sentimenti DIVERSI…

        …Se siamo qui è perchè molta della potenza del femmineo sta in questo dilatare gli spazi degli incontri, romperli, ricomporli, per trovare un senso…
        …Mi piacerebbe continuassimo insieme ad approfondire il tema del maschile e femminile “nei” e “tra” i generi…
        Anche lavorando un po’ su queste rotture di piani.

        Personalmente credo che noi donne non siamo così brave a lavorare insieme, a fare squadra…come sappiamo spesso ci scanniamo peggio degli uomini (sto incontrando modalità assai curiose e impensabili…) e tuttavia l’alternativa al non provarci nemmeno (a scendere in campo e a trovare modalità differenti) è l’onda molle e consolatoria della…lamentazione.

        Quanto alla gestione della rete e dei suoi imprevedibili movimenti (per me sempre troppo rapidi!), è un mistero fitto anche per me…

        Ma guardate cosa ho trovato sull'”impreparazione” (da una intervista di Luisa Muraro) e che provo a declinare in una prospettiva laica (ma ognuno ne può trarre quel che gli è più caro…) : “Nel racconto dell’evangelista Luca si legge che Maria, prima di dire sì, fece una domanda ed ebbe una risposta. erano la domanda e la risposta dell’IMPREPARAZIONE, perchè infatti l’impreparazione è anche una risposta.
        L’unica possibile quando è chiesto di far essere l’essere e di dar vita alla vita. Avere studiato non aiuta, nè aiuta l’essere buoni e bravi, come molti credono, ma solo non essere all’altezza e saperlo e starci dentro lo stesso. Cioè amare.

        Buon lavoro e un saluto caro a tutte,
        Katia
        http://www.facebook.com/pages/il-corpo-politico

  14. …ops, ho dimenticato il link

  15. Pingback: La nascita del blog … (post tratto da pontitibetani) « Dei e guerriere

  16. sai Monica, da qualche anno combatto una personale lotta interiore, una vera guerra. non voglio dire niente adesso, ma ho bisogno di leggerti, un bisogno grandissimo, allora scrivi ti prego per noi donne guerriere silenziose che prima o poi parleranno.
    grazie

  17. Pingback: 2010 in review .. il bilancio del blog by wordpress « PONTITIBETANI

  18. Pingback: Segnalibro da Ave Mary « PONTITIBETANI

  19. Pingback: bla bla blogger 3 giugno 2015 - Social-Evolution di Paola Chiesa

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